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Nel 2018 oltre 128 milioni di persone hanno visitato il patrimonio culturale italiano

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Bagnoregio - Turisti a passeggio al corso nel pomeriggio del 25 aprile

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Viterbo - Turisti a Palazzo dei Papi

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Roma – Quasi 5 mila. Per l’esattezza 4908. Sono i musei, le aree archeologiche, gli ecomusei e i monumenti aperti al pubblico in Italia. Dati Istat riferiti al 2018, da poco pubblicati sul sito internet dell’istituto statistico italiano.

Un patrimonio diffuso su tutto il territorio. Tant’è vero che in un comune italiano su tre (2311) è presente almeno una struttura a carattere museale. Una ogni 50 chilometri e una ogni 6 mila abitanti. La maggior parte sono musei, gallerie o raccolte di collezioni (3882), cui si aggiungono 630 monumenti e complessi monumentali, 327 aree e parchi archeologici e 69 strutture ecomuseali.

I visitatori sono in forte crescita. Oltre 128 milioni di persone, di cui 58,6 milioni stranieri, hanno visitato il patrimonio culturale italiano nel 2018. Quasi 10 milioni in più (+8%) rispetto al 2017. L’incremento maggiore è registrato dai monumenti e i complessi monumentali (+11,5%) e dai musei (+9,6%). Diminuiscono invece i visitatori delle aree archeologiche (-11,3%).

Le prime 10 città più battute dai turisti sono nell’ordine Roma, Firenze, Napoli, Venezia, Milano, Torino, Pisa, Pompei, Siena e Verona. In queste città si concentra il 55,5% dei visitatori.

Per quanto riguarda la regione Lazio, il 75% del patrimonio è rappresentato da musei, gallerie e raccolte, il 10% da aree archeologiche, il 13% da monumenti o complessi monumentali, e circa l’1% da ecomusei. Il 25% del patrimonio culturale della regione Lazio è di proprietà statale, il 74% non statale.

“In cima alla classifica dei luoghi più visitati – spiega Istat – figurano il Pantheon, il Colosseo, l’Area archeologica di Pompei e il museo e parco di Capodimonte, tutte istituzioni statali che hanno registrato nel 2018 più di tre milioni di visitatori ciascuna e che insieme ne totalizzano 21,5 milioni, pari al 17% del pubblico complessivo dell’intero patrimonio culturale italiano”.

Due nei soltanto. Il primo. La limitata digitalizzazione del patrimonio culturale. “Sono solo il 10% le strutture che dispongono di un catalogo scientifico digitale del proprio patrimonio – sottolinea Istat -. Tra questi spiccano i musei di arte antica (23%), di storia e di scienze naturale (16%) che più di altri hanno raccolto su supporto digitale le opere e i beni posseduti”. Il secondo. Il patrimonio culturale italiano non è accessibile a tutti. “Numerose strutture espositive – conclude infatti l’Istituto statistico – presentano ancora barriere fisiche e sensoriali. Solo la metà (53%) è attrezzata con rampe, bagni ed elevatori per le persone con ridotta capacità motoria e poco più di una su dieci (12%) offre percorsi tattili e materiali informativi sensoriali per ipovedenti e non vedenti”.

Daniele Camilli


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