Montefiascone – “Quando si è recata al pronto soccorso Aurora accusava dolori al petto e problemi respiratori”. L’avvocato Giuseppe Picchiarelli, legale della famiglia della sedicenne morta sabato mattina, ai microfoni della Vita in diretta.
La trasmissione condotta da Lorella Cuccarini e Alberto Matano ieri pomeriggio si è collegata con Montefiascone dove un’inviata ha raccolto le dichiarazioni dell’avvocato.
“La famiglia – ha detto Picchiarelli – ha dato un grande insegnamento a tutti noi. Ha dimostrato una grande compostezza, ma una compostezza che non si trasforma in alcun modo in rassegnazione. Anzi. E’ una compostezza di persone che vogliono capire e accertare cosa è accaduto alla figlia”.
Stando a quanto ricostruito finora Aurora Grazini, che avrebbe compiuto sedici anni a giugno, venerdì 14 febbraio si era recata al pronto soccorso di Belcolle in preda ad ansia e agitazione. Alla sedicenne sarebbero state date delle gocce contro l’ansia e contemporaneamente sarebbe stato messo in programma dall’ospedale un percorso psicologico che avrebbe dovuto iniziare lunedì 17 febbraio. Quindi il ritorno a casa e poi la tragedia sabato: il suo cuore ha smesso di battere.
Ma l’avvocato della famiglia sostiene che la giovane fosse arrivata all’ospedale con dolori al petto e difficoltà respiratorie.
Proprio nei giorni precedenti, infatti, la madre di Aurora avrebbe chiamato il medico di base riferendogli che la figlia – dopo essere stata male con febbre e mal di gola per diversi giorni – avrebbe avvertito un senso di affanno e dolore sul petto, come se le facesse male il cuore. Il dottore avrebbe quindi consigliato ai genitori di portarla al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle per precauzione.
“Ho letto attentamente quanto ha scritto la Asl in un comunicato stampa – continua Picchiarelli -. In un momento pur di grande sofferenza e con grande rispetto nei confronti di questa famiglia ha voluto dire che Aurora si è recata nella struttura di Belcolle per un disagio di natura psicologica escludendo che si sia trattato di un problema di natura fisica. Quando si è recata al pronto soccorso in realtà Aurora accusava dolore al petto e problemi respiratori. Io vorrei rispondere, quando mi si dice che la ragazza si è presentata, piangendo, all’ospedale di Belcolle, che se io mi rompo il menisco è evidente che vado in ospedale piangendo. Piangerò per il dolore causato dal menisco. Quello che dovrebbe essere controllato non è la mia crisi di pianto che deriva da un dolore, ma il problema che ha causato il pianto”.
Secondo le prime ricostruzioni, quindi, in ospedale non le avrebbero fatto né l’esame dei polmoni, né l’elettrocardiogramma, anche se a quanto sembra i genitori avessero riferito del senso di affanno e dei problemi di respirazione. Le avrebbero fatto solo il test sul dito per l’ossigenazione del sangue e non le analisi. Ma sul prelievo Picchiarelli non si pronuncia.
“Su questo massimo riserbo – sottolinea il legale della famiglia – per rispetto del lavoro degli inquirenti. Oggi sarà affidato l’incarico in sede di accertamenti tecnici al medico legale per effettuare l’autopsia. La famiglia nominerà un proprio medico legale di fiducia, Daniele Cimarello. L’autopsia farà capire cosa è accaduto a questa ragazza, perché si era presentata a Belcolle e se quello che è stato fatto all’ospedale è quello che andava realmente fatto per scongiurare qualsiasi rischio e per evitare che accadesse l’irreparabile.
Aurora – prosegue Picchiarelli – sarebbe entrata con un codice verde. Non è stato considerato un caso grave se questa è stata effettivamente l’assegnazione del codice”.
La Asl è stata invitata dalla Vita in diretta a fare le dovute precisazioni ma ha fatto sapere che al momento “non ci sono le condizioni di sufficienti elementi per intervenire alla luce dell’indagine predipsosta dalla procura”.
La ragazza dopo la somministrazione di 15 gocce di ansiolitico En, vietato a pazienti con eventuali problemi cardiaci, già in auto si sarebbe sentita soffocare. Si sarebbe sentita “intontita” come ha dichiarato il nonno a Repubblica e a Mattino 5. I genitori – come ricostruito dall’anziano – l’avrebbero fatta salire davanti. Una volta a casa si sarebbe sdraiata sul divano, si sarebbe alzata solo per cenare e poi è andata al letto con a fianco la madre che avrebbe dormito al suo fianco.
“Le richieste dell’avvocato della famiglia sono assolutamente legittime – dichiara in trasmissione Elio Rosati di Cittadinanzattiva onlus -. Noi consigliamo prudenza in questa fase, bisogna procedere con l’autopsia e bene ha fatto la famiglia a procurarsi un medico di fiducia per supportare questo percorso perché è l’unico che produce garanzia per loro, per la Asl e per gli operatori stessi”.
“L’11 giugno questa bellissima ragazza avrebbe compiuto 17 anni – risponde in studio la giornalista Monica Setta -. L’autospia scioglierà i nodi com’è giusto che sia, siamo nelle mani della magistratura. Però c’è da dire che ci sono 300mila casi di malasanità in un anno e i decessi a causa della malasanità sono 7800, il doppio degli incidenti stradali. Questo significa che il tema dalla malsanità è un tema molto sentito. Bisogna capire cosa è successo. Una ragazza che entra con quella sintomatologia è una ragazza che probabilmente sta chiedendo aiuto”.
Il giorno dopo la morte di Aurora, domenica 16 febbraio, i carabinieri si sono recati di nuovo nella villetta della famiglia per ulteriori accertamenti, forse per cercare eventuali boccette o altri elementi che possano far pensare a un suicidio. Ma questa ipotesi è stata decisamente avversata dai familiari, secondo i quali la figlia era malata. L’autopsia dovrà chiarire tutto.
“La Asl di Viterbo ha ottimi medici – sottolinea l’avvocato Picchiarelli – il nostro non vuole essere un atto d’accusa, vogliamo solo chiarezza e accertare i fatti”.
Il legale ha voluto lasciare un suo ricordo della sedicenne: “Io conoscevo Aurora: era la ragazza assolutamente più felice che abbia mai conosciuto, sprigionava gioia ed era entusiasta della vita”.




