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“Pena troppo alta”, Licci e Chiricozzi ricorrono contro la condanna per stupro di gruppo

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Viterbo - L'arresto di Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi di CasaPound

L’arresto di Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi 

Gli avvocati Domenico Goriziglia, Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate all’uscita dal tribunale di Viterbo

Gli avvocati Domenico Goriziglia, Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate

L'avvocato Franco Taurchini all’uscita dal tribunale di Viterbo

L’avvocato Franco Taurchini

Viterbo – “Pena troppo alta”, Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi ricorrono in appello contro la condanna per stupro di gruppo ai danni di una 37enne viterbese all’Old Manners Tavern. 

Troppo elevate, secondo le difese, le condanne, rispettivamente a due anni e 10 mesi per il 22enne viterbese Licci e a tre anni per il ventenne di Vallerano Chiricozzi. Gli imputati sono stati giudicati con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato lo scorso 15 novembre. Ma lo sconto applicato dal giudice Elisabetta Massini sarebbe inferiore alle aspettative degli imputati. 

Per questo nei giorni scorsi, a distanza di due mesi, hanno presentato ricorso in appello gli avvocati dei due ex militanti di CasaPound che la notte tra l’11 e il 12 aprile 2019 hanno stuprato e filmato una viterbese di 37 anni, agganciata poco prima in un altro locale, all’interno del circolo del movimento di estrema destra in piazza Sallupara.

“Risarcimento troppo basso”, per una riforma della sentenza ricorre anche il legale della vittima. Nessun appello invece da parte della procura, che, data la scelta del rito abbreviato, avrebbe potuto presentare ricorso solo per l’assoluzione dall’accusa di lesioni aggravate. Ma per il giudice, che ha assolto Licci e Chiricozzi con formula piena, in base alle prove prodotte, “il pugno è incompatibile con le lesioni riportate”, refertate dai sanitari di Belcolle con una prognosi di sette giorni.

Il pm Michele Adragna aveva chiesto 4 anni e tre mesi per Chiricozzi e 4 anni e 20 giorni per Licci. La pena è rimasta più elevata per Chiricozzi, come si legge nelle motivazioni, in quanto “meno ingenuo e più scaltro di Licci”, avendo cancellato dal telefono le foto e il video dello stupro nonché i filmati della videosorveglianza del pub. Anche se non gli è bastato a farla franca, in quanto sono stati recuperati grazie alla consulenza tecnica disposta dalla procura. 


Ricorso della vittima per una pena e un risarcimento più elevati

Il ricorso dei legali di Licci e Chiricozzi va ad affiancarsi a quello già preannunciato dal difensore di parte civile della vittima. Franco Taurchini proverà a dimostrare che, oltre a esserci stato il pugno, le lesioni riportate dalla vittima sono ben più estese e profonde di quelle fisiche inflittele  nell’immediatezza dello stupro.

“Il ricorso è anzitutto relativo alle questioni civilistiche, ritenendo assolutamente inadeguato il risarcimento di 60mila euro rispetto ai danni morali e materiali provocati”, ricorda l’avvocato Franco Taurchini, che al processo aveva presentato un “conto” di 300mila euro, dicendo “hanno rovinato una ragazza per tutta la vita”.

“Ricorriamo inoltre contro l’assoluzione dall’accusa di lesioni aggravate per il pugno sferrato in faccia alla mia assistita, che è stata colpita a un occhio, atterrata, stordita e quindi violentata e filmata mentre si trovava in stato di incoscienza, come confermano le immagini del video girato dagli imputati e delle telecamere della videosorveglianza fuori dal locale. Ricordo che il colpo alla testa è stato così forte da provocare alla poveretta un vero e proprio black-out. Ed è stato proprio l’occhio nero con cui si è svegliata la mattina nel suo letto, assieme ai lividi sul resto del corpo, a spingerla a recarsi al pronto soccorso”. 


Grazie all’appello i due ventenni restano ai domicliari

I difensori Domenico Gorziglia, Giovanni Labate e Marco Valerio Mazzatosta contano in un ulteriore sconto, fino a un terzo totale della pena, in secondo grado, in virtù del riconoscimento delle attenuanti generiche da parte del giudice Elisabetta Massini che però, ciononostante, nella sentenza non ha applicato il massimo della riduzione prevista dalla legge.

Questione di mesi, ma considerato che, qualora la sentenza di primo grado fosse passata subito in giudicato, per Licci e Chiricozzi, si sarebbero già aperte le porte del carcere, si capisce la rilevanza dal punto di vista difensivo.

I due giovani, arrestati il 29 aprile dell’anno scorso, nel frattempo, dopo avere trascorso i primi cinque mesi a Mammagialla, da metà settembre sono ai domiciliari col braccialetto. In totale, quindi, hanno già scontato nove mesi in attesa della sentenza definitiva. Che non è detto sarà quella di secondo grado.

Silvana Cortignani


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