Viterbo – Torna oggi davanti alla corte d’assise Andrea Landolfi: salvo ulteriori colpi di scena è il giorno dell’ammissione prove per il pugile e operatore sociosanitario trentenne romano accusato di avere ucciso gettandola dalle scale la fidanzata Maria Sestina Arcuri.
La nonna che ha sempre difeso a spada tratta il nipote, a costo di finire anche lei indagata, citata nel frattempo come parte offesa, potrebbe in teoria costituirsi parte civile. L’anziana è difesa dall’avvocato Gianluca Fontana.
Un passaggio indispensabile, l’ammissione delle prove, perché il processo al presunto femminicida Landolfi possa entrare al più presto nel vivo con gli interrogatori dei primi testimoni, tra i quali solamente due testi oculari.
Sono passati nel frattempo tredici mesi dal presunto delitto, mentre il trentenne è rinchiuso nel carcere di Regina Coeli da settembre, dopo che sia riesame che cassazione hanno dato ragione alla richiesta di misura di custodia cautelare del pm Franco pacifici, inizialmente rigettata dal gip del tribunale di Viterbo.
Gli unici testimoni oculari sono la nonna e il figlioletto di sei anni del giovane, imputato di omicidio volontario per la morte della parrucchiera 26enne originaria di Nocara, in provincia di Cosenza, i cui genitori e i due fratelli si sono costituiti parte civile con l’avvocato Vincenzo Luccisano.
Tra le parti offese, oltre ai familiari della vittima, figura anche la nonna di Landolfi, Mirella Iezzi, di 81 anni, il cui nome è stato inserito nel decreto di giudizio immediato dopo l’udienza rinviata apposta lo scorso 20 gennaio, come sollecitato dal difensore dell’imputato, l’avvocato Giacomo Martini del foro di Roma, che si è accorto della dimenticanza.
Landolfi, come è noto, deve rispondere anche di lesioni personali aggravate dalla prognosi superiore ai 40 giorni ai danni della nonna, che avrebbe colpito, procurandole la frattura di tre costole, mentre tentava di soccorrere Sestina.
L’anziana ha finora sempre negato di essere stata aggredita dal nipote, sostenendo di essersi fatta male qualche giorno prima cadendo da una scala. Ha invece giustificato l’essersi allontanata a piedi nel cuore della notte coi problemi cardiaci, accentuati dallo spavento per la caduta di Sestina, a causa dei quali avrebbe dovuto sottoporsi a una visita di controllo uno-due giorni dopo.
Sestina, senza mai risvegliarsi da un disperato tentativo di salvarle la vita con un intervento chirurgico, è deceduta all’ospedale di Belcolle il 6 febbraio dell’anno scorso. Al pronto soccorso sarebbe giunta già in coma la mattina del 4 febbraio, in seguito alle gravissime lesioni riportate alla testa nella caduta dalle scale dell’abitazione della nonna del fidanzato, in via Papirio Serangeli, a Ronciglione, avvenuta verso le due della notte precedente.
Prima della telefonata di Landolfi al 118 sarebbero trascorse quattro ore, durante le quali ci sarebbe stato un fitto scambio di telefonate, un centinaio, tra l’imputato e i suoi familiari. La 26enne sarebbe stata lanciata giù dalle scale da Landolfi nell’ambito di una violenta lite, scoppiata poco prima per gelosia al pub del paese, dove la coppia aveva trascorso la serata col figlioletto di lui.
Silvana Cortignani




