Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico”.
Frase scritta da Oriana Fallaci in un suo libro sulla condizione femminile, “Il sesso inutile”, ove descrisse dettagliatamente i problemi correlati all’essere donna, troppo spesso e per tanto tempo considerata una controparte, una persona subordinata che, quando si esprime liberamente, è come se invadesse spazi che non le appartengono e quindi, merita un “trafiletto” a parte.
La giornata internazionale della donna è una di quelle occasioni in cui le considerazioni di Oriana Fallaci, che condivido, mi tornano alla mente perché, da un lato è chiaramente un modo per celebrare la donna che si è emancipata, ma, dall’altro, non fa che sottolineare la differenza con l’altro sesso.
E se oggi, per l’8 marzo, continuo ancora a scrivere articoli “dedicati” lo faccio perché la considero una occasione di approfondimento a favore dell’uguaglianza di genere, e doveroso, se non altro per rispetto di chi, da anni, conduce battaglie per far raggiungere alle donne una vera ed auspicata equità.
Obiettivo che, ancora oggi, non è stato raggiunto anche a causa della incapacità, innanzitutto da parte delle istituzioni ai vari livelli, di una progettualità efficace ed efficiente. Progettualità nella quale invece si sono sempre distinte le varie Associazioni con progetti, programmi, convegni, iniziative mirate che si protraggono durante tutto l’anno, non solo l’’8 marzo!
Breve excursus storico che ha portato alla giornata internazionale della donna.
Giornata ignorata da molti, altri non la concepiscono, altri ancora sono confusi circa le origini della sua celebrazione, all’inizio associate erroneamente a un incendio ove morirono molte operaie.
Il percorso che ha portato a questa giornata è stato lungo, risale al 1907, al Congresso della II Internazionale socialista a Stoccarda che introdusse la questione del suffragio universale delle donne. Nel 1908 Corinne Brown sottolineò le condizioni lavorative delle operaie, discriminate dai loro capi per il trattamento economico inferiore a quello dell’uomo e gli orari di lavoro che non tenevano conto delle loro esigenze di madre – cosa che avviene ancora oggi! -: fu così che nel 1909 per la prima volta l’America celebrò la “Giornata della donna“. Nel 1911 la Giornata della Donna arrivò in Europa e l’8 marzo 1917 a San Pietroburgo le donne scesero in piazza per reclamare la fine della guerra; nel 1921 fu Mosca a decidere la data dell’8 marzo come Giornata internazionale dell’operaia. Fu nel marzo del 1922 che la Giornata Internazionale della donna arrivò in Italia.
Risoluzione dell’assemblea generale delle Nazioni Unite.
A dicembre del 1977 l’Onu, con una risoluzione, “…riconoscendo il ruolo della donna negli sforzi di pace, l’urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese”, propose a ogni paese, nel rispetto delle tradizioni storiche e dei costumi locali, di dichiarare un giorno all’anno “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale. Ma ora l’Onu ha inserito la parità di genere tra i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, prevedendone la realizzazione entro il 2030!! II problema quindi tutt’ora esiste ed è grave, se ancora oggi rincorriamo tali obiettivi.
Obiettivi che l’Onu, in maniera vergognosa, nel silenzio di tutti i Paesi, sposta dal 1977!
Ma è dall’anno della sua costituzione, nel 1946, che l’Onu elenca pedissequamente obiettivi, su questi ed altri importanti e gravi problemi, quali l’eliminazione della povertà, della fame nel modo, mai raggiunti! Ormai è un organo costosissimo e ritengo inutile che sappia solo dedicare giornate contro la violenza alle donne, contro la fame nel mondo, per la pace nel mondo… senza indicarne gli strumenti, i mezzi, le modalità, il percorso da seguire!
Jean-Pierre Lehmann, docente di Economia politica internazionale a Losanna, ove la Commissione Onu ginevrina ha ben 220 dipendenti, ha affermato che: “L’Onu è stata una terribile delusione rispetto agli ideali con cui è stata creata. Oggi serve come una miniera d’oro per un sistema occupazionale gonfio… Nessuno sa a cosa servano”. Anche il segretario generale Kurt Waldheim ebbe l’ardire di definire l’Onu “un parco buoi dove relegare ex amici e protetti che non servono più”.
