Viterbo – Covid-19, la gente c’è. Le persone esistono ancora, ma sono chiuse in casa. Anche a Viterbo. Italia zona protetta. Primo giorno del decreto del governo di Giuseppe Conte che estende a tutto il Paese la zona rossa. Tutti in casa. Almeno fino al 3 aprile.
In giro per il centro storico non c’è quasi nessuno. Piazze vuote, negozi aperti. Strade deserte. Si trova pure parcheggio. Ci sono solo tre, quattro turisti. E parlano tutti russo.
Viterbo – Coronavirus – Primo giorno del decreto del governo
Fuori da alcuni bar, locali e ristoranti sono pressoché chiusi, cartelli che invitano le persone che entrano a mantenere un metro di distanza. Il rischio, se lo spaziosa gli uni e gli altri non è rispettato, è la chiusura dell’attività. L’unico vociare che si sente riguarda il Coronavirus. Non si parla d’altro, e della vita che cambia.
Viterbo – Coronavirus – Primo giorno del decreto del governo
Qualcuno gira con la mascherina in volto e cantieri fermi un po’ in tutto il centro. Chiuso il cantiere per la sistemazione della loggia dei papi in piazza San Lorenzo. La maggior parte di quelli che ci stavano lavorando pare provenisse da Roma. Se ne sarebbe tornata a casa.
Viterbo – Coronavirus – Primo giorno del decreto del governo
Preoccupazione, rassegnazione e smarrimento. I sentimenti più diffusi.
Smarrimento. Un’intero paese messo in isolamento per decreto governativo non era mai successo nella storia della repubblica. Dal dopoguerra in avanti. E adesso che succede? Che fare? Una volta chiusi in casa, che succede? E dopo? Domande che per il momento sembrano cadere nel vuoto. Attorno un impressionante ritiro delle persone da ogni spazio sociale. Per paura del contagio e anche delle sanzioni previste per chi trasgredisce le regole. La partecipazione a qualsiasi cosa è azzerata. La vita privata è distanziata da quella pubblica. E le persone, non solo tra conoscenti, ma pure tra amici e familiari, sono guardinghe. Fin dentro la propria casa. Anche nei confronti di figli, mogli, mariti. Una presenza, quella dell’altro, vissuta ormai nell’assenza di ambienti e cose che lo contraddistinguono. Lo spazio in cui si muove.
Viterbo – Coronavirus – Primo giorno del decreto del governo
Preoccupazione. Tutto, in qualche modo, è successo all’improvviso. E la cosa preoccupa. Il sentimento diffuso nei confronti della decisione presa dal governo è generalmente favorevole. In qualche modo sembra quasi che l’intero paese abbia tirato un sospiro di sollievo. Dettato però dall’incertezza della situazione. Adesso che tutt’Italia è sullo stesso piano, che ogni normativa e disposizione sono state rese omogenee, le persone danno quasi l’impressione di vederci più chiaro. Almeno una cosa è certa. Tutti devono chiedere il permesso per fare tutto. Il permesso per esercitare libertà che si davano per scontate. E lo devono chiedere alle autorità costituite. A partire dai prefetti. Per finire, in casa, con padri e madri. Ma la preoccupazione, l’ansia da prospettiva resta. Perché tutto questo è la prima volta che accade. E l’impressione è che non si abbiano gli strumenti per poterlo affrontare a lungo.
Viterbo – Coronavirus – Primo giorno del decreto del governo
Rassegnazione. L’impatto economico di quanto sta avvenendo si è fatto subito sentire. Colpendo immediatamente le attività commerciali, il principale assetto economico di un centro storico. Niente turisti e clientela fissa fortemente assottigliata. Adesso che il decreto riguarda tutto il Paese, altri settori e soggetti verranno coinvolti. Difficile, ad esempio, per un precario o una partita Iva restarsene a casa. Difficile per un bracciante che campa a giornata. Dal punto di vista contrattuale, dopo anni di deregolamentazione del mercato del lavoro, sono tante oggi le persone in balia del nulla. Col rischio di non ritrovare più il posto di lavoro una volta finito tutto questo. Eppure, per il momento, il pensiero va ad altro. Va ancora alla salute.
Daniele Camilli
– Il nuovo modulo per l’autocertificazione per gli spostamenti
Multimedia – Fotogallery: Italia zona protetta, primo giorno – Video: Piazze vuote, strade deserte




