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L’operaio Laezza rischia 14 anni di carcere, il barista Forieri 12 e la commessa Guadagno 9

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Mafia a Viterbo - Gabriele Laezza

L’operaio Gabriele Laezza

Mafia a Viterbo - Luigi Forieri

Il barista Luigi Forieri

Mafia a Viterbo - Martina Guadagno

La commessa Martina Guadagno

Viterbo – Nessuno sconto se non quello di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato scelto dai dieci arrestati nel blitz antimafia del 25 gennaio 2019 cui viene contestata l’aggravante dell’associazione a delinquere di stampo mafiosa a mano armata.

Rischiano rispettivamente 14 anni di carcere l’operaio, 12 anni e 4 mesi il barista, 9 anni e 4mesi la commessa. Sono i tre viterbesi accusati di associazione di stampo mafioso che assieme agli altri sette cui viene contestata l’aggravante del 416 bis hanno optato per il rito abbreviato.

I pm Fabrizio Tucci e Giovanni Musarò, al termine di una requisitoria fiume durata oltre otto ore, al termine dell’udienza del 10 febbraio a Roma hanno chiesto condanne per complessivi 135 anni di reclusione e multe per 96mila euro. Pene da un minimo di 8 anni a un massimo di 20 anni. Compreso lo sconto di un terzo del rito.

Rincareranno la dose, il 20 marzo, i legali delle 19 parti civili, mentre il 3 aprile, salvo imprevisti sarà la volta delle difese. Difese che cercheranno di far cadere l’accusa più grave di tutte, quella di associazione a delinquere di stampo mafioso. 


Le richieste dell’accusa

– Giuseppe “Peppino” Trovato: 20 anni di reclusione e 20mila euro di multa
– Ismail “Ermal” Rebeshi: 20 anni di reclusione e 20mila euro di multa
– Spartak “Ricmond” Patozi: 16 anni di reclusione e 20mila euro di multa
– 
Shkelzen “Zen” Patozi: 14 anni di reclusione e 10mila euro di multa
– Gabriele “Gamberone” Laezza: 14 anni di reclusione e 16mila euro di multa
– Luigi “Gigi” Forieri: 12anni e 4 mesi di reclusione
– Gazmir “Gas” Gurguri: 10 anni e 8 mesi di reclusione
– Fouzia “Sofia” Oufir: 10 anni e 8 mesi di reclusione e 10mila euro di multa
– Martina Guadagno: 9 anni e 4 mesi di reclusione
– Sokol “Codino” Dervishi: 8 anni di reclusione

Alle pene vanno aggiunti tre anni di libertà vigilata per Trovato, Rebeshi, Forieri, Gurguri, Laezza e Spartak Patozi.


 Quattordici anni per mafia all’operaio, 12 al barista, 9 alla commessa

Pene pesanti quelle chieste per i tre viterbesi accusati di associazione di stampo mafioso. I pm Tucci e Musarò hanno chiesto 14 anni di reclusione per Gabriele “Gamberone” Laezza, l’operaio 32enne impiegato nella ditta di trasporti di famiglia, detenuto da oltre un anno nel carcere di Voghera; 12 anni e 4 mesi per Luigi “Gigi” Forieri, il 52enne residente a Caprarola, all’epoca titolare a Viterbo del bar di via Genova, recluso a nel supercarcere di Tolmezzo; e 9 anni e 4 mesi di reclusione per Martina Guadagno, la 32enne che faceva la commessa in uno dei compro oro di Trovato, detenuta a Santa Maria Capua Vetere. 


“Attenuanti minime per il pentito Sokol Dervishi”

Minimo delle attenuanti per il pentito Sokol “Codino” Dervishi, l’operaio albanese di 34 anni residente a Viterbo, diventato collaboratore di giustizia  mentre era ristretto nel supercarcere di Nuoro e trasferito nella casa circondariale di Paliano, in provincia di Frosinone, una volta entrato nel programma di protezione assieme alla sua famiglia. Per lui, nonostante la collaborazione, l’accusa ha comunque chiesto 8 anni, anche se si tratta della pena più bassa, inferiore anche a quelle chieste per le due donne (9,4 anni per Martina Guadagno e 10,8 anni per Fouzia Oufir).