Ma anche le raccomandazioni dell’Unione Europea sul tema non ottennero alcun risultato. Infatti nel 2002 il Consiglio europeo di Barcellona fissò il 2010 come traguardo per gli stati membri, per la “conciliazione della vita familiare e lavorativa e (per) promuovere la maggiore partecipazione delle donne nel mercato del lavoro”. Obiettivo che, dal 1908, non è stato mai raggiunto!
Problema certamente complesso, ma si auspicava che organismi, quali quelli sopra menzionati, i cui componenti sono super retribuiti, avessero almeno specifiche competenze, reale interesse, capacità di fare una corretta analisi del fenomeno e quindi elaborare concrete proposte atte quanto meno a ridurre il fenomeno delle disuguaglianze di genere che sta assumendo aspetti sempre più intollerabili non solo in Italia, ma nel mondo, perché mina le basi stesse della civile armonica convivenza, del benessere che ogni paese dovrebbe garantire ai propri cittadini.
Senza parlare poi dell’inerzia, su tali temi, di quasi tutte le organizzazioni sindacali che, da tempo, non tutelano appieno, e come dovrebbero, gli interessi dei lavoratori ed ancor meno delle lavoratrici.
La giornata dell’8 marzo negli anni si è tramutata da “festa” a “protesta” con manifestazioni pubbliche per i diritti di tutte le donne e contro la violenza lavorativa
Oltre ai fiocchi rossi, alle scarpe, alle sciarpe rosse, alle tradizionali mimose (che ritengo sia stato scelto perché è un fiore che nasce e fiorisce in questo periodo spontaneamente, in ogni tipo di terreno e condizione climatica, quindi esprime la forza della natura… proprio come le donne!), sono poche e non molto incisive alcune iniziative locali, mentre sempre più frequenti sono gli scioperi, organizzati dalle varie associazioni, organizzazioni sindacali per protestare, non solo per la mancanza di concrete misure per contrastare la condizione di disparità tuttora esistente, ma anche per l’assenza di specifiche norme atte a punire quei datori di lavoro che le discrimina, che non pagano gli straordinari, che non stipulano contratti, se non in nero, che impongono il part time.
E’ da troppo tempo che le donne sono relegate in un universo a parte, fatto di privazione, prevaricazione, sopraffazione, tanto fisica quanto psicologica, cui non è valso neppure l’istituzione delle quote rosa che non premiano certo la capacità ed il merito di molte donne.
Si continua a parlare, a fare solo retorica priva di idoneo, reale concreto approfondimento sui motivi del perché ancora non si possa parlare di effettiva parità lavorativa e retributiva.
Da un’indagine è emerso che le donne calabresi sono le più sfruttate e malpagate d’Italia, il mondo del lavoro le discrimina, non offre loro possibilità, anzi, le penalizza se restano incinte e se chiedono dei permessi per accudire i loro figli o i genitori anziani.
Una donna su tre è disoccupata e la maggior parte di chi lavora viene assunta con contratti a tempo determinato, con stage formativi, senza alcun tipo di contratto e di tutela, lavoro in nero, contratti pirata, orari disumani. I lavori che vengono offerti sono precari: call center, cooperative, ristorazione, abbigliamento, supermercati, assistenza ad anziani, pulizie, ove la presenza femminile è preponderante. Gli stipendi sono inferiori a quelli degli uomini, le tutele inesistenti e le donne spesso esposte a molestie da parte dei superiori e anche dei clienti.
La conciliazione dei tempi di lavoro con quelli della vita familiare-Manager della casa.
Conciliazione difficile per più di un terzo delle donne – 35,1% – che hanno responsabilità di cura nei confronti di figli ed anche dei genitori.
“Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente, hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale delle società” (Rita Levi-Montalcini).
