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“Covid-19, meno di 100 euro per l’ultimo giorno d’apertura del bar…”

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Viterbo – “Meno di 60 scontrini, meno di 100 euro in un giorno”. E’ stato questo l’ultimo incasso di un bar del centro storico di Viterbo prima che il nuovo decreto del governo chiudesse tutto, lasciando solo l’essenziale. Per contenere e contrastare la diffusione del Coronavirus sul territorio. In tutt’Italia. Il Covid-19.

Adesso la città di Viterbo è deserta, sul serio. Si sentono persino i gabbiani. Tutt’attorno, vuoto e silenzio. Un mondo passato dalla crisi alla paralisi. Immobilizzato. Come immobile appare ogni cosa. Finestre e portoni chiusi. Dentro, asserragliata, la gente. Fuori, pressoché, soltanto le forze dell’ordine e qualche sprovveduto.


Viterbo - Coronavirus - La gente in strada e nei negozi

Viterbo – Coronavirus – La gente in strada e nei negozi


La Polizia locale improvvisa un posto di blocco a piazza del comune, sotto la prefettura che adesso ha in mano, di fatto, il governo del territorio. La Polizia locale chiede documenti e autocertificazioni a tutti. A tappeto. Anche a due carabinieri in borghese in piazza. Lo fa, con garbo e cortesia. E le domande poste sono sostanzialmente due. Da dove viene e dove va, perché sta in giro. E i motivi devono rientrare tra quelli previsti dal decreto. Altrimenti non c’è ragione.

Al posto di blocco si ferma anche qualcun altro. Lo fa volontariamente. C’è anche chi chiede che gli vengano controllati i documenti. Ma lo fa solo per attaccare bottone al vigile subissandolo di domande su quello che si può e quello che non si può fare. A un certo punto arriva anche una signora che ha con se un cane. Sta fumando, e tra una boccata e l’altra chiede al poliziotto che tipo di permesso serve per portare fuori il cane. “Portare fuori il cane – risponde il vigile -, ma non dica che sta facendo una passeggiata. Perché quella non si può fare”.


Viterbo - Coronavirus - Il posto di blocco della Polizia locale

Viterbo – Coronavirus – Il posto di blocco della Polizia locale


Tra le 5 e le 6 della sera, ieri sera, è stata invece l’ora più buia. L’ora di tutti. Quando tutti sono tornati a casa perché bar e negozi stavano chiudendo. Consapevoli che qualcosa sarebbe successo. L’annuncio di misure ancor più restrittive era già nell’aria. Sarebbe arrivato poche ore dopo. Per bocca del primo ministro Giuseppe Conte. Da domani, oggi, tutti i bar, i ristoranti, tutto ciò che non è essenziale va chiuso. Non era mai accaduto prima nella storia della Repubblica. L’ultimo caffè, l’ultima birretta, l’ultimo bicchiere da Ivan. L’ultima sigaretta sulla porta del bar con le persone fuori a prendere il sole. Adesso per camminare per strada ci vuole una ragione motivata, ufficialmente riconosciuta dall’autorità costituita, valutata e approvata infine a discrezione della pattuglia che incontri.


Viterbo - Coronavirus - La gente in strada e nei negozi

Viterbo – Coronavirus – La gente in strada e nei negozi


“Oggi ho fatto solo 5-6 corse – dice un tassista a piazza del comune -, un pianto”. Come ti giri, l’andazzo è lo stesso. Ovunque. La situazione più pesante la sta vivendo il commercio al dettaglio all’interno del centro storico. Semplicemente azzerato. E i licenziamenti del personale sarebbero già partiti. In media, un lavoratore ogni turno che salta. Ora che le attività sono state chiuse il rischio è un licenziamento su vasta scala. Una città che non ha più niente da dire. Ormai al netto di tutti. Al netto delle persone.


Viterbo - Coronavirus - La gente in strada e nei negozi

Viterbo – Coronavirus – La gente in strada e nei negozi


Negli edifici pubblici da qualche giorno sono iniziate le sanificazioni. Ieri pare sia toccato alla sede del rettorato a Santa Maria in Gradi. Con i dipendenti tutti a casa.


