Viterbo – (sil.co.) – Effetto “coronavirus”, udienze a singhiozzo in tribunale.
Corridoi semideserti e aule semivuote. Si presenta così questa mattina il palazzo di giustizia di Viterbo, dove la maggioranza degli avvocati sta aderendo all’astensione, proclamata dall’Organismo congressuale forense e sulla cui legittimità sono stati sollevati alcuni dubbi.
Il giudice monocratico Gaetano Mautone al momento sta riconoscendo ai legali che si astengono il legittimo impedimento da “coronavirus”, cui la protesta è legata.
Pochissimi gli avvocati che almeno in questo primo giorno hanno deciso di non aderire all’astensione, indetta a livello nazionale dall’Organismo congressuale forense, rappresentato a Viterbo dall’avvocato Luigi Sini.
Contro il rischio di contagio, stop alle udienze da oggi al 20 marzo
Alla base della protesta, le misure considerate non adeguate a ridurre il rischio di contagio “in relazione alle specifiche modalità d’interazione che connotano le attività giudiziarie”.
“Il rischio di contagio si sta palesando in modo crescente su tutto il territorio nazionale e già numerosi avvocati e magistrati hanno contratto il cobtagio”, si legge in una nota dell’Ocf.
“Inoltre gli avvocati, per le ragioni connesse alla loro professione, operano in modo indistinto su tutto il territorio nazionale, senza alcuna limitazione”.
E ancora: “Si concretizza il rischio che gli uffici giudiziari italiani divengano grandi veicoli di contagio diffuso e incontrollato”.
L’Ocf ricorda di avere “immediatamente segnalato al ministro della giustizia la gravità e delicatezza della questione, facendo una serie di richieste rimaste


