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“Non si può offrire a Liliana Segre la cittadinanza onoraria e dedicare una via ad Almirante”

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Liliana Segre

Liliana Segre

Giorgio Almirante

Giorgio Almirante

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Un giorno qualunque. Il 5 maggio del 1942 era un giorno qualunque di un tempo non qualunque. L’Italia era in guerra ormai da quasi due anni e il peggio doveva ancora arrivare.

Liliana Segre aveva solo dodici anni e già da quasi quattro non poteva più frequentare la scuola di tutti, perché un regio e infamante decreto aveva stabilito che per la sola colpa di essere nata non poteva più farlo.

Non sapeva ancora che anche per lei sarebbero arrivati inimmaginabilmente peggiori, che ne avrebbero segnato la vita per sempre.

Giorgio aveva invece ventotto anni. Era un giornalista, segretario del comitato di redazione di una rivista il cui titolo era un terribile programma La difesa della razza, che pubblicava proprio quel giorno un suo articolo che recitava: “Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. […] Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue”.

E’ vero, Liliana e Giorgio non sono compatibili: non si può offrire a Liliana la cittadinanza onoraria di una città che ritiene opportuno onorare Giorgio dedicandogli una strada. Ricordiamocelo, per favore, ogni volta che per un qualsiasi motivo percorriamo la Circonvallazione Giorgio Almirante della nostra città.

 Teresa Cappelli


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