![]() La dirigente scolastica Maria Federici ![]() La dirigente scolastica Maria Federici |
Tarquinia – “I ragazzi devono sapere che non sono soli e che possono contare sui loro insegnanti”. Lei è Maria Federici, tarquiniese, professoressa d’inglese. Dal 2019 è dirigente scolastica dell’istituto comprensivo “Virgilio” di Sona. Cittadina di 17mila abitanti in provincia di Verona, distante pochi chilometri dal lago di Garda.
Il Veneto è una delle regioni più colpite dal Coronavirus. Da più di un mese l’attività didattica è sospesa per contrastare la diffusione del covid-19.
Una rivoluzione per docenti, personale amministrativo, studenti e genitori. “Quello che ho detto ai miei insegnanti è di non essere preoccupati di finire il programma”, tiene a sottolineare la preside Federici, “perché la preoccupazione principale deve essere di far sentire la loro presenza agli studenti. Che la scuola c’è e che, nonostante tutto, possiamo andare avanti”.
Professoressa, da fine febbraio i ragazzi non vanno a scuola. Come ha riorganizzato le attività?
“L’ultimo giorno di scuola è stato di fatto il 21 febbraio. Dal 21 al 25 febbraio erano programmate le vacanze di carnevale e non c’era ancora l’emergenza. Nel weekend è arrivata l’ordinanza di chiusura del presidente Luca Zaia fino al 29 febbraio, poi prorogata e modificata come sospensione dell’attività didattica. Abbiamo quindi messo in moto una serie di iniziative per favorire il ‘lavoro agile’. In questa modalità lavora la segreteria. Io sono qua e assicuro l’apertura della scuola in caso di necessità indifferibili”.
Ha avuto problemi nell’avviare la didattica a distanza e come funziona?
“La didattica a distanza è un’esperienza nuova per tutti. Il vantaggio è che le classi delle medie da tre anni usano una piattaforma digitale. I ragazzi erano già tutti accreditati, grazie al lavoro eccezionale dell’animatore digitale, il professore di matematica Alberto Merlin, che tra dicembre e gennaio aveva tenuto anche degli incontri di formazione per i docenti. Poi tutti gli insegnanti si sono rimboccati le maniche. Per le elementari, le insegnanti usano il registro elettronico ed è stata attivata una piattaforma digitale. Per i bambini dell’asilo è stato creato uno spazio sul sito dell’istituto dove le maestre caricano il materiale: video, canzoni, poesie, giochi, in continuità con le attività che stavano portando avanti”.
Studenti e genitori come hanno reagito alla didattica a distanza?
“Gli studenti sono contenti. All’inizio, i ragazzi delle medie l’avevano presa come un gioco. Ora tutto funzione bene. Lavorano e i feedback dei rappresentanti dei genitori sono positivi. Per i voti la situazione è complessa. Si stanno raccogliendo degli elementi di valutazione, in attesa di avere delle indicazioni precise dal ministero dell’istruzione. La valutazione della didattica a distanza è diversa da quella in presenza. I docenti devono usare il buon senso, sapere chi hanno davanti e che tutti non hanno le stesse possibilità di accesso a internet. Per questo motivo, sono stati resettati 10 computer della scuola che la protezione civile consegnerà a 10 famiglie in difficoltà. Poi c’è un genitore, un informatico, che si è messo a disposizione per risolvere ogni tipo di problema in modo gratuito. A Sona il senso di comunità è molto forte”.
I professori si trovano a loro agio con questo nuovo metodo?
“Si stanno dando da fare con impegno e passione. È una cosa nuova che richiede un po’ di adattamento. Per esempio, gli insegnanti di sostegno hanno dovuto creare delle attività specifiche, adattandole alle esigenze degli studenti che seguono”.
Pensa che questa modalità possa continuare anche finita l’emergenza e affiancare la didattica tradizionale?
“Secondo me è opportuno che la didattica a distanza affianchi quella tradizionale. In una riunione, l’assessore comunale alla scuola ha fatto una riflessione che condivido. Dal prossimo anno occorre prevedere una progettualità per la didattica a distanza, con il coinvolgimento e la formazione docenti, studenti e genitori. Se non avessimo avuto questi strumenti, in queste settimane avremmo perso ogni contatto con i ragazzi. Invece, abbiamo la possibilità di dire agli studenti che non sono soli. Che la scuola c’è e ci sarà sempre”.
Daniele Aiello Belardinelli

