Viterbo – Conte ha appena detto stop a tutto quello cui eravamo abituati e lo consideravamo indispensabile per vivere. Dalle 23,15 del 21 marzo 2020, in tutta Italia ma poi anche nel resto del mondo, non inizia più la primavera ma un’altra cosa. Un modo nuovo di ritrovare l’uomo che è in noi, con più autonomia, meno condizionamenti.
Maggiore solitudine? Perché, quando imbottigliati nel traffico imprecavamo al vicino, sui mezzi pubblici evitavamo gli afrori sudoriferi dei vicini e gli strofinamenti involontari, ci sentivamo in compagnia? Davvero?
Adesso di tutto quello che elettricità, onde magnetiche, energia di ogni tipo, satelliti ponte per le nostre comunicazioni, insomma di quanto ci eravamo costruiti, insieme, dalla Cina agli USA, alla Germania e al Montenegro per – dicevamo – stare meglio, di tutto stiamo cominciando a fare a meno. E viviamo lo stesso, perché l’umanità ne ha fatto senza per millenni. Il mondo non finisce.
Dicono che qualcosa, tutte queste onde che trapassandoci ci connettono in una impalpabile quanto inanimata rete, ha avvelenato qualche cellula la quale ha espulso il suo veleno, il virus che si è mosso all’istante perché non aveva bisogno di cavalli o treni per essere trasportato. Era, infatti, già in rete.
C’è chi parla di complotti della Cina contro gli Stati Uniti e viceversa – ambedue contagiati; di grandi investitori internazionali che hanno scommesso sugli sconvolgimenti delle borse mondiali in marzo per far crollare i prezzi e comprarsi il mondo a prezzi di saldo e ancora non son comparsi predicatori a dire che ce lo siamo meritato questo castigo.
Non è vero. Ad ogni buon periodo è sempre seguito il fermo obbligato da un diluvio, una guerra ed il più delle volte da una pestilenza. Poi si ricomincia, si riprende seppure con più fatica.
Succede, è sempre successo nella storia che ad un certo momento ci sia stato bisogno – si consenta il termine – di spurgarsi, per stare meglio. Quel che cambia è la velocità con cui si sprofonda.
La crisi è comunque esistenziale e allora approfittiamo della tardiva decisione governativa di chiuderci a casa, per riprogettare il futuro che è prima di tutto di ognuno, prima che dell’umanità. Discutendo con noi stessi. Perché non deve essere difficile essere umani, cioè dominare a terra, animali, cose (e virus). Come ci fu detto all’inizio.
Buona, serena ed ottimistica riflessione. In casa.
Renzo Trappolini
