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Fiumi di cocaina dal Belgio, sentenza prima dell’estate per quattro presunti narcotrafficanti

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Il tribunale di Roma

Il tribunale di Roma – Corridoi insolitamente deserti ieri mattina per l’effetto coronavirus

Carabinieri - Stroncato traffico internazionale di droga - Armand Cuni

Carabinieri – Armand Cuni

Carabinieri - Stroncato traffico internazionale di droga - Rudenc Medolli

Carabinieri – Rudenc Medolli

Viterbo - Carabinieri - Operazione Underground - La droga sequestrata

Operazione Underground – La droga sequestrata

Viterbo - Carabinieri - Operazione Underground - La droga sequestrata

Operazione Underground – La droga sequestrata

Viterbo - Carabinieri - Operazione Underground - La droga sequestrata

Operazione Underground – La droga sequestrata

Roma – (sil.co.) – Fiumi di cocaina dal Belgio, saranno processati il prossimo 8 giugno i quattro arrestati nell’operazione scattata il 13 giugno 2019 che hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato dopo l’accoglimento della richiesta di immediato da parte della Dda di Roma. 

Difesi dagli avvocati Franco Taurchini, Remigio Sicilia e Domenico Gorziglia, sono comparsi ieri mattina davanti al gip Vilma Passamonti  nel tribunale di piazzale Clodio, mai visto così deserto prima in un qualsiasi lunedì mattina, colpito anch’esso, come tutti gli altri palazzi di giustizia italiani, dall’effetto coronavirus. 

Saranno processati davanti al giudice per le indagini preliminari fra tre mesi, col rito che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena: l’albanese 45enne Armand Cuni, residente a Viterbo; Fatjan Sopi detto Fation, anche lui albanese, di 29 anni, residente a Canepina; il connazionale Mario Kelmendi, 24enne, anche lui residente a Canepina;  infine un altro albanese, Rudenc Medolli, 38enne, residente a Terni. 

Sono accusati di fare parte della banda del narcotraffico sulla rotta Bruxelles-Viterbo. Una valanga di cocaina spacciata a macchia di leopardo in tutto il Viterbese tra marzo e luglio del 2016, che dimostrerebbe la capacità di fare rete della banda sgominata con gli arresti dell’anno scorso. Pusher grandi e piccoli ovunque. Da Viterbo a Montefiascone, Vitorchiano, Sutri, Valentano, Vignanello, Vallerano, Caprarola, Canepina, Orte.

Tra gli altri, ha scelto l’abbreviato Armand Cuni, l’albanese 45enne residente a Viterbo, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, considerato uno dei vertici della banda, tradita da un macedone massacrato di botte per un debito, la cui denuncia è sfociata nelle misure di custodia cautelare. Non è dato sapere ancora quanti abbiano scelto l’abbreviato e quanti invece saranno processati col rito ordinario.

Tra coloro per cui è stato chiesto l’immediato non figura il presunto capobanda, anche lui albanese è il 45enne Bledar Shtembari domiciliato a Viterbo, detto Bledi, recluso per altra causa nel carcere di Frosinone. L’ordinanza di arresto fu annullata a sorpresa dopo meno di un mese per un vizio di forma insanabile, scovato dal difensore Franco Taurchini.

Al momento Shtembari è in attesa di ricevere l’avviso di fine indagini, il 415 bis, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio con passaggio, prima di un eventuale processo, dal giudice per le udienze preliminari. Lo stesso percorso degli indagati rimasti a piede libero, qualora la procura distrettuale decida di procedere anche nei loro confronti. 

 


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