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Si innamora di un giovane ospite del centro d’accoglienza e se lo porta a casa, ma poi viene perseguitata

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Viterbo - Tribunale - Carabinieri

Viterbo – Tribunale – Carabinieri

Viterbo – (sil.co.) – Si innamora di un giovane pakistano ospitato in un centro d’accoglienza e nonostante la differenza d’età se lo porta a casa.

Protagonista una 49enne residente in un piccolo centro della Tuscia che ieri mattina ha raccontato il suo inferno al giudice Giacomo Autizi, che ieri ha riunito tre procedimenti a carico del suo ex, accusato di stalking e di estorsione. Quando lei lo ha lasciato dopo circa un anno, nel 2017, avrebbe continuato a perseguitarla, pretendendo soldi per fare le valigie e tornarsene nel suo paese. La donna si è costituita parte civile con l’avvocato Franco Orlando. L’imputato è difeso da Remigio Sicilia. 

Sottoposto più volte a divieto di avvicinamento alla presunta vittima, l’ultimo scattato lo scorso 8 gennaio, l’imputato è stato anche arrestato e poi rimesso in libertà. I fatti che gli vengono contestati davanti al giudice Autizi vanno dal 2017 al 2018, ma a suo carico ci sono anche altri procedimenti aperti, in cui la vittima è sempre la 49enne.

“Tra noi è durata circa un anno. Per alcuni mesi abbiamo convissuto a casa mia. Lui non lavorava, ma si dava da fare in casa. Io, che lavoro a Roma facendo la pendolare, lo mantenevo. Poi ha iniziato a bere, a giocare con le slot machine e a rubarmi i soldi, per cui l’ho cacciato. Ma quando gli detto ‘vattene’ ha cominciato a fare casino”, ha detto la 49enne, riuscendo solo con grande fatica a ricostruire i fatti.

“Sono stata così male che li ho rimossi, ho un vuoto di memoria”, ha spiegato.

Tra la primavera e l’estate del 2017, una volta l’avrebbe chiusa a chiave in casa, durante un feroce litigio: “Mi ha accantonata davanti al frigorifero, puntandomi un grosso coltello al collo, minacciando di ammazzarmi”.

L’avrebbe obbligata a dargli diverse centinaia di euro: “Altrimenti diceva che non mi avrebbe lasciata in pace”. “Una volta è tornato in Pakistan, mi aveva detto che non sarebbe venuto più in Italia, invece me lo sono ritrovato ad aspettarmi fuori casa”, ha proseguito.

L’avrebbe seguita in treno fino a Roma, acquattato tra i binari della stazione Termini per salire sullo stesso treno la sera al ritorno: “Lo trovavo sotto la metropolitana, nascosto dietro i piloni, per saltare fuori quando facevo i tornelli”.

Si sarebbe anche dovuta licenziare e trovare un’altra occupazione: “Scappavo per non fargli vedere dove andavo, correvo, io davanti e lui dietro. Ma ha scoperto lo stesso dove lavoravo”.

L’avrebbe minacciata: “Te la faccio pagare, ti uccido, tu sei solo mia”. Ma a parte “stronza” non ‘avrebbe mai offesa: “Però diceva ‘vengo dove lavori e ti ammazzo, poi mi ammazzo, ammazzo me e te insieme”.

In un paio d’anni l’avrebbe costretta a cambiate sei numeri di telefono: “Li trova sempre, credo dalle denunce, infatti adesso i carabinieri mettono solo il numero di casa. Ma tanto è riuscito a trovare anche il numero che ho adesso”.

L’ultimo divieto di avvicinamento, quello scattato all’inizio dell’anno, è anche dai social: “Ho chiuso gli account che avevo e ne ho aperti altri, non uso più il mio nome per intero, ma lui mi trova sempre e mi manda messaggi in cui dice che vuole vedermi”.

“Non sono una sprovveduta”, ha tenuto a precisare. “Ma sono logorata, ho paura per i miei familiari, tutte le sere ho i carabineiri a casa perché lui si piazza fuori e viole entrare”, ha concluso. 

Una testimonianza drammatica quella della vittima, dopo la quale è stata sentita anche la madre, cui l’imputato avrebbe telefonato anche nei giorni scorsi per sapere della figlia. 


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