Viterbo – (sil.co.) – Ok alla vendita di fiori e piante, secondo la ministra Bellanova il florovivasmo è attività agricola anche nell’emergenza coronavirus. E lo dimostra il fatto che, pure se chiusi al pubblico, gli addetti continuano a lavorare lo stesso, a Viterbo come in Liguria, nella speranza di non dovere mandare al macero tutta la produzione nella stagione del massimo trionfo, la primavera.
“Sentiremo il comune di Viterbo, per capire se e come possiamo riaprire l’attività”, spiegavano ieri al vivaio dei fratelli Paparozzi, in via Vico Quinzano, a Viterbo. Ad aprire il cancello a uno degli addetti, trovando anche la stampa, è Paola, in tenuta da lavoro e munita di guanti e mascherina, come tutti nei giorni delle misure eccezionali per contrastare la pandemia da Covid-19.
“Semi, piante, piante da frutto, fiori ornamentali, piante in vaso, fertilizzanti potranno essere prodotti, trasportati e commercializzati. I negozi per la vendita resteranno aperti dovunque non solo nella grande distribuzione”. ha spiegato venerdì 27 marzo all’Ansa la ministra Teresa Bellanova, nel commentare la faq pubblicata nella notte che esplicita con chiarezza le attività florovivaistiche consentite ai sensi del Dpcm del 22 marzo scorso.
Sono circa le nove del mattino appena fuori le mura medievali del capoluogo. “Per ora è tutto bloccato. Lavoriamo perché piante e fiori hanno bisogno di cure, ma siamo chiusi al pubblico”, dice Paola, spiegando che deve sbrigarsi perché è già tardi e deve andare ad annaffiare.
Il settore è uno di quelli in maggiore sofferenza secondo il grido d’allarme delle associazioni di categoria, tra cui spicca la Cia.
Cancellati eventi e manifestazioni primaverili, cancellate le cerimonie come matrimoni, cresime e comunioni, azzerata la possibilità di curare orti e giardini, a meno che non siano sotto casa. Resta la speranza che gli italiani, e nel caso specifico i viterbesi, vogliano rallegrare di fiori i balconi e le finestre.
In un post accompagnato da un collage di fiori sulla pagina Facebook del vivaio dello scorso 18 marzo si legge: “Buongiorno. Amici e clienti, anche se in questo periodo difficile siamo lontani, ci mancate e vi pensiamo tanto! Ed è per questo che oggi proveremo a tirarvi un po’ su con i nostri fiori! Speriamo di rivederci presto!”.
“Non avete altri canali di vendita, a parte i privati?”. “No, qui è tutto fermo, veniamo al vivaio tutti i giorni perché dobbiamo comunque salvaguardare la produzione. Ora proveremo a sentire la pubblica amministrazione, il comune, per capire se possiamo riaprire, in che orari, come farlo”, dice tornando svelta alle sua mansioni.
Ancora un post pieno di speranza sul popolare social network, lo scorso 26 marzo, giovedì: “Buongiorno. In questo periodo brutto, siamo certi che la bellezza dei fiori può esserci utile!”. Anche in questo corredato da coloratissime fotografie.
In tutta Italia il settore florovivaistico dà lavoro a 100mila addetti, per oltre 2,5 miliardi di fatturato oltre l’indotto, tra cui la parte relativa alla commercializzazione.



