Viterbo – Covid-19, sicurezza e ordine pubblico in mano ai prefetti e al ministro dell’interno. E per chi viola le regole le sanzioni potrebbero essere ben più severe rispetto a quanto previsto dall’articolo 650 del codice penale che stabilisce una multa di oltre 200 euro oppure l’arresto fino a tre mesi.
Ancor più esplicita del decreto del governo è la direttiva ai prefetti della ministra dell’interno. Quest’ultima richiama infatti un altro articolo del codice penale. Il 452, che prevede da uno a cinque anni di reclusione per chiunque provochi “un’epidemia mediante la diffusione di germi”.
La ministra dell’interno Luciana Lamorgese
La direttiva della ministra dell’interno Luciana Lamorgese è datata 8 marzo e, dopo l’entrata in vigore del nuovo decreto Conte, riguarda tutta Italia e non più soltanto il nord del paese.
“Il personale operante – sta scritto nella direttiva della ministra – provvederà anche a rendere edotti gli interessati circa il fatto che le più gravi conseguenze sul piano penale di un comportamento, anche solo colposo, non conforme alle previsioni del Dpcm possono portare a configurare ipotesi di reato, quali quelle di cui all’articolo 452 del codice penale (delitti colposi contro la salute pubblica)”.
Allerta Coronavirus
La direttiva della ministra Lamorgese, datata 8 marzo, specifica inoltre che “il quadro delle misure afferenti alla mobilità è completato dalla previsione del comma 1, lettera b) (decreto del governo ndr) che si estrinseca in una forte raccomandazione a rimanere presso il proprio domicilio e a limitare al massimo i contatti sociali rivolta a coloro che presentano sintomi da infezione respiratoria e rialzo della temperatura corporea maggiore di 37,5 gradi C. Si soggiunge che l’inosservanza di tale raccomandazione può arrivare a configurare l’elemento materiale dei reati contro la salute pubblica” .
Dunque, chi non rispetta il decreto del governo, esteso poi a tutta la penisola la sera del 9 marzo, rischia una multa di oltre 200 euro, l’arresto fino a tre mesi e nei casi più gravi una condanna che può arrivare a 5 anni di reclusione. Un rischio che si potrebbe correre nel momento in cui, con i propri comportamenti, si diffonde il virus ad altre persone. Anche con comportamenti colposi, vale a dire per imprudenza, negligenza e imperizia.
Ciò significa che una persona che diffonde il virus rischia 5 anni di carcere, anche se non lo fa apposta. Non solo, ma se una persona ha più di 37 e mezzo di febbre, non si chiude in casa, continua ad andare in giro, poi risulta positiva al Coronavirus e nel frattempo l’ha anche attaccato a qualcun altro, le conseguenze potrebbero essere le stesse. Come evidenziato dalla stessa direttiva della ministra dell’interno.
Roma – Palazzo Chigi, sede del governo
Chi adotta le direttive in materia di ordine e sicurezza pubblica? Pure in tal caso le indicazioni della ministra Lamorgese parlano chiaro. “Ferma restando – spiega la direttiva della ministra dell’interno – la piena autonomia nelle materie di competenza regionale, come individuate dalle disposizioni vigenti, va rilevata l’esigenza che in ogni caso, e soprattutto in questo delicato momento, non vi siano sovrapposizioni di direttive aventi incidenza in materia di ordine e sicurezza pubblica, che rimangono di esclusiva competenza statale e che vengono adottate esclusivamente dalle autorità nazionale (ministero interno ndr) e provinciali (prefetti ndr) di pubblica sicurezza”.
Viterbo – Coronavirus – Primo giorno del decreto del governo
In Italia, fino al 3 aprile, cambia anche la catena di comando. Soprattutto per quanto riguarda sicurezza e ordine pubblico. Lo stesso ministero dell’interno, sul suo sito internet, specifica che, “ferma restando l’autonomia di ciascun Ente nelle materie di competenza nei limiti della legislazione vigente, non risultano coerenti con il quadro normativo le ordinanze delle Regioni contenenti direttive ai prefetti, che, in quanto Autorità provinciale di pubblica sicurezza, rispondono unicamente all’Autorità nazionale”.
