Viterbo – Posso o non posso aprire la mia azienda? Se apro quali lavori devo sospendere e quali invece posso continuare a portare avanti? I dubbi di imprese e artigiani su come devono affrontare l’emergenza Coronavirus senza infrangere il Dpcm dell’11 marzo sono tanti e non sempre facili da dirimere.
“La parola d’ordine alla quale tutti si attengono – spiega la segretaria provinciale della Cna di Viterbo e Civitavecchia – è una sola: responsabilità”.
Come si stanno comportando le imprese?
“Le imprese stanno reagendo in maniera eccellente. C’è un grandissimo senso di responsabilità e nessuno, almeno per la mia esperienza, si è lamentato delle scelte del governo. Nessuno ha detto: ‘Non è giusto che quello può aprire e io no’. Non si vuole stare aperti per forza, si vuole stare in regola. Ci si affida alle istituzioni, consapevoli che un’emergenza sanitaria di questa portata non può essere presa sotto gamba”.
Gli effetti negativi però, da un punto di vista economico, è evidente che ci sono. Quanto saranno pesanti?
“Chiaramente per chi è stato già obbligato a chiudere gli effetti negativi sono già iniziati in maniera prorompente. In particolare penso ai lavoratori automi che in assenza di reddito non hanno alcuna entrata, mentre continuano ad andare avanti inesorabilmente le spese: affitti, utenze, contributi previdenziali, costo del personale per chi ce l’ha. E poi anche chi può ancora operare ha una riduzione drastica degli affari: sono calati vertiginosamente gli ordini e per ovvi motivi la clientela. Poi c’è anche il “problema” di dover rispettare distanze e cautele”.
Chi può lavorare, dunque, come lo sta facendo?
“Chi si rende conto che non ha le condizioni necessarie di sicurezza per ottemperare alle norme preferisce chiudere anche se rientra nelle categorie che potrebbero stare aperte. Nei cantieri, per esempio, si prova a fare quello che si può ma se non ci sono le condizioni per tutelarsi tra colleghi si chiude, oppure si va avanti a ritmi ridottissimi. Insomma, vige la ratio che il decreto viene interpretato nella maniera più restrittiva possibile”.
E la Cna, in tutto questo, come si sta muovendo? Come aiuta le imprese?
“Anche noi ci stiamo reinventando. Cerchiamo di stare al fianco delle imprese h24 nei modi più rapidi e flessibili possibili. Lavoriamo con whatsapp, mail, telefono offrendo consulenze e interpretazioni della normativa. Per questo io stessa, insieme a tutti i miei collaboratori, sono in continuo contatto con i vertici della Cna, con i sindaci del territorio, gli assessori, la polizia locale. E’ un lavoro di coordinazione costante e pare essere anche molto produttivo. Non abbiamo alcuna intenzione di lasciare sole le imprese: né i nostri associati e nemmeno chi non lo è. Non è il momento di andare a guardare chi è dei nostri e chi no. Se qualcuno ha bisogno di informazioni e assistenza noi ci siamo per tutti. Forse nei prossimi giorni potremmo decidere di chiude fisicamente qualche sede, qualche ufficio, ma solo per evitare contatti di persona come caldeggiato dagli esperti. Telefonicamente e per via telematica però ci saremo. Sempre”.
Oltre alle informazioni cosa serve ai vostri associati?
“Una delle preoccupazioni maggiori, specialmente per chi si occupa di alimentari, è la carenza delle mascherine. Senza quelle non possono stare aperti né vendere al pubblico. Il timore quindi è che non ce ne siano più disponibili. Quello sarebbe davvero un grosso problema”.
Quali sono invece le richieste che farete alla politica per garantire e facilitare una ripresa dell’economia dopo questo blocco quasi totale?
“Come Cna avremo accesso ai tavoli nazionali e ministeriali dove faremo una serie di proposte formali che aiutino le imprese a ripartire: dalla riduzione della pressione fiscale allo stimolo della domanda in modo che i consumi riprendano il più possibile dopo lo stop. Serviranno misure per prorogare i pagamenti e accedere agli ammortizzatori. Siamo pronti a batterci al 100%, ora però per prima cosa cerchiamo di superare l’emergenza con impegno e determinazione”.
Francesca Buzzi
