Viterbo – (sil.co.) – Emergenza Coronavirus, vittima eccellente il processo romano ai dieci imputati che hanno scelto il rito abbreviato.
L’udienza al tribunale di Roma che doveva essere dedicata alle discussioni delle 19 parti civili è stata rinviata ieri mattina con decreto di differimento urgente alla data già fissata del 3 aprile, quando però, in base alle restrizioni anticontagio, potrebbe essere celebrata solo su espressa richiesta dei difensori.
Nel dubbio, praticamente una certezza, che ciò possa avvenire, il gip Elisabetta Attura ha quindi già fissato due date successive alla presunta fine della quarantena collettiva, ovvero al 17 aprile e al 4 maggio.
Atmosfera surreale in aula, dove tutti si sono presentati bardati con guanti e mascherine d’ordinanza, osservando rigorosamente la distanza di sicurezza anticontagio di un metro l’uno dall’altro.
Nessuno sconto se non quello di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato scelto dai dieci arrestati nel blitz antimafia del 25 gennaio 2019 cui viene contestata l’aggravante dell’associazione a delinquere di stampo mafiosa a mano armata.
I pm Fabrizio Tucci e Giovanni Musarò, al termine di una requisitoria fiume durata oltre otto ore, al termine dell’udienza del 10 febbraio a Roma hanno chiesto condanne per complessivi 135 anni di reclusione e multe per 96mila euro. Pene da un minimo di 8 anni a un massimo di 20 anni. Compreso lo sconto di un terzo del rito.
Le richieste dell’accusa
– Giuseppe “Peppino” Trovato: 20 anni di reclusione e 20mila euro di multa
– Ismail “Ermal” Rebeshi: 20 anni di reclusione e 20mila euro di multa
– Spartak “Ricmond” Patozi: 16 anni di reclusione e 20mila euro di multa
– Shkelzen “Zen” Patozi: 14 anni di reclusione e 10mila euro di multa
– Gabriele “Gamberone” Laezza: 14 anni di reclusione e 16mila euro di multa
– Luigi “Gigi” Forieri: 12anni e 4 mesi di reclusione
– Gazmir “Gas” Gurguri: 10 anni e 8 mesi di reclusione
– Fouzia “Sofia” Oufir: 10 anni e 8 mesi di reclusione e 10mila euro di multa
– Martina Guadagno: 9 anni e 4 mesi di reclusione
– Sokol “Codino” Dervishi: 8 anni di reclusione
Alle pene vanno aggiunti tre anni di libertà vigilata per Trovato, Rebeshi, Forieri, Gurguri, Laezza e Spartak Patozi.
Quattordici anni per mafia all’operaio, 12 al barista, 9 alla commessa
Pene pesanti quelle chieste per i tre viterbesi accusati di associazione di stampo mafioso. I pm Tucci e Musarò hanno chiesto 14 anni di reclusione per Gabriele “Gamberone” Laezza, l’operaio 32enne impiegato nella ditta di trasporti di famiglia, detenuto da oltre un anno nel carcere di Voghera; 12 anni e 4 mesi per Luigi “Gigi” Forieri, il 52enne residente a Caprarola, all’epoca titolare a Viterbo del bar di via Genova, recluso a nel supercarcere di Tolmezzo; e 9 anni e 4 mesi di reclusione per Martina Guadagno, la 32enne che faceva la commessa in uno dei compro oro di Trovato, detenuta a Santa Maria Capua Vetere.
“Non una cellula della ‘ndrangheta”
“Non una cellula della ‘drangheta, ma una mafia autoctona seppure con forti legami con la Calabria per via delle origini di Trovato”, hanno detto i pm, che per i presunti boss hanno chiesto 20 anni di carcere. Uno è Giuseppe “Peppino” Trovato, il 44enne originario di Lamezia Terme, titolare di tre compro oro a Viterbo, residente da una quindicina di anni nel capoluogo. L’altro è Ismail “Ermal” Rebeshi è l’albanese 37enne gestore a Viterbo di un autosalone e di un locale notturno, già in carcere per droga dal 26 novembre 2018 quando sono scattati i 13 arresti dell’operazione Erostrato.

