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“Covid-19, rischiamo una devastante rivolta carceraria”

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Carcere di Mammagialla

Carcere di Mammagialla

Viterbo - La protesta della polizia penitenziaria

Viterbo – La protesta della polizia penitenziaria

Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Viterbo – “Vi è il fondato timore che quanto è accaduto nei giorni scorsi rischia di ripetersi con effetti ancor più devastanti qualora l’emergenza Coronavirus dovesse presentare un’escalation di casi all’interno delle sezioni detentive e tra il personale in servizio nelle stesse”. L’allarme arriva dai sindacati di polizia penitenziaria Sappe, Osapp, Uilpa, Sinappe e Uspp che con una nota congiunta hanno chiesto un incontro “urgentissimo” con il primo ministro Giuseppe Conte. Per prendere tutte le misure necessarie a scongiurare l’esplodere in tutta Italia di una nuova rivolta carceraria come quella avvenuta più di una settimana fa che ha visto circa una trentina di istituti penitenziari italiani scendere letteralmente sul piede di guerra. 

Una situazione tenuta invece sotto controllo alla casa circondariale Mammagialla di Viterbo dove, secondo il segretario regionale Uspp, Daniele Nicastrini, intervistato nei giorni scorsi, sarebbe stato “bruciato solo qualche fazzoletto”.

“Le scriventi organizzazioni – esordiscono i sindacati – che rappresentano la stragrande maggioranza del personale appartenente al corpo di polizia penitenziaria e che hanno già avuto modo di lanciare l’allarme sulla situazione emergenziale delle carceri italiane anche in occasione di un breve incontro tenutosi prima della fine dell’anno, tornano a chiedere a codesto Premier un urgentissimo confronto, ritenendo necessario poter contribuire alla individuazione delle più idonee misure da adottare in relazione all’emergenza sicurezza, da cui consegue anche la tutela della sicurezza sanitaria dei detenuti ristretti nelle carceri italiane”.

Nel frattempo, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della giustizia ha emanato una circolare, indirizzata innanzitutto ai provveditori regionali, ai direttori degli istituti penitenziari e ai comandanti dei reparti, con le indicazioni operative per la prevenzione del contagio (vedi allegato in fondo all’articolo).

Le indicazioni del ministero riguardano i seguenti aspetti della vita carceraria, nello specifico:

Misure di carattere sanitario

– Visite “nuovi giunti” dalla libertà o da altri istituti.

– Detenuti già presenti in istituto.

– Esecuzione tampone nasofaringeo-orofaringeo.

– Caso positivo al tampone.

– Caso negativo al tampone.

– Visite ai detenuti in isolamento sanitario.

– Uscite dei detenuti dall’istituto.

– Riammissione in libertà o applicazione misure alternative alla detenzione.

– Decontaminazione ambiente con detenuti sospetti o affetti da Sars-CoV 2.

Traduzioni da e verso gli istituti penitenziari

– Personale di polizia penitenziaria.

– Acquisizione delle informazioni e comunicazione degli eventi critici.

“Dopo che le ripetute richieste di ascolto avanzate al ministro della giustizia Alfonso Bonafede – prosegue invece la nota congiunta dei sindacati – non hanno determinato lo stesso guardasigilli ad assumere iniziative atte a tutelare l’incolumità degli agenti di polizia penitenziaria, destinatari di sistematiche aggressioni che altro non erano che un segno premonitore della assoluta inadeguatezza del sistema di sicurezza e della fragile tenuta del rispetto della legalità nelle carceri della Repubblica, motivo per cui si è ritenuto di sospendere le relazioni sindacali con lo stesso e con il vertice del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, la presente scaturisce dal precipitare degli eventi drammatici che hanno visto le carceri italiane assurgere alle cronache di tutto il mondo con morti, feriti e danni ingenti a fare il paio con l’assenza di interventi decisi e fermi da parte di chi aveva la responsabilità di intervenire”

Tant’è vero che, secondo i sindacati di polizia penitenziaria, “vi è il fondato timore che quanto è accaduto nei giorni scorsi rischia di ripetersi con effetti ancor più devastanti qualora l’emergenza coronavirus dovesse presentare una escalation di casi all’interno delle sezioni detentive e tra il personale in servizio nelle stesse”.

Le organizzazioni sindacali lamentano inoltre le misure adottate fino ad ora, “non sono affatto soddisfacenti a cominciare dalle dotazioni Dpi che risultano fortemente limitate e fornite una tantum rispetto alle reali esigenze giornaliere di copertura del servizio svolto dagli agenti nelle carceri, fino alle notizie fuorvianti circa un implemento nella dotazione organica del corpo di polizia penitenziaria che, invero, consiste solo nella immissione in ruolo di unità che vanno a coprire in parte il turn over (questo formato da agenti andati in quiescenza lo scorso anno e da altri riformati per inidoneità al servizio), così pure non è rassicurante e desta ulteriore preoccupazione l’assenza di notizie sulle concrete misure di sostegno che il Governo starebbe adottando in favore delle forze dell’ordine e destinate più precisamente al sistema carceri”.

Daniele Camilli


 – Covid-19, la circolare del ministero della giustizia


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