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Morte di Sestina Arcuri, si aggrava la posizione della nonna di Andrea Landolfi

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Maria Sestina Arcuri

Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi con la nonna Mirella Iezzi

Andrea Landolfi con la nonna Mirella Iezzi

Giallo di Ronciglione - I familiari dell'imputato, con gli avvocati Giancluca Fontana e Giacomo Marini

La mamma e la sorella dell’imputato, con gli avvocati Giancluca Fontana e Giacomo Marini

Caterina Acciardi e Vincenzo Luccisano

La mamma di Sestina con l’avvocato di parte civile Vincenzo Luccisano

Ronciglione – Morte di Maria Sestina Arcuri, alla vigilia della ripresa del processo al nipote si aggrava la posizione della nonna di Andrea Landolfi Cudia.

Mirella Iezzi – l’81enne indagata per abbandono di incapace, omissione di soccorso e false informazioni al pubblico ministero relativamente alla tragica morte della fidanzata del nipote – risulterebbe indagata per gli stessi reati dalla procura della repubblica di Viterbo relativamente al pronipote di sei anni, figlio di Andrea Landolfi, che avrebbe lasciato da solo col padre nella sua casa di Ronciglione la notte tra il 3 e il 4 febbraio dell’anno scorso.

L’anziana – vittima a sua volta del nipote, che l’avrebbe colpita procurandole la frattura di tre costole dopo avere gettato Sestina dalle scale – sarebbe uscita a piedi nel cuore della notte invece di chiamare i soccorsi per sé e per la 26enne, le cui condizioni, secondo l’accusa, sarebbero state gravissime fin dal primo momento. Così facendo, inoltre, l’81enne avrebbe abbandonato invece di soccorrerlo, lasciandolo in una situazione di potenziale pericolo, il minore, che a differenza della versione della bisnonna, sarebbe stato sveglio quando Sestina è stata fatta precipitata dalle scale al culmine di un litigio da Landolfi. 

Secondo il procuratore capo Paolo Auriemma e il pm Franco Pacifici, la Iezzi avrebbe costruito un castello di bugie per difendere il nipote trentenne, recluso da settembre nel carcere romano di Regina Coeli e a processo davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo con l’accusa di omicidio volontario per la morte della fidanzata e di lesioni aggravate per le fratture che avrebbe procurato alla nonna colpendola. La donna è stata refertata con una prognosi superiore ai 40 giorni. 

A distanza di oltre un anno dalla notte del presunto delitto, del quale sarebbe l’unica testimone – oltre al figlioletto dell’imputato, i cui ricordi raccolti nell’immediatezza ma non nella forma dell’incidente probatorio hanno incastrato il padre – l’inchiesta che riguarda Mirella Iezzi  non sarebbe ancora stata chiusa.

“Non abbiamo ancora ricevuto il 415 bis, ovvero l’avviso di chiusura delle indagini preliminari della procura”, spiega l’avvocato milanese Gianluca Fontana, che assiste l’anziana. Il pm Pacifici, titolare del caso col procuratore Auriemma, potrebbe prima voler ascoltare la testimonianza dell’81enne nell’ambito del processo a Landolfi, a sua volta difeso dall’avvocato Giacomo Marini del foro di Roma. 

La mancata citazione di Mirella Iezzi come parte offesa nel decreto di giudizio immediato di Landolfi ha fatto nel frattempo slittare, lo scorso 20 gennaio, l’udienza di ammissione prove che è stata rinviata a domani.

La donna, in teoria, essendo tra le presunte vittime, potrebbe anche decidere di costituirsi parte civile contro il nipote, finora strenuamente difeso, contro il quale si sono già costituiti parte civile con l’avvocato Vincenzo Luccisano i familiari di Maria Sestina.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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