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Mafia, processo ordinario per i viterbesi Manuel Pecci e Emanuele Erasmi

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Mafia a Viterbo - Manuel Pecci

Mafia a Viterbo – Manuel Pecci

Mafia a Viterbo - Emanuele Erasmi

Mafia a Viterbo – Emanuele Erasmi

Roma – (sil.co.) – Mafia viterbese, processo col rito ordinario per il parrucchiere trentenne Manuel Pecci, l’artigiano 51enne Emanuele Erasmi e il romeno 36enne Ionel Pavel. Sono accusati di essere concorrenti in alcuni delitti fine nell’ambito della presunta associazione a delinquere di stampo mafioso sgominata un anno fa.

Il processo comincerà, solo per loro, il 9 marzo davanti al tribunale di Viterbo.

Lo ha deciso il gip Emanuela Attura del tribunale di Roma, davanti alla quale è ripresa questa mattina l’udienza preliminare per i 13 arrestati nel blitz del 25 gennaio 2019 coordinato dalla Dda di Roma.

In nove hanno scelto l’abbreviato, tra cui i presunti boss del sodalizio criminale di stampo mafioso Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato, difesi rispettivamente dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Roberto Afeltra.

Trovato, ricoverato in ospedale, formalizzerà la richiesta il 24 gennaio, quando l’udienza si chiuderà anche per Gazmir Gurguri, la cui posizione era stata giá stralciata il 21 dicembre.

Saranno giudicati il 10 febbraio col rito alternativo che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena: il boss albanese Ismail Rebeshi, il braccio destro poi pentito Sokol Dervishi, la commessa Martina Guadagno, il barista Luigi Forieri, i fratelli Spartak e Shkelzen Patozi, la compagna di Trovato Fouzia Oufir e l’operaio 32enne viterbese Gabriele Laezza.

Si deciderà il 24 gennaio, come detto, per Gazmir Gurguri e Giuseppe Trovato.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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