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Perché i viterbesi non riescono a fare della città un gioiello delle cultura?

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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – Viviamo in un mondo in cui persino presidenti, pontefici e saggi opinionisti si esprimono con un tweet per catturare l’attenzione del pubblico. Così, per stimolare una riflessione, a volte possono bastare poche parole, magari prendendola apparentemente alla leggera, anche quando si affrontano temi seri, a volte tragici. Lo insegnavano, seppur in tempi diversi, poeti come Orazio e de Santeul.


2020
Se penso agli anni Venti, mi vengono in mente il Futurismo, il Charleston, la Bauhaus, le Mille Miglia… ma anche la Marcia su Roma e il  fascismo. Spero che, in questo nuovo secolo, il meccanismo dei corsi e dei ricorsi storici si fermi prima.

ANCORA SULLE SARDINE
Sono come le nuvole. Ognuno ci vede le forme che vuole. Per fortuna, sulle nuvole non ci puoi mettere il cappello.

AUTO-MOBILE, 1
Senza cambio, senza volante, a batterie e superconnessa come uno smartphone: l’automobile del futuro si sta riprendendo il senso del suo nome. Auto-mobile: che si muove autonomamente. Sperando che non si dimentichi di prenderci su.

AUTO-MOBILE, 2
Si muoveva da sola, portandomi comodamente a destinazione. Poi si è fermata e non c’è stato verso di farla ripartire. Di fronte a quella disseminazione di buche non ha riconosciuto la presenza di una strada.

MISTERO ASSILLANTE
Perché un popolo che ha saputo concepire un evento affascinante come il trasporto della macchina di santa Rosa non riesce a fare della propria città un gioiello delle cultura e del turismo internazionale? 

GIORNO VERRA’, PRESAGO IL COR MEL DICE (ILIADE, VI, 585)
C’è qualcosa di tragico in quei viterbesi di buona volontà che tentano disperatamente di migliorare la loro città. Politici, imprenditori, letterati, opinionisti, singoli cittadini, giovani pronti a rimboccarsi le maniche e a pensare in grande. Poi vanno, consapevoli come Ettore, a perdere la loro battaglia in campo.

INDAGARE!
Gesù, Giuseppe e Maria sono stati migranti, fuggendo le persecuzioni di Erode. Chissà se in Egitto funzionava uno Sprar per richiedenti asilo e rifugiati. E, se sì, quanto ci ha lucrato su?

BUON NATALE A CHI?
Un musulmano e un cristiano, cercando di fare cosa gradita, gli hanno augurato buon Natale. Come si sono permessi? C’è mancato poco che li prendesse a bastonate. 

SETTA
In senso sociologico, dicesi setta un gruppo, più o meno ampio, autoreferenziale nei suoi valori, indisponibile a confrontarsi all’esterno se non per tentare di acquistare adepti e autoritario nei confronti dei propri membri, ai quali viene imposta cieca obbedienza. Le sette oggi proliferano sfruttando a proprio vantaggio una libertà di pensiero che loro in genere non riservano agli altri. Si trovano principalmente nel campo della religione, ma anche nella politica e nella cultura.

NATALE CON I TUOI
Sono certo che coloro che si battono contro il crocifisso nelle aule scolastiche e negli edifici pubblici, coerentemente con il loro spirito laico, mercoledì 25 dicembre 2019 e lunedì 6 gennaio 2020 si sono presentati solerti al lavoro. E se non è stato consentito loro di lavorare, se ne sono dispiaciuti e hanno accusato il sistema di essere asservito al cristianesimo e di non rispettare il sacrosanto diritto costituzionale al lavoro.

PURE COINCIDENZE
Viviamo in un mondo e in una cultura talmente maschilisti che persino l’utero è nome di genere maschile. La prostata invece è di genere femminile, perché come è noto rompe le scatole ai maschi.

IL VILLAGGIO DEI DANNATI
A conti fatti, caro Babbo Natale, il tuo villaggio è stato proprio inospitale. Gente che si azzuffava scambiandosi denunce, regali come scatole cinesi, che più li aprivi e più precipitavi in un miscuglio indecifrabile di cointeressenze. Persino i peluches avevano lo sguardo depresso di chi ha troppi padroni. Il lato laico del Natale, dove sono più importanti i doni sotto l’albero che essere buoni?

Francesco Mattioli


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