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“Un utile a 665 milioni, 1730 dipendenti in meno e 175 filiali non strategiche chiuse”

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Euro - Banconote

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Milano – (s.c.) – Presentato stamattina a Milano da Victor Massiah, Chief Executive Officer del Gruppo Ubi Banca, il nuovo Piano industriale che interesserà l’istituto di credito nei prossimi tre anni.

Un “utile netto 2022 a 665 milioni”, è scritto nel comunicato stampa aziendale, che dovrà arrivare grazie all’aumento dei proventi operativi (CAGR +0,3%) con i costi in calo in uno scenario conservativo di tassi negativi e di crescita bassa (CAGR -1,9% includendo tra l’altro gli impatti del recente rinnovo del Contratto nazionale di lavoro e significativi investimenti in tecnologia) e a un costo del credito a 46 punti base, ottenuto con un ratio di crediti deteriorati lordi al 5,2%”. Dove CAGR sta per tasso annuo di crescita composto (Compound Annual Growth Rate).

“In uno scenario di tassi di mercato a 0% (quindi non positivi) – continua il comunicato stampa – utile netto aggiuntivo di oltre 100 milioni al 2022, con un ROTE del 9,5%”.

Pay out medio (percentuale di utili da distribuire agli azionisti sotto forma di dividendi) del 40% in arco Piano, coerente con il mantenimento di un CET1 ratio (coefficiente patrimoniale) al 12,5% a fine anno. Nel 2022, possibile ulteriore incremento del dividendo in caso di CET1 ratio superiore al 12,5%

Questi gli obiettivi principali del nuovo piano industriale 2020 – 2022 di Ubi Banca che prevede anche una riduzione di personale di altre 1730 unità, oltre alle 300 già previste dall’accordo sindacale dello scorso mese di dicembre, con un necessario ricambio generazionale.

“Il modello distributivo, basato sull’interazione di componenti fisiche e digitali – recita inoltre il comunicato – porterà alla razionalizzazione della rete distributiva: 175 filiali verranno chiuse in arco piano, le filiali full – cash saranno ridotte del 35% (le filiali cash-less senza soldi e cash-light con prestazioni ridotte verranno a rappresentare il 40% della rete distributiva dall’attuale 18%).

A fine Piano industriale risulteranno ristrutturate il 40% delle filiali (compreso il rinnovo delle dotazioni tecnologiche). In particolare sono state identificate le seguenti azioni: 1) ristrutturazione del 40% della rete fisica del Gruppo (già avvenuta e in arco Piano), che include gli investimenti tecnologici abilitanti la liberazione di tempo commerciale, con identificazione di Kpi indicatore chiave di produttività da monitorare nel tempo; 2) Right-sizing ristrutturazione delle risorse informatiche di sedi direzionali ed uffici per ridurne i costi gestionali; 3) Chiusura di 175 filiali non strategiche; 4) Dismissione di una parte del patrimonio classificato come non strumentale”. 


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