“A Dervishi abbiamo riconosciuto solo il minimo delle attenuanti, perché gran parte delle cose che ha dichiarato erano state già accertate, anche se ha dato notizie sull’attività di spaccio di stupefacenti”, ha spiegato Musarò, sottolineando come Dervishi abbia anche contribuito a chiarire la vicenda relativa agli attentati incendiari contro Claudio Ubertini del quale ha detto “consigliere comunale reticente e omertoso”.


“Non una cellula della ‘drangheta”

“Non una cellula della ‘drangheta, ma una mafia autoctona seppure con forti legami con la Calabria per via delle origini di Trovato”, hanno detto i pm, che per i presunti boss hanno chiesto 20 anni di carcere. Uno è Giuseppe “Peppino” Trovato, il 44enne originario di Lamezia Terme, titolare di tre compro oro a Viterbo, residente da una quindicina di anni nel capoluogo. L’altro è Ismail “Ermal” Rebeshi è l’albanese 37enne gestore a Viterbo di un autosalone e di un locale notturno, già in carcere per droga dal 26 novembre 2018 quando sono scattati i 13 arresti dell’operazione Erostrato.

La mente e il braccio della banda italo-albanese che per un paio di anni, tra il 2017 e il 2018, ha messo letteralmente a ferro e fuoco il capoluogo, cercando il controllo di prendere il controllo delle attività economiche nel settore dei compro oro e dei locali da ballo per stranieri nonché dello spaccio di cocaina, un mercato che sarebbe stato particolarmente florido tra pusher e fornitori di nazionalità albanese. 


Sparsi in undici nelle carceri di tutta Italia

– A Nuoro, Giuseppe “Peppino” Trovato, 44 anni, il titolare di tre compro oro del capoluogo, originario di Lamezia Terme, difeso dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Tiziana D’Agosto del foro di Lamezia Terme.
– A Cuneo, Ismail “Ermal” Rebeshi, albanese, di 37 anni, gestore a Viterbo di un autosalone e un locale notturno, anche lui con un ruolo di vertice nel sodalizio, già in carcere per droga dal 26 novembre 2018, difeso da Roberto Afeltra.  
– A Tolmezzo, Luigi “Gigi” Forieri, il barista 52enne, difeso d Piergiorgio Manca.
– A Ascoli Piceno, Spartak “Ricmond” Patozi, 32enne albanese, residente a Vitorchiano, difeso da Floro Sinatora.
– A Bologna, Shkelzen “Zen” Patozi, 35 anni, operaio come il fratello Ricmond,  residente a Viterbo, difeso da Giovanni Labate.
– Nel carcere di Paliano, in provincia di Frosinone, Sokol “Codino” Dervishi, operaio albanese di 34 anni, residente a Viterbo, difeso da Mattia Alfano e Manfredo.
– A Piacenza, Gazmir “Gas” Gurguri, anche lui albanese, operaio 36enne di Canepina, difeso da Maria Montemagno.  
– A Voghera, il viterbese Gabriele “Gamberone” Laezza, 32 anni, operaio nella ditta di trasporti di famiglia.
– A Torino l’unico romeno, Ionel Pavel, di 36 anni, difeso da Michele Ranucci.
– A Lecce, Fouzia “Sofia” Oufir, 35enne d’origine marocchina, compagna e dipendente di Giuseppe Trovato, difesa da Tiziana D’Agosto e Giuseppe Di Renzo.
– A Santa Maria Capua Vetere, la 32enne viterbese Martina Guadagno
, commessa in uno dei Compro oro gestiti da Trovato, difesa da Marco Landolfi. 

Silvana Cortignani


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