Viterbo – Pochi giorni prima della morte di Aurora Grazini, un altro presunto caso di malasanità è stato denunciato dai familiari di un paziente deceduto lo scorso 7 febbraio in seguito a un intervento chirurgico all’ospedale di Belcolle. Vittima un ex maresciallo dei carabinieri in pensione, Domenico Lippolis, di 63 anni.
Il 63enne era stato colpito da un ictus cerebrale lo scorso 30 dicembre. “Mio padre è stato ricoverato a Belcolle, dove sembrava avere recuperato, per cui è stato trasferito a Villa Immacolata per la riabilitazione, in regime di dimissioni protette, cioè restando in carico all’ospedale”, spiega il figlio Giovanni Lippolis.
“Quando ho saputo della tragica scomparsa della 17enne di Montefiascone, ho deciso di rendere pubbliche le circostanze sfociate nella morte di mio padre”, spiega.
Presso il centro di riabilitazione sulla Sammartinese, Domenico Lippolis sarebbe giunto con dei problemi di deglutizione e un calo di sensibilità al caldo e al freddo nella parte sinistra del corpo.
“Papà, che è sempre stato lucido e non ha mai perso l’uso della parola, ha reagito bene alle terapie fisioterapiche. Ma quando, sempre a Belcolle, è stato sottoposto a una risonanza magnetica di controllo, con mezzo di contrasto, gli è stata diagnosticata una massa di tre centimetri sulla colonna vertebrale. Una massa che, secondo i sanitari, se non operata, avrebbe potuto portarlo alla perdita dell’uso degli arti inferiori”, prosegue il figlio.
“Ci hanno parlato di un intervento chirurgico di routine, con un rischio di mortalità inferiore a quello dei pazienti operati di appendicite. Ci hanno detto che l’operazione sarebbe durata due ore e mezza e che dopo 3-4 giorni sarebbe stato dimesso e rimandato a casa, senza dovere tornare a Villa Immacolata, perché stava bene e l’ictus poteva dirsi del tutto superato”, dice ancora il figlio.
“Venerdì 7 febbraio alle 7,30 lo hanno preparato e portato in sala operatoria, da dove papà è risalito in reparto solo verso le sette di sera, ben oltre le previsioni, e la sera stessa è deceduto. Solo dopo abbiamo saputo che nei pazienti reduci da un ictus l’anestesia totale non andrebbe somministrata prima di sei mesi. Secondo noi il rischio è stato sottovalutato o comunque nostro padre è stato male informato”, conclude Giovanni Lippolis che assieme alla madre e ai fratelli si è rivolto agli avvocati Matteo Moriggi e Simone Maria Fazio per sporgere denuncia.
La procura della repubblica di Viterbo ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti in seguito all’esposto presentato dalla moglie Gianfranca Porcu, dai cinque figli Davide, Giovanni, Angela, Federico e Francesco.
Sono state sequestrate le cartelle cliniche e disposta l’autopsia, affidata a quattro medici legali, che si sono presi sessanta giorni di tempo per i risultati. Due consulenti sono stati nominati dalla procura e due dai familiari.
“Adesso non ci resta che aspettare per sapere se ci sono delle responsabilità nella morte così improvvisa e inaspettata di nostro padre, che pensavamo di riportare a casa dopo pochi giorni e che invece abbiamo dovuto seppellire. Per ora sappiamo solo che la procura ha riqualificato il reato da lesioni colpose a omicidio colposo. Il giorno dell’autopsia, io e mia sorella Angela abbiamo fatto il riconoscimento della salma e mercoledì abbiamo celebrato i funerali. Non abbiamo parole per esprimere il nostro dolore“, conlude Giovanni Lippolis.
I funerali del 63enne si sono svolti la settimana scorsa, il 12 febbraio, nella chiesa di San Donato nella frazione di Bagnoregio del Vetriolo.
