Viterbo – “Sei i nostri clienti stanno male, stiamo male anche noi”. Carlo Cecconelli. “La gente tende adesso a fare i prodotti in casa, chiedono infatti lievito e farina”. Maurizio Gasparini. Infine Gabriele Gasparini: “quando le persone ci vedono arrivare, si rasserenano”.
Maurizio, Carlo e Gabriele, assieme ad Andrea Pasquali, lavorano nel negozio di alimentari di via Mazzini a Viterbo. Alimentari Gasparini. Cartina di tornasole, in tempi di Coronavirus, di quanto siano importanti le relazioni umane, la loro qualità, il mondo che gli gira attorno. Tutto cambiato, tutto diverso. Tutti a casa. Difficile persino fare la spesa. Difficile anche mantenere quei fili che stanno alla base del vivere insieme.

Gli alimentari Gasparini di via Mazzini
Non più, oggi, semplici alimentari, ma luoghi dove si lavora anche per dare calore a chi è costretto, forza maggiore, a restarsene, senza esserci abituato, all’interno delle quattro mura della propria abitazione.
“La mattina – dice Maurizio Gasparini, titolare degli alimentari assieme al fratello Gabriele – siamo qui verso le 6 e mezza preparando tutta la linea per il negozio. Il banco, la carne, la gastronomia. Alle 8 e mezza apriamo e iniziamo a servire le poche persone che vengono. La maggior parte ci chiamano per telefono e gli consegniamo la spesa a casa”.
Maurizio Gasparini, sinale bianco, mascherina, guanti e in testa il cappello del Molino Profili, che gli porta la farina. Alle spalle della cassa il calendario dove si prendono gli appunti. L’agenda degli alimentari.

Maurizio Gasparini
Gli alimentari di via Mazzini hanno una storia lunga, di quartiere. Come accadeva una volta. La pizza prima d’andare a scuola, la spesa per il pranzo e la cena. Sui muri ci sono le foto di famiglia. Anni ’50 e ’80. Era il 1962 quando il negozio venne aperto dal padre Fernando e dalla nonna di Maurizio e Gabriele. La nonna, Luigina Fochetti detta Gina, era di Cascia in provincia di Perugia. Il marito, Domenico Gasparini, era invece un vergaro delle Marche. Si conobbero durante una transumanza. Lui portava le pecore da una parte all’altra del paese. Lei se ne innamorò. E da lì iniziò tutto.

Gli alimentari Gasparini di via Mazzini
“Dal 2005 – racconta Maurizio Gasparini – gestiamo l’attività io e mio fratello Gabriele. Ogni tanto capita anche mio padre che è in pensione. Viene solo a vedere come vanno le cose. Perché è sempre difficile separarsi da quello che con fatica e sacrificio s’è creato. Adesso però, giustamente, sta a casa. Come dovrebbero stare tutti”.

Carlo Cecconelli
“Noi produciamo tutto da soli – prosegue -. Abbiamo anche un laboratorio di carni dove facciamo tutto, prosciutti, salami, capocolli. Tutta roba nostra”.
L’attività è all’interno di un palazzo storico, incorniciata da un portone in peperino con su scritto il nome dell’antico proprietario. Oggi, l’emergenza Coronavirus ha trasformato tutto. Innanzitutto le relazioni sociali. Distruggendole. Con Maurizio, Gabriele, Carlo e Andrea che però resistono, cercando tutti i giorni di mantenere vivo quel mondo che quotidianamente ruota attorno alla loro attività.

Via Mazzini
“Quando le persone mi vedono arrivare con mascherina e guanti – sottolinea Gabriele Gasparini – è come se si rasserenasse, si fidano”.
“Le espressioni degli anziani in questi giorni – aggiunge poi Carlo Cecconelli – non le vedevo da qualche anno. Dalla nevicata del 2012, quando furono costretti a restare a casa e ci dicevano che non potevano più uscire. Quando arriviamo la gente si commuove. E alla quarta che piange, va a finire che piango anche io. Sono clienti che conosciamo, conosciamo tutti, conosciamo le loro storie. Stanno male loro e stai male anche tu”.

Gabriele Gasparini
Il negozio apre alle 8 e mezza di mattina e chiude alle 13,30 per poi aprire di nuovo alle 16,30 e calare la saracinesca alle 19,30. “La mattina passano i carabinieri con la macchina – commenta Maurizio Gasparini – rallentano, guardano dentro e controllano”.
Lungo la strada ci sono due scuole, entrambi istituti superiori. Una pubblica, l’altra privata. Fuori dalla privata il lenzuolo con la scritta “andrà tutto bene”.

Gli alimentari Gasparini di via Mazzini
“La clientela – prosegue Maurizio Gasparini – rispetto all’inizio dell’emergenza è calata di un buon 20, 30%. Noi lavoriamo soprattutto con gente di fuori e con gli anziani del centro storico. In questo periodo vengono i figli a fare spesa per i genitori oppure portiamo noi la spesa a casa. Facciamo entrare due persone alla volta. Siamo in tre a servire, due al banco e uno alla cassa. Quando esce un cliente ne entra un’altro”.

Gli alimentari Gasparini di via Mazzini
Le ordinazioni, la spesa a casa, riguardano un po’ tutto. “Dalla carne all’insalata – dice il fratello Maurizio, Gabriele – al parmigiano, al pane, al prosciutto, fino al latte e alla porchetta”. Ordinazioni che, rispetto al passato, sono triplicate. “Almeno 25-30 al giorno”, precisa Carlo Cecconelli. Chi vuole può anche scrivere sulla pagina Facebook degli alimentari.

Le pizze di Pasqua
Il periodo è quello di Pasqua. Una volta, fino all’anno scorso, agli alimentari di via Mazzini c’erano pure i capocolli a pendere dal soffitto. Per la colazione della resurrezione. “Adesso neanche sembra Pasqua, pizze e affettati in vista della festa neanche interessano più di tanto. Le persone cercano farina e lievito. Perché la gente fa i prodotti in casa. Dolci e pasta. Chiedono in particolar modo il lievito, che però non si trova”.
Daniele Camilli
Multimedia – Fotogallery: Il lavoro degli alimentari – Video: “Se stanno male loro, stai male tu”