La donna l’ho sempre considerata la manager della casa. E’ lei che la gestisce con cura, oculatezza e competenza, fa le scelte più appropriate e, a parità di qualità, sceglie quelle meno costose per rientrare nel budget familiare, spesso insufficiente. Ha varie competenze: di primo soccorso, in caso di piccoli infortuni dei figli; di corretta nutrizione ed alimentazione, scegliendo e preparando gli alimenti più freschi e genuini; nell’educare, istruire ed assistere moralmente i figli; nella capacità di ascoltarli per comprendere i loro desideri; di aiutarli nel fare i compiti, nelle prime esperienze con il mondo esterno ed i compagni di scuola. Per non parlare dell’assistenza ai genitori spesso anziani e bisognosi di cure, anche se i nonni, in particolare le nonne, sono il pilastro del supporto alle lavoratrici madri con figli.
Se poi la donna lavora, deve avere la grande capacità di conciliare il lavoro con i ruoli correlati: di madre, moglie e figlia, stante anche l’impossibilità di conciliare i tempi di vita.
La disparità di genere riguarda anche la condivisione dei carichi familiari, persistendo, infatti, la tradizionale asimmetria nella ripartizione del lavoro familiare che fa quasi sempre capo alla donna, e questo non è un buon esempio, soprattutto per i figli.
La giornata internazionale della donna.
Non è questo il tema della giornata ma non posso esimermi dal sottolineare la mancanza anche di una puntuale riflessione, una reale attenzione sull’altro fenomeno terribile: la violenza contro le donne che da strattonamenti, percosse, ingiurie, sopraffazioni, vessazioni di ogni genere, da anni si è tramutata in ferocia tale che le vede barbaramente uccise, a volte assieme ai figli!
L’ultimo Rapporto Eures su “Femminicidio e violenza di genere” ha messo in evidenza come quello familiare sia l’ambiente dove viene commessa la maggior parte di questi reati, oltre l’85% dei delitti con vittime femminili: tra le mura domestiche, per mano di partner, mariti e fidanzati. La casa quindi non è più luogo sicuro ove sentirsi protette, ma luogo ad alto rischio. Nel 28% dei casi, la violenza inizia con maltrattamenti, violenze fisiche, psicologiche, stalking e minacce “l’ultimo anello di una escalation di vessazione e violenze che la presenza di un’efficace rete di supporto potrebbe invece riuscire ad arginare”.
Bilancio sconvolgente! Il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, nella sua relazione di apertura dell’anno giudiziario, ha definito il femminicidio una “emergenza nazionale”
Audizione alla camera dell’Istat.
Proprio un mese fa, a febbraio, alla XI Commissione Lavoro della Camera si è tenuta un’audizione dell’Istat – da sempre impegnato nello sviluppo di statistiche di genere – per contribuire alla discussione di alcune proposte di legge concernenti la partecipazione femminile al mercato del lavoro e la conciliazione dei tempi di vita (AA.C. 522, 615, 1320, 1345, 1675, 1732, 1925). Da tali dati è emerso che dal 1977 al 2018 il tasso di occupazione è cresciuto di soli 4,8 punti.
Per le donne si è riscontrata una maggiore resilienza alle varie crisi, dalle quali ne sono uscite prima e meno colpite rispetto a quelle maschili, sia per la diversa struttura occupazionale – le donne sono più presenti nei servizi – sia per il cambiamento nella partecipazione delle donne al mercato del lavoro: maggiore livello di istruzione e cambiamento culturale nei confronti del lavoro, grazie al crescente desiderio di realizzarsi.
L’indagine Istat ha quindi messo in risalto una differenza di genere.
Le giovani donne, pur avendo livelli di istruzione più elevati rispetto agli uomini, sono ancora svantaggiate; solo il 67% delle laureate svolge una professione consona al livello di istruzione mentre gli uomini superano il 79%; la retribuzione oraria è inferiore a 2/3 per quasi il 16% delle giovani fino a 34 anni.
Nel 2019 la percentuale di donne che lavorano a tempo determinato ha raggiunto il 17,3%.
Circa 1/5 delle donne è occupata nella pubblica amministrazione, ove però non c’è ancora pari opportunità di carriera, persistendo stereotipi culturali e rigidità organizzative, inoltre sono sotto rappresentate nelle posizioni apicali.