Silvana Cortignani
La famiglia ha anche divulgato una nota
Purtroppo dobbiamo informare la stampa che il caso Aurora non è isolato, in quanto la procura sta indagando per un’altro decesso avvenuto in data 07 febbraio 2020, la storia inizia dal lontano 30 dicembre 2019 data in cui, il fu maresciallo Capo Domenico Lippolis, venne ricoverato al nosocomio viterbese a causa di un malore di cui i familiari stretti, presenti, sospettavano già che si trattasse di un ictus.
Infatti appena ricoverato gli venne effettuata la Trombolisi per dissolvere trombi od emboli che determinano forme di ictus, dopo 17 giorni di ricovero, presso Belcolle, è stato trasferito a Villa Immacolata, in data 17 gennaio 2020, con dimissioni protette, nei giorni successivi sembrava che le condizioni di salute stavano progressivamente migliorando anche grazie alla riabilitazione.
Durante il periodo di riabilitazione il paziente ha accusato forti dolori, ed essendo in forma protetta, come già detto, ovviamente i sanitari della struttura ospedaliera “Villa Immacolata” stavano a stretto contatto con l’ospedale di Belcolle, i quali, vista la situazione, hanno reputato opportuno eseguire una risonanza magnetica con mezzo di contrasto, effettuata in data 27 gennaio 2020.
In data 01 febbraio 2020 la consulenza del neurochirurgo, a seguito della risposta all’esame citato, dove si evince una massa di circa 3 cm, ed in considerazione della sintomatologia del paziente consigliò di eseguire intervento chirurgico con rimozione della neoformazione intradurale a livello L3-L4, inoltre lo stesso riferì che tale intervento era indispensabile onde evitare con certezza la paralisi degli arti inferiori.
Durante questa fase il paziente è strato trasferito più volte dalla struttura di Villa Immacolata alla vicina struttura pubblica di Belcolle, finché in data 5 febbraio 2020 venne riportato in quest’ultimo ospedale per effettuare l’intervento sopra citato, in data 7 febbraio 2020 alle ore 7,30 / 7,40 Domenico Lippolis venne portato in sala operatoria, dove doveva essere effettuato questo intervento definito di routine, con un rischio di mortalità pari al 2/3 %, inoltre la durata dello stesso poteva essere di 3 ore massimo 4 ore.
Le ore passano e non si hanno notizie dell’intervento finché alle ore 17:30 circa il figlio viene a conoscenza che l’intervento era concluso e che da li a poco il padre sarebbe stato portato in camera di risveglio dove sarebbe rimasto per circa due ore, quindi alle ore 18:30 circa il paziente viene riportato in reparto dove dopo circa un’ora e mezza avviene il decesso. I familiari più volte hanno chiesto l’intervento di un medico in quanto si erano accorti che il loro congiunto non stava bene, ma quando si sono resi conto della gravità della situazione ormai era troppo tardi.
Le domande che i familiari si pongono sono diverse:
Perché il periodo dell’intervento, considerato di routine, nel complesso è durato quasi 11 ore? Dato che per certo si sa che il paziente ha lasciato il reparto alle ore 7,30 circa per ritornarvi alle ore 18,30 circa.
Dato lo stato di salute del Lippolis, che proveniva da una recente sintomatologia da ictus, era realmente necessario effettuare questo intervento con una ovvia anestesia totale.
L’équipe medica essendo a conoscenza che il paziente aveva problemi arteriosi perché, considerato che il chirurgo riferiva ai parenti che lo stesso ha avuto difficoltà a risvegliarsi, non si sono organizzati per trasferirlo in terapia intensiva se non addirittura in rianimazione?
Perché dopo 3 ore dal decesso il chirurgo convoca i familiari per comunicare che era stata disposta l’autopsia per accertare la causa della morte?
Gli interrogativi sono tanti ci auguriamo che la procura dia le risposte adeguate affinché venga fatta giustizia sia a questo caso come ai tanti casi che a volte non vengono denunciati perché dopo l’inefficienza delle strutture pubbliche ci si affida alle strutture private più attente e scrupolose dei nosocomi, ma questo vale solo per chi ha le possibilità economiche.
Famiglia Lippolis



