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Davanti al gup il 19 maggio i dieci agenti accusati di avere picchiato un detenuto

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Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Viterbo – (sil.co.) – Davanti al gup il 19 maggio i dieci agenti accusati di avere picchiato un detenuto.

Si terrà davanti al gup Francesco Rigato del tribunale di Viterbo l’udienza preliminare dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura dei dieci agenti finiti sotto inchiesta per la presunta aggressione al detenuto Giuseppe De Felice, che sarebbe avvenuta il 5 dicembre 2018.

Titolare del fascicolo il pubblico ministero Stefano d’Arma. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Roberto Massatani.

De Felice, 32 anni, all’epoca era a Mammagialla da un mese, arrivato da Rebibbia. Denunciò di aver subìto prima un’irruenta perquisizione della cella, poi di essere stato portato vicino alle scale, dove non ci sono telecamere, e qui pestato a sangue dai poliziotti.

Spaventata per come era ridotto, dopo essere andata a trovarlo per un colloquio, la moglie è riuscita a contattare l’esponente radicale Rita Bernardinim che a sua vola ha segnalato il casi al garante nazionale dei detenuti Mauro Palma a garante regionale Stefano Anastasìa. nonché al Dap e al direttore del carcere di Viterbo, pregandolo di verificare quanto denunciato dalla signora e di “far visitare urgentemente il detenuto in modo da mettere agli atti della sua cartella clinica il relativo referto”.

Tutti sono indagati per lesioni personali aggravate, in tre anche per calunnia e falso per le loro relazioni di servizio, in cui avrebbero cercato di far ricadere ogni colpa su De Felice, descritto come ingestibile. La presunta vittima, subito dopo il pestaggio, avrebbe anche perso l’udito all’orecchio destro.

A carico dei dieci agenti che adesso rischiano di finire sotto processo ci sarebbero i filmati registrati dalle telecamere di sorveglianza interne al carcere, le intercettazioni telefoniche e le dichiarazioni delle persone informate dei fatti. 

L’accusa a loro carico è di avere “in concorso tra loro e con premeditazione, abusando della qualità di ciascuno rivestita di agente del corpo di polizia penitenziaria in servizio presso la casa circondariale di Viterbo, approfittando di circostanze tali da ostacolare la privata difesa (quali lo stato di detenzione delle vittime e l’assenza di videocamere nei luoghi in cui si sono svolti i fatti), percosso De Felice, cagionando allo stesso lesioni personali e segnatamente, tra l’altro, “edema condotto uditivo dx e trauma costale, contusione toracica destra”.


Presunzione di innocenza

Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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