Mentre in magistratura le donne in 23 anni sono aumentate dal 25,8% a oltre il 50%; sono aumentate anche le percentuali delle donne dirigenti degli enti locali, ministeri e scuola.
Resta invece bassissimo il numero delle donne ambasciatrici e le donne primario nella sanità.
Dopo le elezioni del parlamento europeo del 2019, la rappresentanza italiana femminile è salita al 41%, il doppio rispetto al 2009, mentre nei Consigli regionali nel 2020 le donne sono solo il 21,1%.
Notevoli sono anche le differenze territoriali. Nel 2018 nel Mezzogiorno solo il 32,2% delle donne tra i 15 e i 64 anni lavorava, contro il 59,7% nel Nord.
E’ cresciuta invece la presenza delle donne nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa, anche grazie agli interventi normativi in materia (per approfondimento: Legge Golfo-Mosca sulla parità di genere nei Consigli di amministrazione delle società quotate e DPR 251/2012 sulla rappresentanza nelle controllate pubbliche che prevedono quote minime del genere meno rappresentato nei Consigli di amministrazione e di sorveglianza di queste società).
La crisi nel mondo del lavoro, divari retributivi.
In Italia, il tasso di occupazione maschile è superiore quasi del 20% rispetto a quello femminile. I posti apicali all’università, nelle imprese, nella pubblica amministrazione e negli uffici giuridici sono quasi sempre affidati agli uomini. La differenza salariale tra uomo e donna è pari al 17,9%.
Secondo i dati Eurostat, sono solo 6 i paesi al mondo che garantiscono, per legge, a uomini e donne la stessa possibilità.
E’ una battaglia, quella delle differenze di genere e salariale, che deve coinvolgere tutti, uomini e donne. Secondo il Corriere della Sera le donne lavorano gratis 66 giorni su 365; differenze presenti nel privato e nel pubblico ove il divario è del 4,4%.
La crisi del lavoro ha comportato anche un peggioramento della qualità del lavoro delle donne, in termini di precarietà, crescita del fenomeno del part time – molto diffuso negli alberghi e ristoranti, nella grande distribuzione e nei servizi alle imprese, ecc. Un part time involontario molto elevato tra le giovani fra i 15 ed i 34 anni e con basso titolo di studio che ha superato il 60% del totale, che non è cresciuto come strumento di conciliazione dei tempi di vita, o come scelta delle lavoratrici, ma imposto dai datori di lavoro.
Donne che si sono contraddistinte nelle varie discipline sportive
Di fronte ad uno scenario così penalizzante per le donne nel mondo del lavoro, fa riflettere il successo che molte sportive stanno ottenendo in diverse discipline, ove hanno potuto esprimere liberamente le loro vere potenzialità.
Poiché ho constatato che il valore ed i successi raggiunti dagli sportivi uomini è sempre oggetto di notizie sui giornali, TV e social, mentre per le donne molto meno, e da poco tempo, è a loro che oggi desidero rivolgere un omaggio ed un ringraziamento. Menzionerò alcune delle molte donne che si sono contraddistinte nelle varie discipline sportive, individuali e collettive, riuscendo a scalare le vette dello sport a livello europeo e mondiale, dimostrando grande determinazione, forza, coraggio, spirito di sacrificio, costanza ed ambizione, grazie alle quali è risuonato, con orgoglio, l’inno italiano nazionale, ma il mio pensiero va a tutte coloro che non riesco a citare.
Mi riferisco alle campionesse italiane: di nuoto, Federica Pellegrini specializzata nello stile libero; di scherma Beatrice Maria Vio “Bebe” Vio (senza dimenticare la pluri-campionessa olimpica e mondiale Maria Valentina Vezzali); di tennis Flavia Pennetta, che è stata la prima tennista italiana ad entrare nella top ten della classifica mondiale WTA Tour; di sci, discesa libera: Sofia Anna Vittoria, campionessa olimpica vincitrice della Coppa del Mondo nel 2018 e di due medaglie mondiali; di pattinaggio artistico, la cui regina è Carolina Kostner; di ginnastica ritmica Veronica Bertolini; di tatami, Sara Cardin Caporale dell’esercito italiano.
