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“Covid-19, i carabinieri sono venuti a controllare se eravamo in casa…”

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Viterbo – “Finalmente siamo quasi fuori. Ieri sono venuti pure i carabinieri. Fanno i controlli. Finché non siamo fuori dalla quarantena, vengono a controllare che siamo in casa”. Elisa è una ragazza di Viterbo. E’ stata messa in quarantena perché è entrata in contatto con una signora risultata positiva al Coronavirus. Dal 29 febbraio. Venerdì ha finito il periodo di isolamento. Ma i decreti del governo Conte impediscono lo stesso di circolare per la città con tanto di controlli delle forze dell’ordine.

Elisa non è il suo vero nome. Chi racconta ha chiesto l’anonimato. E’ di Viterbo, come la signora che ha conosciuto e che ha contratto il Covid-19.


Viterbo - Coronavirus - La gente in strada e nei negozi

Viterbo – Coronavirus – La gente in strada e nei negozi


“Io sono venuta in contatto con una signora risultata positiva al Coronavirus – racconta Elisa -. Ci siamo parlate, all’interno della stessa stanza. La signora mi ha detto di avere la febbre. Era il 28 febbraio. Mi ha detto anche che sarebbe andata dal dottore per fare dei controlli. E alla fine è risultata positiva. Ed è finita all’ospedale Spallanzani a Roma”.

Da quel momento Elisa s’è chiusa in casa. Con la sua famiglia. Marito, entrambi sono trentenni, e figlio di 5 anni. “Fortunatamente – dice Elisa – abbiamo fatto scorta e acquisti prima che succedesse tutto questo. Quindi con cibo e beni di prima necessità siamo stati a posto”.


Viterbo - Emergenza Coronavirus - I controlli della polizia

Viterbo – Emergenza Coronavirus – I controlli della polizia


“Una volta che abbiamo saputo che la signora era positiva – continua Elisa -, c’è venuta un po’ d’ansia e abbiamo chiamato la Asl di Viterbo. Volontariamente. La Asl ci ha chiesto come fosse avvenuto il contatto e poi ci ha detto di stare in casa, in quarantena, monitorare la temperatura e vedere come andavano le cose. Siamo dovuti restare in casa per 14 giorni. Io e la mia famiglia siamo rimasti in casa dal 29 febbraio. Abbiamo visto film e parlato tra di noi. Mentre la Asl ha chiamato tutti i giorni per sapere come stavamo”. 

Il lavoro non è un problema. “Per fortuna siamo impiegati pubblici – dice Elisa – e possiamo avvalerci dello smart working. Ci mandano i documenti e lavoriamo da casa. Conosciamo però amici che hanno negozi e bar. Hanno chiuso e contattato il commercialista per sapere quali tutele hanno. Avevano anche dei dipendenti. Qualcuno li ha messi in cassa integrazione.  Qualcun altro li ha mandati a casa”.

Qualche giorno fa la visita dei carabinieri. “Hanno suonato al campanello – dice Elisa – e hanno controllato che fossi in casa. Credo che sapessero il mio nome dalle liste della Asl“.

Daniele Camilli


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