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“Coronavirus, la clientela è calata del 70% nel nostro ristorante e ogni giorno è peggio”

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Viterbo - Il ristorante La Cina

Viterbo – Il ristorante La Cina

Viterbo - Li Zhimiao e lo staff del ristorante Shizen

Viterbo – Li Zhimiao e lo staff del ristorante Shizen

Viterbo - Il ristorante Shizen

Viterbo – Il ristorante Shizen

Viterbo - Il ristorante Ying Feng

Viterbo – Il ristorante Ying Feng chiuso

Viterbo – (a.c.) – Il drago cinese adesso fa paura per davvero. L’epidemia del nuovo coronavirus di Wuhan condiziona gli atteggiamenti quotidiani e a farne le spese sono soprattutto le attività aperte al pubblico gestite dai cinesi. Anche a Viterbo.

Locali deserti, in particolare i ristoranti, dove i titolari devono fronteggiare un autentico crollo della clientela. “Da un paio di settimane qui viene molta meno gente, circa il 70% di persone in meno, e ogni giorno è peggio – dice preoccupato Li Zhimiao, titolare del ristorante Shizen a via Bachelet -. Anche oggi in orario di punta abbiamo sì e no 10 persone, quando normalmente eravamo strapieni”.

Tavoli vuoti allo Shizen, quindi, come allo storico La Cina di piazzale Gramsci, e clientela molto scarsa anche all’Akira di via Genova, che a dirla tutta non è neanche cinese, ma giapponese. Addirittura chiuso ieri a pranzo il Ying Feng a via della Palazzina, nonostante l’orario prevedesse regolare apertura.

Gli esercenti hanno poca voglia di parlare, e non solo per la barriera linguistica: il periodo è davvero delicato. Così, a raccontare la situazione è un ragazzo cinese lungo la strada: “Nei nostri negozi c’è stato un calo di clienti di circa il 30% e i ristoranti sono messi ancora peggio” dice.

Il giovane continua: “In Italia ci sono solo due casi di persone malate, due turisti che venivano da Wuhan. Ma la maggioranza dei miei connazionali che vive in Italia viene dalla provincia di Zhejiang, una zona più a est. E poi quasi tutti quelli che sono ritornati in Cina nelle ultime settimane sono ancora lì, non li fanno rientrare”.

Anche Zhimiao, il titolare dello Shizen, è della provincia di Zhejiang. “Per la precisione di Wenzhou, la capitale della provincia, a 800 chilometri da Wuhan – spiega -. Nella mia città so che c’è stato qualche contagio, ma io sono in Italia da 15 anni. Però la gente ormai ha paura, anche se le autorità ci hanno spiegato chiaramente che qui da noi per il momento la situazione è sotto controllo”

“Li è sempre stato a Viterbo e non abbiamo nessuna paura a lavorare con lui – commentano tre ragazze dello staff Shizen, tutte italianissime -. Anche perché, se fosse affetto dal coronavirus, adesso saremmo già tutte in ospedale”.

Emblematico, per spiegare la fobia in atto, il post pubblicato sulla pagina Facebook del ristorante Akira lo scorso 2 febbraio: “Con il rispetto per tutte le persone che ancora si trovano nella provincia di Wuhan, Hubei, Cina (8000 chilometri di distanza) pubblichiamo un articolo della Croce rossa italiana, la quale evidenzia che non esiste nessun tipo di rischio di contagio negli alimenti. Ricordando che nessuno del nostro personale è stato in Cina nell’ultimo anno (alcuni non ci sono mai stati), auguriamo a noi tutti di trovare la forza per affrontare la paura che il più delle volte non ci permette di essere razionali”.


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