Come è italiana la prima tuffatrice donna ad aver vinto una medaglia d’oro ai Mondiali nei tuffi Tania Cagnotto; nello slalom gigante, Federica Brignone, nove medaglie olimpiche; da ricordare anche Sofia Anna Vittoria Goggia campionessa olimpica con tre vittorie, una in slalom gigante e due in discesa libera; nel calcio, campionesse della nazionale femminile di calcio, capitanate da Sara Gama, una grande squadra, esempio virtuoso di passione, impegno, agonismo, incredibile motivazione e forza non solo fisica ma anche interiore.
È italiana anche la prima donna negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea, l’astronauta, aviatrice e ingegnere Samantha Cristoforetti.
Tante ed altre donne che sono un grande esempio ed hanno lasciato un segno indelebile nella storia dello sport italiano, con un rovescio, uno slalom o una bracciata, divenendo motivo di orgoglio per l’Italia e gli italiani: come dimenticare le braccia alzate di Sara Simeoni, a Mosca nel 1980, gli occhi lucidi di Roberta Vinci, storica finalista agli Us Open 2015, il sorriso d’oro, d’argento e bronzo del “trio meraviglia” Di Francisca, Arrigo e Vezzali, insieme sul podio alle Olimpiadi di Londra 2012, come indimenticabile resterà la grinta inesauribile di Josefa Idem, campionessa mondiale e olimpica nella specialità del Kayak individuale.
Considerazioni conclusive.
Alla luce di quanto sopra, ritengo sia importante renderci sempre più conto di che cosa significa ancora oggi per la donna dover subire la differenza di genere e cosa ognuno di noi può fare per contrastarla; non solo l’8 marzo, ma con un impegno consapevole, che deve durare tutto l’anno, per riflettere, per parlare di una parità oggettiva, ancora inesistente, per individuare, di concerto con le associazioni, le organizzazioni sindacali e le istituzioni locali e nazionali a tutti i livelli, idonee concrete strategie, anche normative, per riuscire a raggiungere la tanto auspicata uguaglianza di genere in ogni ambito sociale.
Sono anni che le donne hanno compreso che non c’è nulla da festeggiare ma che dobbiamo comunque cogliere ogni occasione per ricordare i soprusi, le esclusioni, le sottovalutazioni di cui le donne sono state e sono tutt’ora oggetto da parte di molti datori di lavoro, per far conoscere e trasmettere ai giovani le condizioni in cui sono vissute e vivono tutt’ora molte donne, in Italia e in altre parti del mondo.
Una ricorrenza per rammentare certamente anche le conquiste sociali e politiche ma anche le discriminazioni che le donne, purtroppo, ancora oggi subiscono, per ricordare che delle donne innocenti, hanno perso la vita, e, soprattutto, per diffondere l’esigenza di vivere ogni giorno rispettando la “donna” cercando di essere coerenti e consapevoli dell’importanza che la donna ha nella nostra vita e rivolgersi ad essa con gentilezza che, come aveva ben compreso Dante, viene da una disposizione interiore, da qualcosa che è naturale in noi ma se non la coltivi diminuisce, appassisce e rischia di morire.
Gentilezza che può essere una sfumatura, una piccola attenzione verso gli altri, un sorriso cortese, un gesto discreto, un segno di propensione, di disponibilità, di aiuto, che può divenire reciproco.
Gentilezza, tenerezza e dolcezza, come quando una madre guarda suo figlio e sa che non è “suo possesso”, che crescerà e dovrà prepararlo alla vita, al suo destino, potrà insegnargli a navigare, ma la rotta la sceglierà lui.
Ed è ciò che si deve provare e vedere sul viso della donna o dell’uomo che si ama, che non deve essere possesso ma amore e rispetto, non solo l’8 marzo, ma tutti i giorni dell’anno.
Guardiamo bene dentro di noi, troveremo che sono valori che già abbiamo, che ci sono stati trasmessi, forse fin da piccoli, basta farli emergere con umiltà ma anche forza, coraggio e gratitudine per chi ce li ha inculcati.
Claudia Corinna Benedetti
Presidente dell’Osservatorio nazionale permanente sulla sicurezza