“Il riferimento – prosegue la direttiva – è, in particolare, alla previsione di cui alla lettera a) del comma 1 (decreto del governo ndr) che… prescrive di evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori… nonché all’interno dei medesimi, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovare esigenze lavorative o situazioni di necessità, ovvero spostamenti per motivi di salute”. Poco più avanti, la direttiva evidenzia inoltre “che l’onere di dimostrare la sussistenza delle situazioni che consentono la possibilità di spostamento incombe sull’interessato”.
Roma – Il ministero dell’Interno – Viminale
Al vertice di sicurezza e ordine pubblico c’è l’Autorità nazionale, ossia il ministro dell’interno, che si avvale di un Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica, “organo ausiliario – riporta il sito internet del ministero – di consulenza del ministro dell’Interno per l’esercizio delle sue attribuzioni di alta direzione e di coordinamento in materia di ordine e sicurezza pubblica”.
Il Comitato ha il compito di esaminare “ogni questione di carattere generale relativa alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e all’ordinamento ed organizzazione delle Forze di polizia”. Presieduto dal ministro dell’Interno, il Comitato è composto da un sottosegretario designato dal ministro, con funzioni di vice presidente, dal capo della Polizia, dal comandante generale dell’Arma dei carabinieri, dal comandante generale del corpo della guardia di finanza, dal direttore del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e dal dirigente generale capo del corpo forestale dello stato.
Il prefetto di Viterbo Giovanni Bruno
A livello territoriale la gestione dell’ordine pubblico è affidata ai prefetti che, come sta scritto sul sito della ministra Lamorgese, in veste di autorità provinciali di pubblica sicurezza, “informando preventivamente il ministro dell’Interno, assicurano l’esecuzione di tali misure, avvalendosi delle Forze di polizia e, se necessario, delle Forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali”. I prefetti informano del proprio operato anche i presidenti delle regioni e delle province autonome.
Dopodiché, “i prefetti dei capoluoghi di regione – specifica la direttiva della ministra Lamorgese – nelle funzioni di rappresentanti dello stato per i rapporti con il sistema delle autonomie… dovranno acquisire ogni utile elemento dalle regioni, ordinariamente competenti in materia di sanità, al fine di coordinarsi, auspicabilmente in via preventiva, nella superiore esigenza dello svolgimento ordinato delle funzioni di ciascuna istituzione in questo specifico contesto emergenziale”.
Viterbo – Il palazzo della Prefettura
Per garantire l’esecuzione di quanto previsto dal decreto del governo Conte, i prefetti si avvalgono poi di un comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica formato dai rappresentanti delle forze di polizia e militari, dal sindaco del capoluogo, dalla Asl, dal comando dei vigili del fuoco e dal provveditorato agli studi. I prefetti sono anche “competenti del monitoraggio sull’attuazione delle misure previste in capo alle varie amministrazioni” e in sede di comitato provinciale ordine e sicurezza pubblica pianificano “in primo luogo con le autorità locali, le relative modalità attuative, sotto la vigilanza dei sindaci, nella loro qualità di autorità sanitaria locale”.
Infine, ed è sempre la direttiva Lamorgese a specificarlo, “per quanto concerne i controlli da effettuarsi nelle zone di frontiera, si ritiene opportuno evidenziare che, in deroga alle disposizioni che disciplinano l’impiego dei comparti di specialità delle forze di polizia, ai fini del concorso al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica nell’ambito delle operazioni di polizia, i prefetti… potranno disporre del citato personale, previa diretta intesa con il questore”.
Daniele Camilli
– La direttiva della ministra dell’interno






