Viterbo – “Dopo l’emergenza sbloccare opere pubbliche per far lavorare anche le pmi”. E’ questo, secondo il segretario provinciale della Uil Giancarlo Turchetti, una delle mosse strategiche che potrebbe dare uno slancio importante all’economia e farla ripartire al più presto.
Tutto questo però dopo l’emergenza. “Per ora – dice Turchetti – si deve solo e soltanto stare a casa, avere pazienza e aspettare che la guerra, perché è di guerra che si tratta, finisca”.
Qual è la situazione delle imprese della Tuscia?
“E’ una situazione critica purtroppo. Qui, come in tutto il resto della nazione. Certo il decreto Cura Italia è un primo passo per salvaguardare il più possibile l’occupazione. Noi, come Uil, insieme a Cgil, Cisl e Confindustria abbiamo firmato un protocollo con il governo che ha portato alla sua stesura, ma sappiamo bene che quei 25 miliardi non possono essere sufficienti”.
Quindi che altro vi aspettate per il futuro prossimo?
“Le stesso premier Conte ha detto che ci saranno altri interventi. Bisognerà attingere ai fondi salvastati e anche l’Europa sta predisponendo una serie di aiuti e di liquidità. Del resto questa, non scordiamocelo, è la terza guerra mondiale e come tale va trattata. Adesso è necessario fermarsi e attenersi alle regole, anche a quelle eventualmente più stringenti che potrebbero essere adottate nei prossimi giorni. Soltanto dopo si potrà pensare a come riavviare l’economia”.
Quale potrebbe essere uno dei modi più rapidi ed efficaci per far ripartire l’economia?
“Io penso che un ottimo volano per la ripresa economica possa essere rappresentata dallo sblocco di una serie di opere pubbliche. Queste spesso vengono portate avanti dalle grandi imprese, ma danno anche lavoro a una serie di piccole imprese e microimprese collegate all’indotto. Quindi potrebbe essere davvero un’ottimo stimolo al sistema per intero”.
Nella Tuscia, al momento, come stanno reagendo le imprese e i lavoratori?
“Allora partiamo dal presupposto che la salute viene prima di tutto, quindi chi ora non può lavorare e si è fermato lo fa responsabilmente e senza lamentarsi perché questa è l’unica via giusta per uscirne. Premesso questo è chiaro che i problemi ci sono, e tanti. Ci sono aziende che hanno in sospeso ordini che ora non possono essere evasi e non si sa se lo saranno mai. Stiamo firmando una serie infinita di casse integrazioni, Naspi, congedi straordinari, insomma tutto ciò che è possibile per dare redditi di sostegno alle persone in attesa che si possa ripartire”.
Il vostro lavoro, tra l’altro, immaginiamo che stia proseguendo solo a distanza…
“Esattamente. Lavoriamo tutti, o quasi, da casa o comunque con gli uffici chiusi al pubblico. Aiuta moltissimo il telefono e la telematica, ma anche qui spesso si riscontrano una serie di problemi perché, purtroppo, il nostro paese non è per niente all’avanguardia in questo senso. Quindi ci troviamo anche a dover aiutare tecnicamente le persone che non sanno come usufruire della tecnologia. E’ tutto più difficile. Siamo troppo abituati al contatto interpersonale diretto. Ma tant’è. Il momento lo richiede e ci attrezziamo. Supereremo questo momento ne sono convinto”.
Francesca Buzzi
