Viterbo – Disdette, ma non troppe.
Viterbo ai tempi del Coronavirus è ancora un’isola – quasi – felice. L’epidemia ha fatto sentire il suo contraccolpo ma non in modo drammatico. Almeno per ora.
Dal Best Western, l’hotel che troneggia su via De Lellis, parlano di “alcune cancellazioni o prenotazioni posticipate, tutte tra fine febbraio e marzo”.
“Dovremo vedere come andrà nelle prossime settimane – dichiara Marco Sensi, che gestisce le Terme dei papi -. Anche dal punto di vista sanitario, intendo. Se il Coronavirus raggiungerà Viterbo e provincia c’è da aspettarsi un periodo di sofferenza. Per adesso, però, è limitata: abbiamo avuto tre cancellazioni, ma tutte da clientela straniera, francesi, inglesi che non sono precisamente il nostro target. Noi lavoriamo per lo più con connazionali: romani, umbri, turisti in visita da tutto il centro Italia”.
Le Terme dei papi, per esempio, ieri erano sold out. Come del resto le Terme Salus: le considerazioni della manager Tiziana Governatori sono analoghe a quelle di Sensi. “Si resiste e si naviga a vista – dice -. È difficile dare una proiezione precisa in questo momento. Finora non abbiamo avuto problemi, anzi: febbraio è stato un ottimo mese, come anche gennaio: abbiamo registrato un incremento delle presenze del 10 per cento, rispetto allo stesso periodo l’anno scorso. Oggi (ieri, ndr) siamo pieni. Ma la situazione potrebbe complicarsi a breve: per la settimana prossima, dal primo marzo in poi, abbiamo avuto un 20-30 per cento di cancellazioni. Un calo soprattutto da ricercare nel settore business, perché ovviamente chiudendo le aziende del nord, viene a mancare quella fetta di prenotazioni di chi arrivava qui per lavoro”.
Per Governatori, come per Sensi, insomma Viterbo tiene botta. Regge. Ma è anche vero che la Tuscia, al momento, non ha casi di pazienti positivi al Coronavirus. Al massimo qualche famiglia – una decina – in quarantena a scopo precauzionale, ma niente di più. “Qui da noi l’emergenza si può dire che inizia a sentirsi adesso – continua Governatori -, in ritardo rispetto a quando sono iniziati i primi focolai nel nord Italia. Di conseguenza tarda anche la crisi turistica che morde nelle zone infette. La vera recessione potremmo iniziare a sentirla nelle prossime settimane”.


