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Operazione Erostrato, chiedono la revoca degli arresti i tre imputati Pecci, Erasmi e Pavel

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Mafia a Viterbo - Manuel Pecci

Mafia a Viterbo – Manuel Pecci

Emanuele Erasmi

Emanuele Erasmi

Ionel Pavel

Ionel Pavel

Giuliano MIgliorati

Tribunale di Roma – Giuliano Migliorati

Fausto Barili e Carlo Taormina

Tribunale di Roma – Fausto Barili e Carlo Taormina

Marco Russo

Tribunale di Roma – Marco Russo

Viterbo – Mafia viterbese, chiedono la revoca dell’arresto o un alleggerimento della misura i tre imputati rinviati ieri a giudizio dal gup romano Emanuela Attura davanti al collegio del tribunale di Viterbo. Diciannove le parti civili, tra cui Sos Impresa, l’associazione antimafia Caponnetto e il Comune di Viterbo, rappresentato dall’avvocato Marco Russo. 

In tre a processo. Due viterbesi e uno romeno, sono il parrucchiere trentenne Manuel Pecci (difeso dagli avvocati Fausto Barili e Carlo Taormina), l’artigiano 51enne Emanuele Erasmi (difeso da Giuliano Migliorati) e il romeno 36enne Ionel Pavel(difeso da Michele Ranucci) per i quali il processo col rito ordinario si aprirà il prossimo 9 marzo al palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino. IErasmi e Pecci sono da un anno agli arresti domiciliari rinforzati dal braccialetto elettronico, Pavel è invece detenuto nel carcere di Torino.

I legali, nel frattempo, hanno chiesto, a un anno dal blitz dell 25 gennaio 2019 dell’operazione Erostrato, una rivisitazione della misura, per la quale serve il parere favorevole di entrambi i pm, Fabrizio Tucci e Giovanni Musarò, che ieri non era presente in aula, per cui il giudice Attura si è riservata. La decisione è attesa nelle prossime ore.

“La novità importante è che tutti i soggetti coinvolti nel reato associativo hanno chiesto l’abbreviato, mentre i tre che andranno all’ordinario sono imputati solo di reati fine, posti in essere con metodo mafioso”, sottolinea l’avvocato Migliorati, convinto dell’assoluta estraneità di Erasmi.

“Il gup ha disposto un rinvio secco, senza porsi il problema dell’aggravante del metodo mafioso. Ma noi siamo certi che, una volta che arriveranno le sentenze relative ai nove che hanno scelto l’abbreviato, tutti accusati di essere partecipi dell’associazione di stampo mafioso, sarà chiara l’estraneità degli altri tre”, conclude il legale di Erasmi. 

“Riteniamo che il dibattimento potrà fare l’opportuna chiarezza sull’effettivo coinvolgimento di Pecci”, commenta l’avvocato Barili, in codifesa con Taormina.

“Pecci non è mai stato neanche lontanamente vicino a un contesto criminale, tanto più di stampo mafioso come quello di cui si parla, seppure in termini di presunzione. Dando per pacifico il contesto criminale, prima di poter parlare di mafia, dovrà intervenire il gup con almeno una prima sentenza”, aggiunge.

Barili spezza infine una lancia in difesa di Viterbo.

“La mafia è ben altra cosa, il contesto viterbese non è da sodalizio mafioso, anche se su coloro che hanno scelto l’abbreviato pende l’associazione a delinquere di stampo mafioso”, conclude Barili.

L’avventura romana per Pavel, Erasmi e Pecci è terminata. L’appuntamento in aula è per il prossimo 9 marzo, un lunedì mattina, davanti a un collegio composto da tre giudici davanti al tribunale di Viterbo. 


La “banda” dei nove accusati di associazione di stampo mafioso

In nove hanno scelto l’abbreviato, tra cui i presunti boss del sodalizio criminale di stampo mafioso Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato, difesi rispettivamente dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Roberto Afeltra.

Trovato, ricoverato in ospedale, formalizzerà la richiesta il 24 gennaio, quando l’udienza si chiuderà anche per Gazmir Gurguri, la cui posizione era stata giá stralciata il 21 dicembre.

Saranno giudicati il 10 febbraio col rito alternativo che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena: il boss albanese Ismail Rebeshi, il braccio destro poi pentito Sokol Dervishi, la commessa Martina Guadagno, il barista Luigi Forieri, i fratelli Spartak e Shkelzen Patozi, la compagna di Trovato Fouzia Oufir e l’operaio 32enne viterbese Gabriele Laezza.

Si deciderà il 24 gennaio, come detto, per Gazmir Gurguri e Giuseppe Trovato. 

Silvana Cortignani


Gli indagati

1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 44enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;

2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 37 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;

3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 32 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;

4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 36 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;

6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 32enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 35 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

8. GUADAGNO Martina, 32enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 52enne residente a Caprarola, al tempo dei fatti titolare di un bar, partecipe dell’associazione;

10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 36 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;

12. PECCI Manuel, 30enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;

13. ERASMI Emanuele, 51enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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