Bagnoregio – Riceviamo e pubblichiamo – A Bagnoregio sarebbe consigliabile non morire nei giorni festivi, poiché il corteo funebre potrebbe nuocere alle già ultra congestionate vie del borgo.
Dal primo gennaio “VentiVenti” è in vigore, infatti, la folle e paradossale ordinanza comunale che vieta categoricamente a familiari ed amici, nei “rossi” del calendario, la possibilità del trasporto veicolare del feretro per l’ultimo viaggio verso il cimitero.
Per l’accompagnamento invece con corteo pedonale il divieto è esteso ad ogni giorno dell’anno. Sgomento è dir poco.
Tra i cittadini serpeggia un mix di sentimenti contrastanti: ironia, confusione, incredulità, sconcerto, rabbia e persino sberleffo. Si rasenta il ridicolo. Motivazioni fornite: turismo, traffico e viabilità. In poche parole “spazio solo a chi ancora respira e, preferibilmente, a chi paga il succulento bigliettone per l’accesso a Civita. Residenti e passati a miglior vita fuori dalle scatole”.
Il bello è che il sindaco attuale se la canta e se la suona da solo (evidentemente resosi conto dell’incomprensibile passo falso), poiché, poche ore dopo il “triste” annuncio social, fa pubblicare anche un paginone sui giornali ove, con specifico riferimento al suddetto “proclama”, è costretto a puntualizzare ed approfondire scelte e movente di tale infausta e sciagurata decisione.
E, come se non bastasse, oltre all’inconciliabilità tra le vetture residenti e quelle “estere”, si è ripetutamente tirato in ballo (senza capire a che titolo) e – secondo noi scomodato – anche il Clero, fino ai massimi livelli. “Di concerto con tutti”, sostiene orgoglioso il primo cittadino.
Come richiesto da decine e decine di compaesani, sarà nostra premura chiedere con estrema urgenza l’immediata sospensione e la revoca di un’ordinanza che secondo noi (e non solo) è di una gravità inaudita.
Tuttavia, questa è solo la “punta dell’iceberg”.
Nonostante i proclami faraonici dell’attuale giunta (capace soltanto, quello si, di sapersi vendere bene sulle piattaforme web con stile propagandistico d’altri tempi), per i residenti di Bagnoregio ci sono ben altre (e più gravi) incombenze. Il divieto di corteo funebre (a piedi o motorizzato) va ad aggiungersi alle già numerose criticità che si protraggono da troppo tempo.
C’è il problema “acqua” che, dati alla mano (e, da non sottovalutare, per la salute di tutti), è tra le più inquinate della Tuscia. C’è la totale carenza di servizi igienici pubblici, con le attività ricettive letteralmente prese d’assalto dai turisti che chiedono di usufruire dei bagni privati con code chilometriche. C’è l’annosa vicenda del passaggio dei bus di linea ai danni di un “Corso” sempre più dissestato e degli esercenti, sempre più imbufaliti, che lamentano mancati introiti per l’assenza del transito turistico pedonale, con la consequenziale chiusura di diverse attività commerciali, a dimostrazione che al tanto osannato “Modello Civita” non corrisponde fattivamente il decantato “Paese di Bengodi”.
C’è la drammatica situazione dei parcheggi (peraltro anch’essi a pagamento, poiché in questo borgo, è bene saperlo, si paga anche l’aria), che periodicamente è oggetto di disappunto da parte di numerosi cittadini che lamentano persino la difficoltà di uscire con le auto dalle proprie case.
C’è la delicatissima questione delle strade di accesso a Civita semi–sospese nel vuoto e di terrapieni scavati sotto la “Città che muore”, senza tener conto della friabilità del terreno argilloso.
C’è la spinosa questione della Fondazione Agosti, che rischia di sparire insieme al suo cospicuo patrimonio (lasciato in eredità ai cittadini di Bagnoregio) con l’imminente fusione con la superdeficitaria Casa di Riposo S. Raffaele Arcangelo, diventando così un nuovo Ente nella esclusiva disponibilità della “zingarettiana” Regione Lazio.
C’è poi la neonata Casa Civita Srl (società partecipata al 100% dal comune di Bagnoregio) costituita a seguito di un tortuoso iter burocratico e amministrativo fatto a colpi di schemi di “contratto di servizio” corretti, scomparsi, aggiustati e rivisti e “piani finanziari” bocciati dal Revisore dei Conti per almeno tre volte, a dimostrazione di una operazione scellerata, e che, “dulcis in fundo”, in prima battuta, ha omesso di indicare nel contratto definitivo di servizio 1,9 milioni di euro previsti per il canone 2021 da versare alle casse comunali (salvo poi rettifica di gran carriera dopo la nostra segnalazione del tentato scippo).
Ci sono – infine – gli anomali esborsi di migliaia di euro di denari pubblici elargiti come “contributi” ad alcuni soggetti ubicati fuori dal territorio comunale, in particolare ad una società fantasma in liquidazione con sede a Roma che, in teoria, avrebbe dovuto provvedere all’organizzazione di eventi culturali, ma che, nella sostanza, non si è ancora capito bene di cosa si sia occupata.
La macchina mediatica per i “like” su Facebook fuori confine è stata oliata a dovere, ma la realtà dei residenti è tutt’altra cosa.
Stiamo tentando, con non poche difficoltà (in barba alla trasparenza e alla vigente normativa dato che ogni nostra richiesta di accesso agli atti è un calvario), di recuperare tutto il materiale possibile per dettagliare minuziosamente ogni punto sopra elencato.
Porteremo il caso dell’ “acqua”, l’”esproprio” della Fondazione Agosti, le questioni inerenti lo sperpero di denari per foraggiare fantomatiche associazioni esterne alla vita del paese, la perdita di entrate per le casse comunali e lo scempio pseudo–istituzionale di Casa Civita, all’attenzione, non soltanto dell’opinione pubblica, ma di tutti quegli organi competenti locali, provinciali, regionali, nazionali e giudiziari che saranno disposti ad ascoltarci, per il bene dell’intera collettività, cui va restituita la sovranità e la legittimazione delle scelte e delle decisioni.
Gruppo Consiliare Uniti per Bagnoregio
– Turismo a Bagnoregio, vietati i funerali con corteo a piedi
