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“Il ‘contagio’ economico sarà ben più lungo di quello sanitario…”

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Andrea De Simone - Confartigianato

Andrea De Simone – Confartigianato

Viterbo – “Gli effetti del ‘contagio’ economico saranno ben più lunghi di quello sanitario”. Andrea De Simone analizza i primi effetti dello stop alla gran parte delle attività commerciali voluto dal Dpcm dell’11 marzo in ottica di contenimento del Covid-19. 

“Siamo molto preoccupati per il futuro – spiega – perché la luce in fondo al tunnel è ancora lontana, specie in campo economico”. Poi lancia un appello alla cittadinanza: “Donate il sangue! Il 7 aprile sotto la sede di Confartigianato sarà a disposizione di tutti un’autoemoteca”.

Come stanno affrontando l’emergenza Coronavirus le aziende associate a Confartigianato?
“Buona parte delle nostre aziende è ancora al lavoro perché non obbligate alla chiusura dal decreto: ad esempio ditte edili, idraulici e termoidraulici, manutentori, autoriparatori. Sono fermi però tutti quelli del settore benessere e quasi tutti quelli del food. Anche se il Dpcm consente a chi si occupa di cibo cucinato, tipo pizzerie o ristoranti, di continuare a farlo per poi consegnare a domicilio, ce ne sono molti che preferiscono fermarsi e star chiusi piuttosto che attivare tutto il lavoro di preparazione per poche ordinazioni. Il fatto è, tra l’altro, che molte persone stando più tempo in casa, cucinano da sé e non vanno ad ordinarsi la cena”.

Ma il food è un settore molto vasto e diversificato. Oltre a ristoranti, pizzerie e simili ci sono anche le pasticcerie. Queste ultime come si stanno attrezzando per non vedere gli incassi fermi allo zero?
“Per prima cosa voglio dire che mi sembra veramente assurdo che una profumeria possa stare aperta e una pasticceria no. Certo anche queste ultime, come i ristoranti, potrebbero produrre e poi consegnare a domicilio, ma è chiaro che il gioco troppo spesso non vale la candela. C’è però chi trova sempre il modo di ingegnarsi. Il 19 marzo, ad esempio, in occasione della festa di San Giuseppe i viterbesi non dovranno fare a meno delle tradizionali frittelle perché la pasticceria Casantini e la pasticceria Lombardelli le cucineranno insieme, per poi portarle a domicilio a chi le ordinerà”.

Come si sta comportando secondo lei il governo? C’è vicinanza al mondo del lavoro?
“Le aziende sono molto preoccupate. Tutti siamo preoccupati. In primo luogo per la salute e poi, però, anche per l’economia. C’è una fortissima incertezza che, lo capiamo, è giustificata anche dalla contingenza del periodo, ma resta il fatto che le decisioni prese a singhiozzo dal governo hanno destabilizzato non poco le imprese. Quando è stato emanato il primo decreto, quello del 9 marzo, una serie di esercizi commerciali si sono organizzati per far fronte all’emergenza sanitaria sapendo di poter stare aperti. Penso ad esempio ai parrucchieri e agli estetisti che hanno acquistato dispositivi sanitari costosi, ma ovviamente necessari. Salvo poi nella tarda serata di due giorni dopo sentirsi dire che non potevano più lavorare”.

E poi c’è stata l’attesa per il decreto “Cura Italia”…
“Anche in questo caso l’incertezza ha regnato sovrana. Il decreto prima era stato annunciato nella giornata di domenica, poi in serata, poi nella mattinata di lunedì. Alla fine è arrivato all’ora di pranzo. Intanto circolava una bozza sommaria e il ministro Gualtieri, in diretta tv durante il programma di Fabio Fabio di domenica sera, annunciava alcune delle misure che sarebbero state adottate. Il tutto, se non bastasse, alla vigilia del 16 marzo, un giorno cruciale per le scadenze fiscali. Insomma il clima di incertezza è inevitabile se si agisce così…”.

Quando si comincerà a parlare di ripresa?
“I tempi saranno lunghissimi. Purtroppo il “contagio” economico sarà nettamente più lungo di quello sanitario. La nostra provincia, lo dicono i numeri, pare al momento non aver avuto un’impennata esagerata di positivi al Covid-19. Una volta tanto il fatto che il nostro territorio sia particolarmente isolato dal resto d’Italia, senza aeroporti, né grandi snodi ferroviari, ha giocato forse un po’ a nostro favore. Ma gli effetti sull’economia saranno preoccupanti come altrove. Ci vorranno mesi e mesi per risalire la china”.

Confartigianato come si sta muovendo per stare al fianco delle imprese?
“Lavoriamo senza sosta, magari con l’organico un pochino ridotto e con le sedi il più possibile chiuse al pubblico. Ma al telefono e per via telematica la nostra assistenza è massima. Il giorno dopo l’uscita del decreto che ha disposto le chiusure il telefono era a dir poco bollente”.

Quando pensa che si uscirà da tutto questo?
“Non lo so. Non posso dirlo io e sono convinto che, per ora, sia davvero importante seguire le direttive degli esperti con costanza. Però spero che agli inizi di aprile qualcosa possa pian piano tornare alla normalità. Subito dopo ci sarà la settimana di Pasqua e per chi lavora nel settore del benessere, della ristorazione e dei dolciumi è un momento importante di business. Speriamo che anche se non ci saranno i numeri e gli introiti di un anno qualsiasi, almeno si cominci a notare una ripresa rispetto ad oggi. Intanto facciamo una cosa utilissima: doniamo il sangue! Il 7 aprile sotto la sede di Confartigianato sarà disponibile un’autoemoteca dove poter donare in totale sicurezza e tranquillità. L’iniziativa è stata organizzata insieme all’Avis di Viterbo e alla piscina Mgm”.

Francesca Buzzi

 


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