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Coronavirus – Rivolta in carcere a Rieti, 3 morti e 5 feriti

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Carcere, una cella

Carcere, una cella

Rieti – Coronavirus – Rivolta in carcere a Rieti, 3 morti e 5 feriti.

Caos nelle carceri per lo stop ai colloqui con i parenti. All’interno del carcere di Rieti tre detenuti sarebbero morti durante la protesta scoppiata nella giornata di ieri.

Da quanto si apprende, altri 5 detenuti sono al momento ricoverati all’ospedale San Camillo de Lellis. Due di loro sarebbero stati trasportati a Roma in elicottero.

Durante la rivolta nel carcere c’è stato anche un assalto all’infermeria del penitenziario. Non è escluso che i tre detenuti morti possano essere deceduti per overdose, dopo aver assunto farmaci saccheggiati proprio nell’infermeria del penitenziario.

Le agitazioni di ieri nelle carceri hanno interessato anche l’istituto di Foggia da cui sono evasi circa 23 detenuti. Tra questi ci sarebbe anche un omicida e tre persone legate alla magia garganica.

A quanto si apprende sarebbero stati 77 i detenuti che sono riusciti a fuggire approfittando dei disordini, 54 quelli già catturati tra cui due che si sono costituti. Nella notte le forze di polizia hanno effettuato una ventina di perquisizioni nel Foggiano.


“La tragedia nelle carceri italiane continua. Ci giunge ora la notizia di tre morti fra i detenuti anche a Rieti, più uno in rianimazione e ben quattro ricoverati. Ieri il penitenziario reatino, al pari di molte altre carceri del paese, è stato devastato e l’infermeria è stata saccheggiata dai reclusi. Oggi si contano altri morti, mentre il ministro Bonafede continua a ‘studiare’ e a minimizzare”.

A dare l’ennesimo allarme è sempre Gennarino De Fazio, per la Uilpa polizia penitenziaria nazionale. “Sono settimane – spiega De Fazio, visibilmente scosso dall’ulteriore notizia drammatica – che chiediamo una task force sulle carceri al ministro della Giustizia, ma lui l’ha annunciata solo ieri sera, minimizzando ancora il fallimento della conduzione del suo dicastero e delle carceri. Adesso non è più tempo di task force, soprattutto se coordinate da chi ha palesato incapacità e incompetenze specifiche. I disordini, le rivolte, vanno avanti ovunque: Bologna, Isernia, Siracusa, Larino, solo per citare alcune carceri; mentre si continuano a contare i morti rispetto ai quali, se non ci sono responsabilità penali, non possono sfuggire quelle morali e politiche”.

“Ripeto l’appello – conclude il leader della Uilpa polizia penitenziaria –, nella speranza che qualcuno lo raccolga prima che sia troppo tardi: la presidenza del consiglio dei ministri assuma direttamente, pro-tempore, la gestione delle carceri. Capiamo il momento, comprendiamo l’emergenza generale del paese, ma non giustifichiamo affatto l’assenza anche del presidente Conte su questo tema che pure ieri sera, in conferenza stampa, non ha speso una parola sulle carceri. Ora anche il presidente deve dare un segnale, che batta un colpo”.

Gennarino De Fazio

Uilpa polizia penitenziaria


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