Gradoli – (sil.co.) – Auto in fiamme a Gradoli, al via il processo al presunto piromane. Si tratta di un trentenne romano, ma originario del paese, dove come ogni anno stava trascorrendo le vacanze estive giovedì 21 agosto 2014, quando la vettura di una 45enne del posto è stata data alle fiamme nel cuore della notte.
L’imputato, difeso dall’avvocato Stefania Orecchio, è stato incastrato dalla videsorveglianza del distributore self service dove si è rifornito di benzina, dalle celle telefoniche e, secondo l’accusa, anche dalle ustioni al collo e al volto riportate appiccando il fuoco, che gli ha bruciato anche i peli delle narici. E siccome la difesa ha sollevato dubbi, il filmato del distributore è stato visionato in aula durante l’udienza.
Parte civile la vittima, assistita dall’avvocato Luigi Sini. Movente del rogo, invece, sarebbero stati vecchi dissidi con persone che però nulla hanno a che fare con il processo all’esecutore materiale di quella che sarebbe stata una vendetta.
Il primo a testimoniare è stato il luogotenente Agostino Marigliano, ex comandante della stazione di Gradoli e attuale comandante della stazione di Viterbo. La vittima, impossibilitata a venire, sarà invece sentita alla prossima udienza, fissata per il 24 settembre. Importante, nel frattempo, si è rivelata la testimonianza di un 25enne che sarebbe stato in macchina con l’imputato quando ha appiccato il fuoco.
“E’ sceso dalla macchina a 150 metri dal luogo del rogo”
“Ero in un bar di Gradoli con un amico, quando l’imputato ci ha inviati a fare un giro in macchina con lui. Siamo andati a Bolsena, poi al ritorno ci ha chiesto 5 euro per fare benzina, ma noi siamo rimasti in auto ed eravamo piuttosto alticci. Non ho visto cosa abbia fatto al self service. Tornati a Gradoli, abbiamo accompagnato a casa l’altro amico, poi siamo andati a fumare una sigaretta. Mentre tornavamo, si è fermato dopo la curva che si trova a circa 150 metri da dove è bruciata la macchina ed è sceso lasciando il motore acceso, dicendo che andava a fare pipì, per cui non ho guardato dove andasse. Dopo un minuto era già tornato. da quella notte non l’ho più visto”, ha detto al giudice.
“Ha riempito due bottiglie di benzina e se le è messe in tasca”
“Sporgendo denuncia, la parte offesa ci segnalò dei sospetti. Per prima cosa verificammo i filmati delle telecamere del self service più vicino, tra Gradoli e Bolsena, scoprendo che alle 3,41 si era fermata una Punto nera con tre persone a bordo, dalla quale è sceso l’imputato, che abbiamo riconosciuto. Ha preso una bottiglia di plastica da mezzo litro d’acqua da un cestino e un’altra dal cofano e le ha riempite mettendosele nelle tasche dei pantaloni. Poi sono ripartiti. L’allarme per l’incendio è scattato alle 4,32 al centralino dei vigili del fuoco”, ha detto.
“Aveva ustioni sul collo e sul volto e i peli del naso bruciati”
“Tre giorni dopo la vittima ci portò una lettera anonima in cui si faceva il nome dell’imputato, suggerendo di guardargli il collo perché aveva delle bruciature. Lo convocammo e andammo al pronto soccorso di Acquapendente, dove vennero refertate ustioni al collo, al naso e anche i peli bruciati nella narice. Prima ci disse che si era scottato al sole, poi che nel weekend aveva fatto una braciata al mare a Montalto di Castro”, ha proseguito Marigliani.
Tradito dalle celle telefoniche e dai tabulati
“La prova del nove furono le celle telefoniche, secondo cui nel fine settimana l’imputato non era stato al mare, mentre era sicuramente nella zona dell’incendio la notte del 21 agosto. Ci disse inoltre cdi essere rientrato a casa alle tre e mezza, ma dai tabulati abbiamo scoperto che alle 4,34 ha ricevuto due squilli dalla madre”, ha sottolineato il luogotenente.
Un uomo e una donna querelati dalla vittima tra i testi della difesa
La difesa ha provato a far entrare nel processo due querele nei confronti di altre due persone, un uomo e una donna, sporte dalla vittima il 30 gennaio 2014 e il 12 marzo 2015: “Inizialmente si trattava di un fascicolo unico, poi stralciato. C’è una connessione”. Ma essendo entrambi tra i testimoni della difesa, il giudice Giacomo Autizi ha disposto di ascoltarli prima.
“Un’ora e mezza per spegnere il rogo”
Quando giunsero i vigili del fuoco del distaccamento di Gradoli, la vettura era già completamente avvolta dalle fiamme. “Abbiamo impiegato dalle 4,39 alle 6 del mattino per spegnere il rogo. Impossibile dire cosa lo abbia innescato, quando siamo arrivati era totalmente in fiamme”, ha detto il capo della squadra intervenuta.

