Viterbo – Il comune di Viterbo si schiera contro il consumo di suolo e l’installazione di centrali eoliche e fotovoltaiche a terra in area agricola. A difesa dell’agricoltura comunale, del territorio, del paesaggio, della sicurezza alimentare e del patrimonio storico. Ieri mattina, il consiglio di Palazzo dei Priori ha approvato l’ordine del giorno all’unanimità. E questo grazie a un giovane consigliere poco più che trentenne. Andrea Micci della Lega. E’ stato lui a presentare il provvedimento in aula. Senza che nessuno facesse una piega.
Un atto di fondamentale importanza per il territorio che va anche incontro alle richieste di associazioni e movimenti che in questi anni si stanno battendo un po’ in tutto il territorio della Tuscia e dell’orvietano contro il proliferare di impianti fotovoltaici. Una scelta che arriva dopo la convocazione di un tavolo ad hoc voluto dal prefetto Giovanni Bruno e la presa di posizione, sempre contro il fotovoltaico, da parte della soprintendente Margherita Eichberg.
Viterbo – Andrea Micci
I passaggi strutturali dell’ordine del giorno Micci, che impegnano sindaco e giunta, sono: ” 1) l’azione – sta scritto nel documento approvato da Palazzo dei Priori – contro il consumo di suolo e l’installazione di centrali eoliche e fotovoltaiche a terra in area agricola, a difesa dell’agricoltura comunale e regionale, del territorio, del paesaggio e della sicurezza alimentare. 2) la necessità di tutelare la bellezza, la cultura, la vocazione, le tradizioni, la capacità e l’efficienza produttiva del territorio, nonché gli interessi delle imprese della filiera agroalimentare e dei cittadini del nostro comune. 3) l’impegno ad adoperarsi tempestivamente, nel definire, nell’esercizio del proprio potere di pianificazione urbanistica e nell’ambito delle proprie competenze, linee guida di riferimento per l’ubicazione di impianti eolici o fotovoltaici a terra ubicati in area agricola, individuando una percentuale massima sul territorio comunale utilizzabile per la realizzazione di tali impianti, comunque subordinatamente all’assenza di alternative in aree non agricole. 4) l’impegno a sollecitare la Regione Lazio ad adottare tempestivamente la cartografia delle aree non idonee all’installazione di impianti alimentati a fonti rinnovabili considerate, oltre le esigenze di tutela dell’ambiente, del paesaggio, del patrimonio archeologico, storico e artistico, anche le tradizioni agroalimentari locali e il paesaggio rurale che identificano obiettivi di protezione non compatibili con l’insediamento”.
Viterbo – Consiglio comunale
Inoltre, “5) la necessità – prosegue l’ordine del giorno di Andrea Micci – di sollecitare la Regione Lazio ad approvare, nell’ambito delle proprie competenze, una norma che limiti definitivamente la possibilità di installare impianti fotovoltaici a terra ed eolici in area agricola ai soli interventi posti in essere da imprenditori agricoli su terreni di cui abbiano la disponibilità, fissando una percentuale massima di territorio utilizzabile per la realizzazione di tali impianti, comunque subordinatamente all’assenza di alternative in aree non agricole o, con riferimento agli impianti fotovoltaici, della possibilità di installazione su edifici o serre”.
Viterbo – Gli impianti fotovoltaici previsti nella Tuscia mostrati da Maria Letizia Arancio della soprintendenza
Secondo i dati Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, nel 2017 nel Lazio risultava coperto suolo per oltre 144 mila ettari, l’8,4% del totale. Con valori di incremento, espressi in rapporto alla popolazione, che si traducono in un aumento di suolo impermeabilizzato di 315 ettari l’anno, pari a 0,53 metri quadrati per abitante.
“La perdita di suolo agricolo – ha detto Micci – determina molteplici conseguenze negative in termini ambientali, di sicurezza del territorio e paesaggistici, con un impatto negativo sui cambiamenti climatici”.
Tuscania – Maremma
In tale contesto, sempre gli ultimi dati Ispra, attestano il consumo di suolo nel 2017 su una media di 15 ettari al giorno, ossia 54 chilometri quadrati all’anno. Secondo inoltre le elaborazioni di Coldiretti, tra sottrazione di suolo e perdita dello stesso, l’ultima generazione è responsabile della perdita in Italia di oltre un quarto della terra coltivata, vale a dire un secco -28%. Al ritmo di 30 ettari al giorno. E tutto questo a causa della cementificazione e dell’abbandono dei terreni provocati dall’adozione di modelli di sviluppo che hanno ridotto la superficie agricola utilizzabile in Italia negli ultimi 25 anni ad appena 12,8 milioni di ettari.
“Per quanto riguarda i criteri localizzativi – spiega Micci – la Regione Lazio non ha ancora proceduto all’individuazione delle aree e dei siti non idonei all’installazione di specifiche tipologie di impianti da fonti rinnovabili, fornendo solo opzioni preferenziali sulle priorità localizzative, in termini tipologici e non geografici. La mancanza di adeguati limiti alla possibilità di installare impianti in area agricola è causa, a livello comunale, e più in generale regionale, di molteplici interventi speculativi sul territorio, con la sottrazione di ingenti aree all’uso agricolo. Addirittura fino a 250 ettari per un singolo impianto”.
Maremma in Tuscia
Nel frattempo, nella Tuscia, risultano autorizzati o sottoposti alla procedura di valutazione di impatto ambientale 9 progetti di impianti fotovoltaici a terra. Il tutto per 710, Mw complessivi e un’estensione di quasi 1200 ettari.
Viterbo – La seduta del consiglio comunale
“Al riguardo – evidenzia l’ordine del giorno firmato anche da Valter Merli, Carlo Marcoaldi, Ombretta Perlorca, Stefano Caporossi, Elisa Cepparotti e Paola Bugiotti, tutti del gruppo della Lega – è noto che la persistenza di impianti fotovoltaici per diversi decenni è causa di modificazioni irreversibili e permanenti dello stato del suolo agrario sottostante. Soprattutto se si considerano gli effetti prodotti nella fase di installazione dell’impianto, quelli indotti dalle operazioni di lavaggio e manutenzione dei pannelli e quelli indotti permanentemente dalla presenza stessa dei pannelli. Il calpestio da mezzi meccanici, la copertura del terreno anche con materiali inerti, la progressiva compattazione, le operazioni di diserbo e l’ombreggiamento causato dai pannelli conducono senza dubbio a una progressiva e irreversibile riduzione della fertilità del suolo. Inoltre, la parcellizzazione del paesaggio agrario provoca trasformazioni morfologiche importanti dal punto di vista vegetazionale oltre che visivo”.
Campagna viterbese
“La perdita di suolo agricolo – ha concluso Micci – e la completa eliminazione di molte aree regionali di attività e paesaggi simbolici per il Comune e per il Lazio, compromette, inoltre, in modo irreversibile, oltre alla produzione agricola di qualità, anche percorsi turistici legati alle ricchezze e alla storia del territorio, sotto il profilo archeologico, culturale e naturalistico. Si tratta di una vera e propria mortificazione della vocazione e delle potenzialità agricole e culturali del comune e di una regione che trova, proprio nell’agricoltura e nella propria storia, un importante elemento di identità e competitività”.
Daniele Camilli






