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La mamma di Andrea Landolfi: “Qui a Regina Coeli sta succedendo il bordello”

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Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

RRegina Coeli - Restrizioni anti coronavirus nel carcere dove è detenuto Andrea Landolfi

Regina Coeli – L’avviso delle restrizioni anti coronavirus nel carcere dove è detenuto Andrea Landolfi

Giallo di Ronciglione - La mamma Roberta e la sorella Virginia di Andrea Landolfi Cudia col difensore Giacomo Marini

La mamma Roberta e la sorella Virginia di Andrea Landolfi Cudia col difensore Giacomo Marini

Regina Coeli - Restrizioni anti coronavirus nel carcere dove è detenuto Andrea Landolfi

Regina Coeli – I familiari dei detenuti assiepati all’esterno mentre all’interno sembra esserci rivolta

Regina Coeli - Restrizioni anti coronavirus nel carcere dove è detenuto Andrea Landolfi

Regina Coeli – Rinforzi della polizia mentre i familiari temono il peggio per i detenuti

Ronciglione – “Qui a Regina Coeli sta succedendo il bordello, si stanno ribellando all’interno, botte, battitura, urla, qui sta veramente succedendo il bordello”.

E’ il drammatico messaggio vocale inviato ieri mattina dalla mamma di Andrea Landolfi Cudia, che nel pieno della rivolta si è trovata all’esterno del carcere dove è detenuto il figlio Andrea Landolfi, a processo davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo con l’accusa di avere ucciso facendola precipitare dalle scale la fidanzata Sestina Arcuri, a Ronciglione, la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019.

Come tutti i lunedì, anche ieri Roberta Landolfi si è recata presso la casa circondariale capitolina per il consueto colloquio settimanale con il figlio, detenuto dallo scorso 25 settembre. Sulla porta d’ingresso, però, ha trovato l’avviso ai familiari, in cui i parenti vengono avvisati dello stop ai colloqui visivi coi reclusi. 

“Si ringrazia e si confida nella collaborazione di tutti a tutela della salute propria e dei propri cari”, si legge nel comunicato, firmato dalla direttrice Silvana Sergi. 

“Dentro il carcere è esplosa la rivolta e tra i familiari assiepati all’esterno, alla luce dei gravissimi episodi di violenza che stanno succedendo in tanti istituti di pena a livello nazionale, ha iniziato a crescere l’angoscia. Comprensibilissima l’ansia della signora Landolfi che, oltre alla disperazione di non poter incontrare il figlio per portargli il suo conforto, è consapevole dei rischi corsi da Andrea, un ragazzo di trent’anni, incensurato, che non farebbe male a una mosca”, spiega il difensore Giacomo Marini, che ieri non si è invece recato a trovare in  carcere il suo assistito “per evitare inconvenienti”. 

Il legale, che nei prossimi giorni presenterà un’istanza circostanziata alla corte d’assise, ha chiesto nell’udienza di ammissione prove del 5 marzo la revoca della custodia cautelare in carcere per i meno afflittivi arresti domiciliari in comunità. 

“Stiamo aspettando l’esito della perizia di parte affidata alla nota psicologa Anna Maria Casale per valutare la collocazione più idonea”, ribadisce il legale, sottolineando la presunzione di innocenza, l’incensuratezza e la volontà dell’imputato di liberarsi definitivamente dai problemi di droga e alcolismo. 

Favorevole l’avvocato Gianluca Fontana, che assiste la nonna Mirella Iezzi, parte civile, in quanto il nipote l’avrebbe colpita fratturandole tre costole con una prognosi di 4o giorni la notte del presunto delitto. Negativo, come si ricorderà, il parere dell’avvocato di parte civile dei familiari della vittima Vincenzo Luccisano e del pm Franco Pacifici, per il quale è bene che Landolfi resti a Regina Coeli, dove è finito recluso dal 25 settembre 2019,  a distanza di quasi otto mesi dalla tragica notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019. 

L’avvocato Marini, nel frattempo, è pronto a chiedere il rinvio “per coronavirus” delle udienze già fissate per il 30 e il 31 marzo: “L’avvocato di parte civile della nonna è di Milano”, spiega. 

Silvana Cortignani


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