Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Grande partecipazione, quest’anno, il 30 gennaio alla festa liturgica di santa Giacinta che vede le celebrazioni contemporaneamente a Viterbo ed a Vignanello.
Infatti santa Giacinta nasce nel 1585 proprio nel Castello di Vignanello dai conti Marcantonio Marescotti e Ottavia Orsini col nome, al secolo, di Clarice.
La sua prima giovinezza è segnata da una delusione romantica e dallo scontro con il padre che, nemmeno a dirlo, la fa entrare, suo malgrado, nel convento di Clausura di san Bernardino a Viterbo.
Prende, da religiosa, il nome di Giacinta, ma, per amarezza, conduce, nei limiti della clausura, una vita altezzosa degna del suo rango. Dopo 15 anni di clausura avviene la sua conversione. Sì anche i religiosi si possono convertire: da una vita banale, se non dissipata, ad un abbraccio di amore al Cristo Crocifisso.
Questo amore la porta, da un lato, a penitenze fisiche e morali, ma dall’altro a soccorrere Cristo sofferente nella persona dei bisognosi e dei sofferenti.
È questo l’aspetto che nel mondo attuale ci rende questa santa così vicina ed esemplare. Infatti tra le tante opere di carità da lei intraprese a favore degli “ultimi” creò anche il “Fondo” per l’Ospizio san Carlo che è giunto fino a noi alla base dell’attuale struttura geriatrica “Giovanni XXIII”.
La presenza del sindaco di Viterbo, Giovanni Arena, e di tanti fedeli che assiepavano la chiesa (nonostante il giorno feriale) testimoniano la continuità di questo rapporto di solidarietà tra Viterbo e la sua Santa Giacinta.
Mario Mancini
