Viterbo – “Bisogna aiutare chi ci aiuta. Insieme possiamo farcela”. Il messaggio arriva direttamente dalla casa dello studente di via Cardarelli a Viterbo.
L’appello è di uno studente dell’università della Tuscia, Enrico Fiordiponti di Borselli, frazione del comune di Pelago in provincia di Firenze, che ogni giorno registra un messaggio caricandolo sulla sua pagina facebook. Per raccontare la vita quotidiana all’interno della casa dello studente di Lazio Disco, ex Adisu. Isolata il 4 marzo perché una ragazza del terzo piano è risultata positiva al test del Coronavirus. Dentro, all’inizio, 110 ragazzi. Diciannove, almeno fino a ieri, quelli tornati a casa.
Viterbo – La casa dello studente di via Cardarelli
“Abbiamo collaborato fin dal primo giorno con le autorità – racconta Fiordiponti – per far sì che questo periodo di quarantena sia il più sereno possibile. Anche se siamo in isolamento, siamo perfettamente informati su tutto quello che succede fuori di qui. Sappiamo che l’Italia è tutta zona rossa. E questo vuol dire che siamo chiamati a fare sacrifici enormi, ma necessari. Affinché questo virus non avanzi e non arrivi alle persone più deboli”.
Viterbo – Enrico Fiordiponti
Gli studenti titolari di alloggio universitario a via Cardarelli sono in tutto 140. I ragazzi in isolamento pare siano 110. Le stanze disponibili sono invece 160. Il tutto distribuito su 4 piani, spacchettati in due distinti blocchi. Ci sono anche una palestra, una lavanderia, uno studio medico, una cucina, quattro sale comuni e due sale studio.
“Durante il giorno – dice un ragazzo della casa – seguiamo le lezioni on line, facciamo le pulizie, distribuiamo i pasti. Insomma, gestiamo le esigenze organizzative fondamentali e ci diamo da fare per mantenere l’ordine”.
Viterbo – Fabrizio Zinna
I ragazzi possono scendere in giardino, con le mascherine, distribuite in questi giorni a tutti. Ieri pomeriggio alcuni di loro si davano da fare per mettere in piedi una piccola serra. Altri stavano alla finestra, altri ancora al telefono. Una vita quotidiana scandita da ritmi e riti ben precisi.
Viterbo – La casa dello studente di via Cardarelli
“Sono ragazzi straordinari, si sono organizzati tutto – sottolinea Fabrizio Zinna di Lazio Disco -. Gli studenti hanno dovuto pensare a tutto. Ad esempio le monetine per il distributore automatico, le medicine, l’igiene. La cosa straordinaria è che c’è stato l’aiuto di tutti, dalle autorità alle singole persone, fino alle attività commerciali. E la cosa che mi ha colpito, oltre alla professionalità, è stata l’umanità di tutti. Come se fossero figli loro, figli nostri”.
Viterbo – La casa dello studente di via Cardarelli
Ad occuparsi di pranzo e cena è la mensa universitaria della casa dello studente di piazza San Sisto. Vengono tre volte al giorno. La Gedap ha invece distribuito le chiavette agli studenti per accedere gratuitamente ai distributori automatici. Il comando provinciale dei carabinieri, assieme all’azienda Selvaggini, qualche giorno fa ha portato 120 cornetti per fare colazione.
“Dato che noi non possiamo entrare nella casa – continua Zinna – i ragazzi si ‘autogestiscono’. Provvedono a portare il cibo ai compagni che non possono uscire dalla stanza, a raccogliere tutte le informazioni possibili sui pasti, a capire quali sono le ore in cui uscire. Per non farlo tutti insieme. Sono ragazzi responsabili, straordinari. Hanno chiesto anche delle zappe per poter fare un orto”.
Viterbo – La casa dello studente di via Cardarelli
Il primo giorno di isolamento ai ragazzi sarebbe stato detto di restare nelle nostre stanze. “Il punto – spiega una ragazza della casa di via Cardarelli – è che le abitudini precedenti sono dure a morire. Chi mangiava insieme a pranzo e a cena ha continuato a farlo. Quindi, far restare tutti nelle proprie stanze era veramente difficile”.
Viterbo – La casa dello studente di via Cardarelli
Il secondo giorno sarebbero poi state fatte le interviste per capire i possibili soggetti a rischio, vale a dire a chi, in qualche modo, era entrato in contatto con la ragazza georgiana risultata positiva al virus. Una trentina in tutto. A tutti questi è stato fatto il tampone e nessuno sarebbe risultato positivo. Le persone che hanno fatto il tampone sono state successivamente isolate. “Perché – continua la studentessa di via Cardarelli – considerato che adesso per loro si ha la certezza che stanno bene, non possono uscire per evitare di prendersi il virus. La possibilità di uscire è stata data solo alle persone che non hanno frequentato la ragazza che ha contratto il Coronavirus”.
Viterbo – La casa dello studente di via Cardarelli
La casa dello studente è stata divisa in due blocchi. “Un blocco con gli studenti più a rischio in tutto una trentina – racconta Zinna – e un blocco con quelli meno a rischio, una sessantina in tutto. Chi sta nel blocco degli studenti più a rischio non può uscire dalla stanza anche se il tampone ha dato esisto negativo. I tamponi fatti sono risultati tutti negativi. La Asl ha contattato gli studenti uno per uno per cercare di capire la situazione sanitaria”.
Le persone uscite dalla casa per far ritorno in famiglia, fino a ieri, sono state in tutto 19. A certificare l’uscita è la Asl. A firmare il verbale per il nulla osta i carabinieri. “Se ne sono andati quelli che abitano nella regione Lazio – precisa Fabrizio Zinna -, al massimo in Umbria.
Viterbo – La casa dello studente di via Cardarelli
“Adesso la situazione è serena – chiude Zinna – qualche difficoltà all’inizio perché le cose da fare sono state tante. Dalla sanificazione delle stanze allo smaltimento dei rifiuti. Cose cui spesso non facciamo caso”.
Chi, potendo, non ha fatto ritorno a casa, ha scelto di restare un po’ per solidarietà nei confronti di chi è costretto a restare, un po’ perché è vietato prendere i mezzi pubblici. Serve la macchina o qualcuno che li venga a prendere, superando gli ostacoli imposti dal decreto, come quello alla circolazione sul territorio nazionale.
Viterbo – La casa dello studente di via Cardarelli
“E’ tempo di pensare al bene comune e non essere egoisti – conclude Enrico Fiordiponti -. Ma soprattutto occorre collaborare e seguire le indicazioni dello stato. Certo, ci sono mille difficoltà, mille problematiche e disagi, ma solo tutti insieme possiamo farcela. E soprattutto bisogna aiutare chi ci aiuta. Quindi, testa sulle spalle. Siamo sicuri di farcela, ma occorre collaborare tutti”.
Daniele Camilli
Multimedia – Fotogallery: La casa di via Cardarelli in isolamento – Video: La vita nella casa dello studente








