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“Chiusura totale di tutti gli uffici pubblici e le attività private non necessarie alla sopravvivenza”

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Giovanni Arena

Giovanni Arena

Viterbo - Al via la sanificazione delle strade della città

Viterbo – Al via la sanificazione delle strade della città

Viterbo – Chiusura totale di tutti gli uffici pubblici e di tutte le attività private non necessarie. E’ questa la proposta del sindaco di Viterbo Giovanni Arena per contenere la diffusione dei contagi da Coronavirus.

“Mi auguro – ha detto infatti Giovanni Arena – di avere la possibilità di chiudere tutto completamente per una settimana, dieci giorni e lasciare aperto soltanto ciò che riguarda la sopravvivenza. Quindi, luce, acqua, gas, alimenti e medicine. Capisco le difficoltà. Ma in una situazione straordinaria bisogna affrontare le cose in modo straordinario”.

Inoltre, “nelle condizioni attuali – ha risposto il sindaco a una delle domande dell’intervista – credo sia da escludere che si possa tornare a una vita normale per i prossimi due, tre mesi. I numeri sono ancora alti. Poi c’è anche il problema delle altre province del Lazio che sono messe peggio di noi e non sappiamo quanto ancora le loro strutture sanitaria possano reggere. E ci potrebbe essere la possibilità di utilizzare le nostre strutture anche per le altre province”.

Sindaco Arena, può darci un quadro generale di quanto sta accadendo a Viterbo?
“Sì. Per quanto riguarda i numeri, i positivi al Coronavirus hanno superato le 200 persone coinvolte. Ci sono poi circa 220 persone in quarantena. Adesso abbiamo anche il problema di dare la possibilità di dare alle famiglie con le persone in quarantena o positive al virus di avere gli alimenti sia il ritiro dei rifiuti. Per quanto riguarda quest’ultimi, il ritiro lo farà quasi sicuramente Viterbo ambiente. Speriamo solo che i numeri di chi è positivo e chi sta in quarantena non aumentino, altrimenti dovremo ogni volta riorganizzare il servizio”.

La sanificazione iniziata venerdì scorso è stata conclusa?
“Per il momento abbiamo fatto la città dentro le mura e la parte esterna delle stesse. Vanno ancora fatti tutti in quartieri periferici e le frazioni. La prossima settimana la sanificazione verrà completata”.

Ci sono persone che invocano misure più restrittive e repressive. Ma i viterbesi stanno poi così tanto in giro in questi giorni?
“Sul mio numero di cellulare arrivano in continuazione segnalazioni di chi è critico su tutto e di chi è collaborativo. In linea di massima, rispetto soprattutto ad altre città d’Italia, i viterbesi si stanno comportando bene. Ci sono ancora situazioni critiche. Ad esempio mi hanno segnalato che alla Quercia, tra le 8 e mezza e le nove di mattina, c’è gente di una certa età che si muove tranquillamente in giro senza una destinazione prevista. Oggi pomeriggio (ieri ndr) dovevamo iniziare l’attività di controllo con i droni, poi c’è stata la circolare del capo della Polizia, confermata da una lettera della prefettura, che sospende tutte le attività aeree dei droni in attesa di una regolamentazione che spero arrivi al più presto. In questa fase è necessario utilizzare tutto quello che è possibile usare in termini di controllo e prevenzione, utile per avere una tranquillità maggiore. Avevamo organizzato tutte le varie zone da far sorvolare dai droni, ma abbiamo fermato tutto. Non mi sembra però che ci siano eccessi allarmanti da parte della gente. C’è qualche situazione la sera a Valle Faul, però sono ragazzi extracomunitari che hanno sicuramente delle situazioni precarie”.

In effetti ci sono diverse persone che non hanno una casa dove stare…
“C’è la possibilità di andare a dormire in determinate strutture”.

Dove?
“Ad esempio le suore di Santa Rosa, rispettando le misure previste dai decreti del governo, hanno messo a disposizione una quindicina di posti letto. Attraverso i servizi sociali possiamo venire incontro alle situazioni di disagio presenti sul territorio”. 

