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“Eravamo felici e non lo sapevamo…”

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Viterbo – “Eravamo felici e non lo sapevamo. E’ quello che sto dicendo ai clienti. Ci rendiamo conto adesso. Ma ci rendiamo conto sempre quando è troppo tardi”.

Lucica Sascau sta a Viterbo, in via Vicenza 90. E’ la titolare di “Detto e fatto”. Ed è la sarta che in questi giorni sta cucendo le mascherine per la polizia locale, la finanza, la protezione civile e le agenzie funebri. A breve, come ha detto Sascau stessa, “anche per la polizia. Il questore è venuto di persona a verificare”.


La sartoria di Lucica Sascau

La sartoria di Lucica Sascau


Mascherine bianche per proteggere le persone dalla diffusione della Coronavirus. Il tutto con l’autorizzazione della Asl. 


Lucica Sascau

Lucica Sascau


“Lavoriamo dalle 9 alle 18 – racconta Sascau – e poi riapriamo dalle 22 alle 6. Lavoriamo di giorno e di notte. Dormiamo solo tre ore la sera e due ore la mattina. Durante il giorno siamo aperti al pubblico. Solo per fare le mascherine. La notte stiamo qui per conto nostro a produrle per chiunque ce le chieda”.


Isabel Majolo

Isabel Majolo


“Lunedì – prosegue Sascau – abbiamo in ordine 140 pezzi per la Polizia locale di Viterbo. Ne abbiamo fatte 442 per la finanza, poi per la protezione civile. Per le agenzie funebri ne dovevo fare mille. Sono riuscita a farne finora solo 300. Poi abbiamo avuto ordinazioni dalla clinica Salus, da Villa Rosa, da Montalto e dai finanzieri di Tarquinia”.

In una settimana hanno realizzato 5 mila pezzi. Al costo di 3 euro l’uno. 


La sartoria di Lucica Sascau

La sartoria di Lucica Sascau


“Di meno non potevamo fare – spiega Lucica Sascau -. Dobbiamo pagare la materia prima, l’affitto, le bollette. Lavoriamo giorno e notte, siamo distrutte”.

Sei lavoratrici in tutto. Oltre a Lucica Sascau, ci sono anche Isabel Majolo, Grazia Corbucci, Elisabetta Martinelli e Donatella Venturi.


La sartoria di Lucica Sascau

La sartoria di Lucica Sascau


“Abbiamo ricevuto tanti controlli – dice Sascau -. Ed è giusto che sia così. Ma sono arrabbiata. Non con i controlli. Ma con la gente che pensa che io stia aperta per fare gli orli ai pantaloni. Non è vero. Sto qui a fare le mascherine, perché in giro non ci sono più. Ma sono state diverse le persone che non andate persino in questura e dai carabinieri per fare delle segnalazioni”.


Lucica Sascau

Lucica Sascau


Anche le lavoratrici della sartoria sono preoccupate e impaurite dalla diffusione del virus. Anche loro hanno paura. “Siamo tutti impauriti e molto preoccupati – sottolinea Sascau -. La gente ha paura. Speriamo che finisca presto. Eravamo felici e non lo sapevamo. E’ quello che sto dicendo ai clienti. Ci rendiamo conto adesso. Ma ci rendiamo conto sempre quando è troppo tardi”.


Patrizia Notaristefano

Patrizia Notaristefano


Fuori dal negozio c’è anche la consigliera comunale di Viterbo2020, Patrizia Notaristefano.

“Sono venuta a ritirare 5 mascherine per la mia famiglia – spiega la consigliera comunale-. In giro non si trovano, tranne qui. Lucica facendo mascherine in linea con le normative, autorizzata dalla Asl perché la carenza delle mascherine è estremamente diffusa. Sere fa ho parlato con il comandante della Polizia locale e sono contenta che ne abbiamo ordinate in questo negozio. Il comandante infatti mi diceva che è molto preoccupato perché i vigili stanno lavorando con un numero di mascherine molto limitato”.


Lucica Sascau

Lucica Sascau


Come si fanno le mascherine di cotone? Lo spiega Sascau stessa. “Viene tagliato il cotone, 40 centimetri per 20. Poi lo unisco e lo cucio intorno. Alla fine diventa come una piccola sacca. Lascio un buco da cui rigiro il tutto piano piano tirando fuori gli angoli. Una volta fatti gli angoli metto il cotone sotto la macchina da cucire con un elastico di 19 centimetri. Alla fine esce fuori una mascherina a doppio cotone, lavabile”.

Sono di fatto le mascherine che tanti anni fa utilizzavano le suore per assistere i malati di tubercolosi.


La sartoria di Lucica Sascau

La sartoria di Lucica Sascau


“Dobbiamo fare di tutto – conclude infine Patrizia Notaristefano – affinché la produzione delle mascherine possa avvenire in gran numero nella nostra città. Intanto per gli operatori sanitari e per le forze dell’ordine che garantiscono il controllo sul territorio. Poi per tutti i cittadini. E sarebbe decisamente opportuno che il comune di Viterbo stanziasse un piccolo contributo a fondo perduto per sostenere queste attività che in questo momento hanno tutta la nostra ammirazione”.

Daniele Camilli


Multimedia – Fotogallery: La sartoria di Lucica Sascau – Video: La produzione di mascherine

 


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