Viterbo - Coronavirus - La gente in strada e nei negozi

Viterbo – Coronavirus – La gente in strada e nei negozi


Chi sta in giro, nella maggior parte dei casi, porta la mascherina. Bianche e verdi. Quelle che vanno per la maggiore. Qualcuna con il filtrino, qualcun’altra no. Alcune sono da cantiere, altre da fabbro. C’è chi la porta sulla fronte, come il casco al braccio negli anni ’80. Sembra di stare in un cartone animato. Kyashan nello specifico, il ragazzo androide, un anime televisivo creato da Tatsuo Yoshida nel 1973. La gente con la mascherina sembra Kyashan con l’armatura. 


Viterbo - Coronavirus - La gente in strada e nei negozi

Viterbo – Coronavirus – La gente in strada e nei negozi


La mascherina copre il volto a tutti. Si vedono soltanto gli occhi. Rendendo indistinguibile ognuno. Un’entità astratta. Con in mano le buste della spesa. In fila, come si vedeva ieri sera al Sacrario, davanti al supermercato. A più di un metro di sicurezza gli uni dagli altri. Si entrava un po’ per volta, attraversando corridoi quasi fosse un’allucinazione, con la commessa al banco a chiederti che vuoi e, in fondo in fondo, che stai a fa in giro…


Viterbo - Coronavirus - La gente in strada e nei negozi

Viterbo – Coronavirus – La gente in strada e nei negozi


Il tessuto economico del centro storico in pochi giorni di isolamento è arrivato agli sgoccioli. “Il coprifuoco”, si sentiva dire ieri sera da chi era ancora in giro e aveva ben capito che l’andazzo non era dei migliori e che da lì a qualche ora i divieti sarebbero diventati più stringenti. Al punto da chiudere, veramente, tutti dentro casa. Per la prima volta nella storia di questo paese. Col diritto solo di andare a lavorare e comprare beni di prima necessità. In tasca, documento d’identità e carta di circolazione con valida giustificazione a supporto. In giro pattuglie volanti ovunque. Qua è là gente in fila ordinata davanti alle farmacie, qualcuno all’edicola, qualcun altro col volto coperto.


Viterbo - Coronavirus - La gente in strada e nei negozi

Viterbo – Coronavirus – Il Bar centrale


Ieri sera al Bar centrale, gli ultimi due baristi a chiudere il turno e a riprenderlo presumibilmente dopo il 3 di aprile avevano la mascherina, i guanti blu, bicchieri e bicchierini di plastica e tenevano le persone rigorosamente a un metro di distanza. A un certo punto è entrato anche un poliziotto in borghese con il distintivo in vista a ricordare che alle 18 i bar andavano chiusi.


Viterbo - Coronavirus - La gente in strada e nei negozi

Viterbo – Coronavirus – La gente in strada e nei negozi


Chi resiste sono ragazzi e ragazze della casa di via Cardarelli. La casa dello studente dove qualche giorno fa sono stati isolati 110 studenti perché al terzo piano dell’edificio una ragazza, titolare di una stanza, è stata trovata positiva al Coronavirus. La casa è stata isolata con tutti gli studenti dentro. Poi, chi è entrato in contatto con la ragazza risultata positiva ha fatto il tampone e adesso sta in un blocco apposito dell’edificio di via Cardarelli. In quarantena. Non può uscire dalla propria stanza. In tutto, una trentina di persone. Chi non ha avuto contatti con la ragazza sta in un altro blocco e teoricamente potrebbe anche spostarsi per raggiungere la propria residenza. Ma dovrebbe avere il nulla osta di Asl e carabinieri, essere auto munito e avere voglia e pazienza di superare tutti i controlli cui andrà incontro. Ad oggi, ma prima del nuovo decreto Conte di ieri sera, dalla casa dello studente di via Cardarelli se ne erano andate una ventina di persone.


Viterbo - La casa dello studente di via Cardarelli

Viterbo – La casa dello studente di via Cardarelli


I ragazzi di via Cardarelli continuano a raccontare l’esperienza che stanno vivendo e il mondo che, in qualche modo, tra quelle quattro mura, stanno costruendo. Attorno a loro, almeno, la solidarietà cresce. Dalla Croce rossa che ogni giorno passa a far visita, alle imprese del territorio che mano mano si mettono a disposizione. Ieri, la Dimipro, un’azienda romana di servizi per importazione di generi alimentari, ha regalato agli studenti 100 chili di mandorle tostate, 180 bustine di arachidi e 100 pacchetti di patatine. Tutto ad uso del singolo, senza la necessità di dover condividere le bustine.

Daniele Camilli


Fotogallery: Dagli ultimi bar aperti alla chiusura 


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