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“Hai messo il rossetto rosso perché stasera devi andare a fare i b…”

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Viterbo - Palazzo di giustizia

Viterbo – Palazzo di giustizia

Acquapendente – (sil.co.) – La caccia di casa senza scarpe, lei lo perdona. Tra le frasi urlate alla ex: “Hai messo il rossetto rosso perché stasera devi andare a fare i b…”. L’imputato ieri ha chiesto scusa in aula e la vittima ha ritirato la querela e la costituzione di parte civile. Ma il processo per stalking va avanti lo stesso.

E’ successo durante l’udienza di ieri del processo a carico di un 34enne di Acquapendente. Contro l’imputato, difeso dagli avvocati Romano Pesciaroli e Enrico Valentini, si era costituita parte civile con l’avvocato Vincenzo Dionisi l’ex convivente, una 29enne.

Il 34enne avrebbe aggredito la donna anche davanti al figlioletto della coppia, un bambino di nemmeno quattro anni. Rimproverato dalla compagna, in quanto spesso in stato di ubriachezza, nel febbraio 2018, sarebbe arrivato a cacciarla di casa, costringendola da allontanarsi per chiedere aiuto senza scarpe. 

“Mi scuso per quanto è successo, abbiamo attraversato un periodo difficile e io mi sono comportato male. Ma adesso le cose tra noi vanno bene  e per il bene del bambino abbiamo ricostruito un rapporto sereno”, ha detto l’imputato, rilasciando spontanee dichiarazioni.

In aula i titolari del bar di Acquapendente dove la vittima lavorava nel weekend all’epoca dei fatti. A fatica hanno ricostruito alcuni degli episodi avvenuti in pubblico, davanti agli altri avventori del locale.

“Hai messo il rossetto rosso perché stasera devi andare a fare i b… “, le avrebbe urlato una volta l’imputato. “Un’altra volta ha scagliato con violenza il passeggino contro i tavolini del bar”, ha detto uno dei due testimoni. 

“Una sera, era l’ultima domenica di carnevale di due anni fa, la cacciò di casa scalza”, ha invece ricordato una zia. “Le loro liti finivano sempre dai carabinieri. Ma lui col figlio è un ottimo padre, per me è come se fosse un nipote, cercavamo di farli ragionare”, ha invece detto una zia della parte offesa. 

A maggio del 2018, in preda ai fumi dell’alcol, il 34enne avrebbe sferrato un coltello, minacciando di uccidersi, quindi si sarebbe allontanato, facendo ritorno nell’abitazione soltanto la mattina successiva. Ossessionato dalla gelosia, inoltre, convinto che la compagna lo tradisse l’avrebbe cacciata ancora una volta da casa.

“Zoccola, troia, bocchinara”, sarebbero diventati in breve gli appellativi all’ordine del giorno. “Se scopro chi è il tuo amante, faccio una strage”, le avrebbe ripetuto per mesi, fino a luglio 2018. Quando la vittima, alla fine, lo ha lasciato, avrebbe preso a perseguitarla, seguendola anche sul posto di lavoro, insultandola davanti a tutti con  frasi come “vai zoccolona, stasera ti diverti”, nei giorni in cui spettava a lui la cura del figlio minore.

Il processo riprenderà l’11 settembre, quando sarà interrogato in aula l’imputato,il quale potrà se vorrà fornire la propria versione. 

 

 

 


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