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“Coronavirus, attenzione a diffondere informazioni via social”

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Il test del Coronavirus

Il test del Coronavirus

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Non c’è dubbio che in tempi di emergenza sanitaria il dilemma tra privacy e tutela della salute tenda inevitabilmente a trovare soluzione verso la seconda.

Anche l’Autorità Garante per la Privacy sembra pensarla in questo senso, vista l’autorizzazione straordinaria concessa alla Protezione Civile all’interscambio di dati sensibili al fine di contrastare il c.d. Coronavirus, contenente numerose deroghe al GDPR e alla normativa vigente.

Attenzione però, i destinatari di tali aperture sono solo gli organi dello stato: dagli enti sanitari alle forze dell’ordine, sino ai comuni, compresi i singoli funzionari o operatori, che nell’esercizio delle loro funzioni possono scambiarsi dati personali e sanitari al fine di tutelare la salute pubblica in questo periodo di allarme.

Rimane quindi assolutamente vietata la diffusione, ancor più se attraverso i social network, di notizie e dati riguardanti persone realmente o presumibilmente infette, come recentemente accaduto a Napoli, dove qualcuno ha pensato bene di postare su Facebook il video del trasferimento di un paziente in ambulanza, ritratto in maniera ben visibile e perfettamente identificabile il quale, giustamente leso nei propri diritti, ha inteso rivolgersi all’Autorità Giudiziaria per veder perseguiti i comportamenti illeciti perpetrati nei suoi confronti.

La psicosi però pare aver contagiato anche alcune aziende, che hanno chiesto ai propri dipendenti o ai propri fornitori di compilare dei questionari con domande riguardanti il loro stato di salute o più in genere, aspetti della propria vita privata, in qualche modo ad esso legati (spostamenti, frequentazioni, ecc.).

Ebbene, anche questi comportamenti debbono dirsi del tutto illegittimi ed espongono i titolari a gravi conseguenze economiche, soprattutto se a ciò si aggiunge il mancato rispetto, da parte della stessa azienda, delle norme che regolano la materia, come troppo spesso avviene, nonostante esse abbiano affidato a sedicenti consulenti la propria messa a norma, risultata poi del tutto inidonea.

Attenzione quindi a diffondere o a raccogliere dati altrui, anche se a noi vicini: proprio l’eccezionalità della circostanza, potrà rappresentare un’aggravante, con pesanti conseguenze sul portafoglio dei trasgressori.

Avvocato Luigi Padovan Privacy Specialist
Founder & Chief Legal Advisor


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