Tarquinia – All’esterno mobili abbandonati. Cavi elettrici e corrugati lasciati da chissà chi. Marciapiedi sconnessi invasi dalla vegetazione e mura scrostate. All’interno il guano dei piccioni entrati dalle finestre con i vetri rotti ricopre il pavimento e imbratta l’altare.
È la situazione di degrado della chiesa del borgo dell’Argento a Tarquinia. Un piccolo edificio rurale nel cuore della Maremma laziale che guarda il mare.
Arrivare al borgo dell’Argento non è semplice. Si trova a undici chilometri dalla città, prendendo via Aurelia Vecchia verso Montalto di Castro e proseguendo su strade vicinali di campagna. Ci sono poche case raccolte intorno alla piazza che si apre davanti alla chiesa. Nel dopoguerra luogo di culto e aggregazione sociale per le tante famiglie che vivevano nella zona. Oggi lasciato nell’incuria, anche se ancora si potrebbe celebrare la messa.
Nella chiesa si entra senza problemi da una porta laterale. Gli uccelli sono i soli a frequentarla. Le loro deiezioni rendono l’aria quasi irrespirabile. L’umidità ha fatto rigonfiare l’intonaco delle pareti. Il silenzio rende ancora più desolante lo scenario e la bellezza della campagna circostante fa a cazzotti con lo stato di abbandono dell’edificio.
In tanti si chiedono se sia possibile realizzare un progetto di recupero. Perché sarebbe un peccato perdere un pezzo di storia recente tarquiniese.
Daniele Aiello Belardinelli