Tornando ai droni, non crede che tutta questa pressione possa ulteriormente spaventare le persone mettendoli in una situazione di ulteriore disagio?
“Ci sono state diverse discussioni sull’utilizzo dei droni, ma tutto sommato è una buona soluzione. I droni che avremmo utilizzato avevano anche l’audio, una specie di altoparlante, che non era affatto intimidatorio, ma di sensibilizzazione a una maggiore responsabilità. Perché è solo con senso di sacrificio e responsabilità che le cose si risolvono. E con un paio di droni si può monitorare un’ampia superficie. Insomma, con un paio di droni avremmo controllato tutto il territorio comunale. Si tratta poi di droni collegati con la centrale operativa della Polizia locale che avrebbe potuto intervenire in modo immediato laddove fosse stata riscontrata una situazione in contrasto con quanto previsto dai decreti. Ci sono poi troppe macchine in giro. Ma saranno sicuramente movimenti dovuti a situazioni lavorative e agli uffici pubblici ancora aperti. Però la gente segnala pure questo”.

Quali sono le decisioni che intendete prendere per i prossimi giorni?
“Mi auguro di avere la possibilità di chiudere tutto completamente per una settimana, dieci giorni e lasciare aperto soltanto ciò che riguarda la sopravvivenza. Quindi, luce, acqua, gas, alimenti e medicine. Capisco le difficoltà. Ma in una situazione straordinaria bisogna affrontare le cose in modo straordinario”.

E con la gran parte degli uffici pubblici chiusi come farete?
“Laddove si dovesse arrivare alla chiusura totale, per quanto riguarda gli uffici pubblici, sarà come se il sindaco diventasse un commissario straordinario della propria città per una settimana, dieci giorni. Questo per velocizzare le procedure burocratiche e semplificare il più possibile gli interventi in favore dei cittadini”.

Un esempio?
“Ad esempio se c’è la necessità di portare una salma al cimitero per operazioni di sepoltura, al di là di pezzi di carta, atti e bolli, la cosa si potrà fare con un atto del sindaco. L’obiettivo sarebbe quello di snellire l’apparato burocratico. Non credo crolli il mondo. Ci sono ancora troppi agenti di commercio che girano per i rifornimenti alimentari. Dobbiamo provare a ridurre al minimo tutto questo”.

Quindi l’idea è chiudere tutti gli uffici pubblici?
“L’idea è chiudere tutto ciò che non è assolutamente necessario”. 

Anche le attività private che sono ancora aperte?
“Sì. Capisco che se una persona ha un’improvvisa perdita d’acqua a casa questa diventa un’urgenza. In tal caso uno darebbe la possibilità di chiamare soltanto chi può essere chiamato per un pronto intervento. I positivi che ci sono stati in questi giorni sono dovuti a contatti tra persone. L’unica difesa che abbiamo in questo momento è di evitare al massimo i contatti. E questo si può ottenere limitando al massimo le uscite di casa. Sarà un altro grosso sacrificio. Si tratterebbe di una decina di giorni. Ma mi auguro che possano arrivare decisioni in questo senso. Adesso vediamo. Se per i prossimi 3, 4 giorni i numeri cominciano a diminuire possiamo lasciare le cose come stanno. Ma la paura mia è che appena diminuiscono i numeri ci sia la tendenza a non rispettare le norme. Anche in Cina, sebbene la situazione stia migliorando, le norme restano sempre ferree. Non possiamo farci prendere dal facile entusiasmo. Io però sono tra quelli che preferirebbe una chiusura quasi totale delle attività pubbliche e private che non sono necessarie”. 

Quindi, se si dovesse andare verso la chiusura totale delle attività non necessarie, la gestione politica e amministrativa della città sarebbe tutta in mano al sindaco e al prefetto…
“Sì, esatto. Per questo breve tempo. Tutto in funzione di evitare uscite e movimenti legati alle attività lavorative”.

E quando potrebbe iniziare questo periodo di chiusura totale?
“E’ una decisione che non posso prendere io personalmente. Ne parlerò all’interno del comitato ordine e sicurezza pubblica. Sono comunque decisioni ministeriali. Per farlo direttamente io, la situazione dovrebbe essere di massimo pericolo”. 

Quale è la linea di tendenza all’interno del comitato ordine e sicurezza pubblica?
“E’ quella che si deve fare tutto ciò che è necessario fare. Ci sono ancora molti cittadini che trasgrediscono le norme e non hanno capito che la situazione è seria”.

