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E l’artigiano disse: “Lasci stare, mi pagherà dopo il Coronavirus”

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Coronavirus - Ingressi contingentati in banca, la fila

Coronavirus – Ingressi contingentati in banca, la fila

Coronavirus - Ingressi contingentati in banca, la fila

Coronavirus – Ingressi contingentati in banca, la fila

Viterbo – (sil.co.) –  E l’artigiano disse alla cliente: “Lasci stare, mi pagherà dopo il Coronavirus”.

E’ la piccola storia esemplare di un artigiano viterbese che, sperando in tempi migliori, ha deciso di chiudere bottega prima che arrivasse dall’alto l’ordine di serrata generale contro la pandemia di Coroanirus scoraggiando già una decina di giorni fa una cliente a pagarlo prima della fine dell’emergenza.

A proposito di soldi, nel frattempo, per chi lavora in banca, si punta ad aumentare l’accesso al lavoro agile.

Fuori dei principali istituti di credito del capoluogo, intanto, ieri mattina c’erano gli utenti in fila già di buon’ora. 


L’artigiano: “Mi pagherà dopo il Coronavirus”

Era il 6 marzo e l’artigiano, specializzato in tende da sole, il giorno prima aveva effettuato un lavoro del valore di circa 400 euro presso un’abitazione del capoluogo che la cliente, come da accordi, avrebbe dovuto saldare passando la mattina successiva in negozio.

“Non venga, ho deciso di chiudere”, l’ha avvisata al telefono l’artigiano.

E quando la signora si è offerta di lasciargli al volo un assegno oppure di andare in banca per fargli un bonifico: “No, no , lasci stare – le ha detto – quando sarà passato questo brutto momento la chiamo io. Non andiamo in giro a cercarci guai quando non serve”.


Clienti in coda fuori delle banche

Già, fare un bonifico, ad esempio. Oppure pagare le bollette o ritirare i soldi per la spesa. Possono essere tanti i motivi che spingono gli utenti a mettersi in coda loro malgrado fuori degli istituti di credito nell’era dell’ “io resto a casa”. 

Così lunedì 16 marzo, a una settimana dal debutto delle misure restrittive su tutto il territorio nazionale, fuori delle principali banche del capoluogo, come ad esempio la filiale di via Garbini di Intesa-San Paolo, c’erano i clienti in fila.

Clienti col volto travisato dalla mascherina, in tempi in cui, a occhio, tra i dipendenti fa più paura il contagio che la rapina.

Tra i tanti che verso le dieci del mattino si sono recati presso la filiale aspettando pazientemente fuori per effettuare un’operazione c’era anche un’anziana ignora con evidenti problemi di deambulazione, accompagnata passo passo a braccetto da un’assistente.

Ingressi contingentati, come per tutti gli altri servizi essenziali, personale a scartamento ridotto e con il volto e le mani protetti da guanti e mascherine. 


Orari ridotti e sportelli aperti a giorni alterni

L’Abi nel frattempo, non essendo possibile chiudere in blocco gli sportelli, ha iniziato la settimana tornando a invitare chiunque non abbia urgenza a non recarsi in banca. Per quanto possibile usare i servizi online e, soprattutto per gli anziani meno avvezzi alla tecnologia e soggetti più a rischio, è consigliabile “telefonare in banca per consigliarsi su come risolvere il problema, ma senza uscire di casa“.

Tra gli istituti con un numero di dipendenti tale da permettere la turnazione per ora l’orientamento prevalente è quello dell’apertura al pubblico con orario ridotto, dalle 9 alle 13, dal lunedì al venerdì.

Mentre per le filiali più piccole potrebbe diventare generalizzata l’apertura a giorni alterni, il lunedì. mercoledì e venerdì dalle 9 alle 13, tenendo a casa il più possibile i dipendenti, istruiti per flexible working e smart working, o telelavoro che dir si voglia, che potrebbe dunque diventare prioritario.

Prima di uscire di casa inutilmente, meglio fare una telefonata. Come dal dottore, si riceve per appuntamento.


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