Viterbo – Crollano le vendite dei quotidiani, soprattutto quelli locali. L’emergenza Coronavirus sta mettendo in ginocchio la carta stampata. E con essa le edicole, che non riescono più a vendere nemmeno i prodotti che in questi ultimi anni gli hanno dato un po’ di respiro, come figurine e giochi per bambini.
“Una caduta verticale, un crollo – dice Roberto Stocchetti dell’edicola di via Carlo Cattaneo a Viterbo -. Se un tempo, ad esempio, i quotidiani locali vendevano fino a 400 copie al giorno, adesso si arriva al massimo a 40, 50 copie… sommando poi la vendita di tutti i giornali non edicola. Locali e nazionali. Questa vicenda avrà degli esiti durevoli anche nel campo dell’editoria perché sarà un’ulteriore spinta al web. E un ulteriore detrimento alla carta stampata”.

L’edicolante Roberto Stocchetti
Un vero e proprio epitaffio. Una situazione, quella dovuta al Covid-19 che ha portato il governo a chiudere il grosso delle attività commerciali e tutti quanti in casa, che rischia di far scomparire un pezzo fondamentale della storia del giornalismo. Un rischio che potrebbe diventare ben presto realtà.

Viterbo – L’edicola di via Carlo Cattaneo
“Ad esempio, un tempo – confida Stocchetti – i giornali locali arrivavano a vendere fino a 400 copie al giorno”. Adesso invece, in media, le copie vendute sarebbero al massimo una cinquantina. Cinquanta copie. L’equivalente di niente. Un dato che si riferisce inoltre all’insieme di tutti i giornali in edicola. E il Covid sta lì, lì, per dare il colpo di grazia.

L’edicolante Gabriella Pascucci
“Da quando c’è il Coronavirus – prosegue Stocchetti – vendo al massimo 40, 50 quotidiani al giorno. Complessivamente”.
Stessa cosa all’edicola di Porta Romana. “Trenta, quaranta copie – spiega Gabriella Pascucci, edicolante -, tra tutti i cartacei”.

Coronavirus – Viterbo – La crisi delle edicole e della carta stampata
La carta stampata, “la prima bozza della storia”, così come la definì l’editore statunitense Eugene Meyer che negli anni ’30 del secolo scorso acquisì il Washington Post che all’inizio degli anni settanta pubblicò documenti top secret sulla guerra in Vietnam, vincendo una memorabile battaglia per la libertà di stampa davanti alla Corte suprema. Poi, immediatamente dopo, grazie all’indagine sul caso Watergate condotta Bob Woodward e Carl Bernstein, costrinsero alle dimissioni il presidente degli Stati Uniti d’America Richard Nixon.

Coronavirus – Viterbo – La crisi delle edicole e della carta stampata
Non solo, ma anche i distributori dei giornali pare si stiano ristrutturando. Radicalmente. “Stanno unificando determinati giri – racconta sempre Stocchetti – per utilizzare meno autoveicoli”.

Viterbo – L’edicola di Porta Romana
A pagare il prezzo più alto, dovuto all’emergenza virus, per il momento sono però gli edicolanti che hanno visto i loro guadagni dimezzarsi. Da un giorno all’altro. Devono stare aperti perché, assieme ai giornali on line, hanno il dovere di informare il paese su quanto sta succedendo. Tuttavia sono allo stremo.

Coronavirus – Viterbo – La crisi delle edicole e della carta stampata
“Siamo un po’ messi così”. Gabriella Pascucci è appena uscita dalla sua edicola a Porta Romana. “Le vendite sono un po’ calate. E questo perché la gente ha paura a uscire di casa. E se esce lo fa di corsa. I giornali si vendicchiano. C’è stato un calo drastico. Trenta, quaranta copie tra tutti i cartacei”.

Coronavirus – Viterbo – La crisi delle edicole e della carta stampata
“Per restare aperto – ribadisce Roberto Stocchetti – ho dovuto ridurre tutta la merce. Incasso largamente al di sotto del 50% rispetto a prima. Le persone che vengono in edicola si sono ridotte tantissimo”. Anche se in edicola, come prevedono i decreti del governo, la gente potrebbe tranquillamente andare. Magari solo per prendere un giornale e approfittare per una boccata d’aria.

