Viterbo – (sil.co.) – Caso del “pedofilo seriale” di San Faustino, oggi si chiude l’incidente probatorio con la testimonianza della psicologa incaricata di valutare l’attendibilità delle presunte vittime.
Nel frattempo sono passati più di tre mesi da quando a fine ottobre l’indagato è finito nuovamente in carcere con l’accusa di violenza sessuale aggravata su minori dopo essere stato riconosciuto da due ulteriori presunte vittime e stavolta anche da una testimone.
È il trentenne pakistano, già arrestato a giugno e rimesso in libertà a luglio non essendo stato riconosciuto con certezza dalle prime quattro ragazzine tra i 10 e i 13 anni che lo avevano denunciato per averle seguite e palpeggiate in centro tra aprile e maggio.
I fatti sarebbero avvenuti tra piazza San Faustino, piazza della Rocca e strade limitrofe.
Le indagini dei poliziotti della squadra mobile, coordinati dalla pm Chiara Capezzuto, sono però proseguite dopo il rilascio e sono emersi due nuovi casi: uno di novembre 2018 e un altro del 5 settembre scorso, ovvero successivo alla scarcerazione. Da qui il secondo arresto del giovane, scattato il 25 ottobre dopo il riconoscimento “al cento per cento” da parte delle due presunte vittime e di una testimone, tutte sedicenni, durante l’incidente probatorio del 22 ottobre avvenuto in questura a mo’ di confronto all’americana.
Secondo la versione della presunta vittima del 5 settembre, il 29enne le avrebbe porto la mano e chiesto come si chiamasse. Lei avrebbe ricambiato il gesto e lui le avrebbe chiesto un bacio. A quel punto la ragazzina avrebbe ritirato in fretta la mano scappando insieme a un’amica, che compare nella vicenda nelle vesti di sola testimone. Un comportamento analogo il giovane avrebbe avuto due anni fa con l’altra sedicenne.
L’arrestato è difeso dagli avvocati Marina Bernini e Samuele De Santis.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
