Viterbo – Ho spesso condiviso il pensiero di Renzo Trappolini, ma questa volta non sono d’accordo con il nichilismo del suo ultimo intervento su Tusciaweb, anche se capisco la sua delusione e il suo senso di stanchezza per una politica sempre più becera e per un’Europa sempre più arida, rinchiusa nelle sue trappole burocratico-finanziarie.
Non sono d’accordo perché sono il nichilismo e la delusione che portano alla disaffezione elettorale, al massiccio astensionismo, che è, ovviamente, quello della gente moderata, non assatanata dalle voglie di parte e dal cieco estremismo manicheo di una politica semplificata. La storia ha dimostrato che quando la gente moderata, equilibrata, comprensiva e rispettosa dell’esistenza degli altri ha “mollato”, sono esplosi gli estremismi, i nazionalismi, gli assolutismi, le oligarchie di pochi, che si sono approfittati del ritiro delle gente per bene.
Starei anche attento a sottovalutare le sardine. I movimentismi non nascono per caso e non passano come un vento di tramontana. Non è successo con il primo cristianesimo, con il populismo rivoluzionario francese, con l’irredentismo ottocentesco, con il socialismo, non con il primo fascismo, non con la Resistenza, non con il sessantotto, non con il leghismo, non con il partito-rete. Nel bene e nel male hanno tutti un senso storico. I movimenti possono cambiare, strutturarsi, degradarsi, cadere talvolta nelle grinfie demagogiche di qualche capopopolo, ma sono come degli anticorpi che servono alla società per cambiare, e spesso servono alla democrazia per rigenerarsi. Chi sono le sardine? Inutile metterci il cappello sopra, appartengono al 21esimo secolo e non si prestano a una tradizionale collocazione lineare destra/sinistra.
Non c’è neppure da guardare nostalgici alla Prima Repubblica. Votavano tutti, allora, ma le giravolte politiche erano le stesse, e la statura culturale di certi politici era solo apparente. Mani Pulite scoperchiò il vaso di Pandora di un immondezzaio clientelare gigantesco, che sembrava fare a pugni con il carisma di quei personaggi.
Né si può pensare, in questo mondo globale, che i paesi europei camminino da soli, che il sovranismo sia l’alternativa all’Europa dei banchieri. Se solo l’Italia avesse saputo sfruttare correttamente i miliardi che le sono piovuti addosso in questi anni, invece di ingrassare le mafie vecchie e nuove o i paradisi fiscali di molti, ora avremmo ben altre prospettive. E in ogni caso, da soli ormai si va a picco.
Voglio solo ricordare due ammonimenti. Quello di Luther King: “Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti”. E quello di Ralph Nader: “Se non ti occupi di politica, sarà la politica ad occuparsi di te”. Valgano anche come risposta, e come esortazione, a Renzo, perché non sprofondi cinicamente nell’atarassia e renda omaggio a chi, per darci la possibilità di mettere la nostra scheda nell’urna, giunse a farsi togliere la vita.
Francesco Mattioli