L’edicolante Daniel Piscini
Storie familiari, come quella di Daniel Piscini che, a soli vent’anni, ha preso in mano l’edicola del Carmine, quartiere popolare a sud di Viterbo. Davanti allo stadio di calcio del Pianoscarano. Dove adesso il comune ha messo il mercato del sabato che, per colpa del virus, di fatto non è mai partito.
“Mio padre Giulio – racconta Piscini – ha aperto questa edicola 32 anni fa”. Daniel va fiero del lavoro che fa e della tradizione familiare che lo contraddistingue. “Vendere un’attività in cui siamo cresciuti io e i miei fratelli sarebbe stato come un colpo al cuore. Abbiamo allora deciso tutti quanti insieme che l’avrei tenuta io”.

Viterbo – L’edicola del quartiere Carmine
Ad essere colpita dall’emergenza Covid, che sempre più sta diventando anche una grave crisi economica con cassa integrazione di massa e famiglie che il prossimo autunno potrebbero essere gettate sul lastrico, è anche la vendita di giocattoli per bambini. Fino a poco tempo fa un vero e proprio toccasana per le edicole.
“Adesso le faccio vedere una cosa – si fa largo tra i giornali Roberto Stocchetti -. vede questo gioco, “Me contro te”. Ne ho venduto uno. Fino a qualche settimana fa la scatola neanche l’avrebbe vista. Perché avrebbero svuotato tutto”.

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Peggio ancora le figurine. Quelle che una volta, pur di comprarle prima di andare a scuola, a volte non esitavi nemmeno a fregare 10 mila lire dal portafoglio di tua madre. Quando ancora l’Avellino e il Campobasso erano in serie A. Per poi andare in classe a barattarle con i compagni e appiccicare sull’album i calciatori che ti mancavano. Da Evaristo Beccalossi dell’Inter fino a Cristiano Ronaldo alla Juve.
“Le figurine – dice rammaricato Stocchetti – hanno subito un crollo verticale”.

Coronavirus – Viterbo – La crisi delle edicole e della carta stampata
“Una simile alterazione della vita di relazione – Stocchetti fa ovviamente riferimento alle conseguenze dovute al Coronavirus – ha alterato anche l’acquisto. L’edicola si basava molto sui bambini. Entravano e sceglievano i giocattoli. Adesso questo non succede più”.
Inoltre, “un’edicola – è sempre Stocchetti che parla – si basa sia sul quartiere, sia sulle macchine che si fermano. Con il blocco del traffico veicolare, se prima passavano 100 macchine, ora soltanto una”.

Coronavirus – Viterbo – La crisi delle edicole e della carta stampata
Ogni tanto entra qualcuno. E lo fa nervosamente. Mascherina, guanti e un certo timore alla sola presenza dell’altro. Paga subito, prende il resto e se ne va.
“Certo – chiude il suo discorso Stocchetti – tra un paio di mesi rimanderò indietro la merce. Per carità, alcune cose sono in conto deposito. Ma mi chiederanno lo stesso quanto ho venduto. Zero”. La risposta.

Roberto Stocchetti
Ad andar bene, in assoluto e anche in questo periodo, è solo l’enigmistica. Quella che vedevi fare alle zie sedute al tavolo d’estate. Prima di giocare a ramino o a scala quaranta. Sotto la pergola fuori in giardino.
“L’enigmistica va bene – conferma Stocchetti -. Perché così la gente passa un po’ di tempo. In altri campi il crollo è del 60-70%, se non addirittura totale.
“Quello che si vende di più sono i cruciverba – conferma anche Gabriella Pascucci -, perché le persone stanno a casa e devono passare la giornata. In questo modo, anche la mente la tengono allenata”.
Daniele Camilli
Multimedia: Fotogallery: La crisi delle edicole – Video: Le edicole ai tempi del Coronavirus