Viterbo – (sil.co.) – Mafia viterbese, la “bomba Dervishi” fa da pungolo a una raffica di abbreviati. Nuove richieste sono previste dopo le rivelazioni del pentito, sentito nell’ambito di un altro filone dell’inchiesta.
Sentito in qualità di “indagato in procedimento connesso”, infatti, le dichiarazioni rilasciate dall’albanese avrebbero tutti i titoli per entrare dalla porta principale nell’eventuale processo. Utilizzabili. Senza possibilità di scampo per le altrui difese.
Sarebbe il motivo per cui sembra allontanarsi sempre più l’ipotesi di un maxiprocesso contro i sodali della “mafia viterbese” capeggiata da Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi, mentre si preannunciano una raffica di richieste di giudizio col rito abbreviato per i tredici arrestati della presunta organizzazione criminale italo-albanese sgominata lo scorso25 gennaio e attiva a Viterbo da un paio d’anni.
Nuove richieste di abbreviato, dunque, fra meno di una settimana, potrebbero andare ad aggiungersi a quelle già avanzate dallo stesso Sokol Dervishi, dal barista Luigi Forieri e dalla commessaMartina Guadagno, per i quali il processo lampo, (“allo stato degli atti”) e con lo sconto di un terzo della pena è stato già fissato al 10 febbraio. Resta fuori dagli attuali sviluppi, almeno per il momento, solo l’indagato Gas Gurguri, la cui posizione è stata stralciata, per motivi procedurali, su richiesta della difesa.
Nuovi particolari, nel frattempo, emergono, relativamente alle ammissioni di Dervishi. Sarebbero infatti state rilasciate al pm Fabrizio Tucci nell’ambito di uno degli ulteriori procedimenti scaturiti dall’inchiesta antimafia sfociata un anno fa nell’operazione Erostrato, che prometterebbe sviluppi monumentali.
Diversi sarebbero i filoni tuttora al vaglio degli inquirenti, tra cui uno, particolarmente corposo, relativo a un presunto traffico di stupefacenti, che coinvolgerebbe, ancora una volta, lo stesso Dervishi e altri connazionali. Si parla di 6-7 indagati. Non è chiaro se sia questo il contesto in cui il trentenne albanese, la cui posizione sarebbe particolarmente compromessa, si sarebbe convinto a collaborare con i magistrati, entrando così con la sua famiglia nel programma di protezione riservato ai testimoni di giustizia.
A seguito del pentimento di Sokol Dervishi, del quale si è saputo solo lo scorso 21 dicembre, per l’udienza di martedì prossimo 14 gennaio davanti al gup del tribunale di Roma – fissata per la discussione delle difese – si preannunciano una pioggia di richieste di abbreviato da parte dei nove arrestati del blitz antimafia di un anno fa, per i quali alla vigilia delle feste sembrava scontato il percorso del rito ordinario, con tanto di richiesta di rinvio a giudizio per tutti già avanzata dai pm Giovanni Musarò e Fabrizio Tucci.
Adesso bisognerà rifare la conta di chi, tra i tredici agli arresti da un anno (11 in carcere e 2 ai domiciliari), deciderà di affrontare i rischi di un processo tradizionale e di chi, invece, deciderà di chiudere nella maniera più veloce e indolore possibile questo capitolo. La piena confessione dell’albanese 33enne, “promosso” dagli inquirenti collaboratore di giustizia, avrebbe convinto molti dell’opportunità di ricorrere al rito alternativo.

