Viterbo – Il Coronavirus ha contagiato ottanta persone nella Tuscia. Dieci sono operatori sanitari. Dottor Antonio Maria Lanzetti, presidente dell’ordine dei medici di Viterbo, perché?
“Perché noi medici siamo a contatto con la popolazione e soprattutto con i malati. Tutti gli operatori della sanità, lavorando in prima linea in questa emergenza, sono maggiormente esposti al contagio. Vista anche la capillarità e le modalità di diffusione del virus. E sono esposti al contagio inevitabilmente, nonostante si sappia alla perfezione quali sono le protezioni da adottare. Ma purtroppo quello del contagio è un rischio insito nella professione stessa”.
È solo questo il motivo? Non crede che all’inizio ci sia stata una sottovalutazione del pericolo?
“Anche questo. Ma ci siamo trovati di fronte a qualcosa di completamente nuovo. Ancora oggi non conosciamo né il tipo di virus né il suo comportamento. Ed è per ciò che le misure prese sono state tardive”.
I medici sono dotati di tutte le protezioni necessarie per poter lavorare in sicurezza in quest’emergenza?
“Non sempre. In particolar modo all’inizio, il Covid-19 ci ha trovati un po’ sprovveduti perché ci ha presi alla sprovvista. Non eravamo preparati e c’è stato un piccolo ritardo. Ancora oggi le forniture non sono eccessive e sono razionate pure a Viterbo. Ma la carenza è globale e soprattuto non è colposa. Ma man mano che si va avanti, si sta perfezionando anche quest’aspetto. È ovvio che più presidi si possono avere e meglio è”.
Da medico è preoccupato?
“Sì, lo sono. Sono preoccupato perché la situazione è molto, molto seria. Sono preoccupato per la popolazione e per gli operatori sanitari che combattono in prima linea”.
E quali sono i timori dei suoi colleghi?
“Principalmente quello di essere realmente a contatto con il virus”.
Pensa che il sistema sanitario viterbese stia riuscendo a fronteggiare l’emergenza o è in affanno?
“È in affanno in relazione alle nuove esigenze che si sono presentate, ma non specificamente per delle carenze”.
Raffaele Strocchia