Quante persone sono state denunciate a Viterbo?
“Complessivamente la Polizia municipale ha denunciato circa 8 persone. Una trentina, trentacinque le forze dell’ordine. Siamo nell’ordine di una cinquantina”.

Secondo lei, quando finirà tutta questa situazione?
“Nessuno sa dare una risposta precisa. Nemmeno gli esperti. Io sono convinto che dovremmo stare in questa situazione almeno per tutto il mese di aprile e che si possa andare piano piano verso una situazione più tranquilla. I numeri ci dicono che a Viterbo siamo ancora in una fase bella calda. Purtroppo il contagio in città, ma anche in provincia, è costante. Quindi ci sono circa 30 persone ricoverate a Belcolle tra terapia intensiva e malattie infettive. E tra un po’ rischiamo di non avere più disponibilità di stanze. Anche se devo dire che la direzione della Asl ha lavorato molto bene in questo senso. Entro fine mese dovremmo arrivare a 20 stanze di terapia intensiva e per una realtà come il viterbese non sono poche”.

C’è il rischio che l’emergenza vada avanti per tutta l’estate?
“La situazione può arrivare tranquillamente verso l’estate. Anche se sarebbe difficile continuare a tenere le persone dentro casa. Anche perché, al di là dei pochi fortunati che hanno i giardini o la campagna, la maggior parte delle persone vive in 50, 70 metri quadrati, magari con 4, 5 persone. E una convivenza in queste condizioni è molto, molto difficile. Come se fossero degli arresti domiciliari a tutti gli effetti. Mi auguro che non dovremmo poi intervenire a livello psicologico come già stiamo facendo. E i servizi sociali da questo punto di vista stanno svolgendo un ottimo lavoro in collaborazione con la Croce Rossa”. 

Vi hanno mai segnalato situazioni conflittuali all’interno delle famiglie dovute sostanzialmente al fatto che le persone sono costrette in casa?
“Sì. Ci hanno segnalato diverse liti familiari, tra mogli e mariti, tra fratelli, tra padri e figli. E’ chiaro che questo non è un bel vivere. Ma l’alternativa è drammatica. E dobbiamo continuare così finché non otterremo il risultato sperato”. 

Quindi il ritorno a una vita normale nel breve, medio periodo è da escludersi…
“Nelle condizioni attuali credo sia da escludere che si possa tornare a una vita normale per i prossimi due, tre mesi. I numeri sono ancora alti. Poi c’è anche il problema delle altre province del Lazio che sono messe peggio di noi e non sappiamo quanto ancora le loro strutture sanitaria possano reggere. E ci potrebbe essere la possibilità di utilizzare le nostre strutture anche per le altre province. Ancora siamo in una fase molto calda e ogni previsione è veramente azzardata”.

 

Non crede che una volta finita l’emergenza, il tessuto economico cittadino, a partire dal mondo del commercio, ne esca distrutto?
“Sicuramente sì. E mi risultano già diverse attività che non hanno più intenzione di riaprire. Tutto quello che potremo fare, lo faremo. Ma per poter investire le risorse le devi avere, magari attraverso alcuni tagli. E’ chiaro che le disponibilità comunali sono poca cosa. Ma faremo di tutto e il bilancio comunale sarà finalizzato esclusivamente alla ripresa economica dopo questo cataclisma che ci ha investito. Abbiamo già anticipato la sospensione dei pagamenti di diverse tasse comunali e vedremo quello che si potrà recuperare dal bilancio e poi decideremo insieme. Mi auguro maggioranza e minoranza consiliare, in maniera propositiva. Però è necessario che anche lo Stato ci dia una mano”.

La città di Viterbo riuscirà mai a riprendersi?
“Sarà una ripresa economica lenta e di lacrime e sangue per tutti. E bisognerà recuperare anche la tranquillità delle persone a uscire e mettere di nuovo in moto l’economia. Perché poi con la paura è tutto più difficile. Ma per diversi mesi sarà difficile avere la vita che avevamo prima. Abbiamo avuto l’illusione di vivere come persone sane in un mondo che invece abbiamo reso malato, violentandolo nel corso degli anni. E adesso ne paghiamo le conseguenze. Il nostro modo di vivere del passato sarà solo un ricordo”. 

Daniele Camilli


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